Transumanza: patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO

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Era l’Ottobre 2018 e con gli amici di sempre, Luciano, Gabriele e Guido, si rendeva omaggio e visita al Patriarca dei faggi, almeno uno tra i più importanti tra le foreste vetuste del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise, il Faggio del Pontone, in quel di Passo Godi. L’atmosfera, che ci rende uniti nel gruppetto come presi da una certa magia ambientale ogni qualvolta si è al cospetto di riflessioni naturalistiche, era quella volta disturbata. Le argomentazioni etiche, le ricerche dell’immagine migliore, le considerazioni sulle impressioni, ed anche qualche sana presa in giro per una divagazione esagerata, erano inficiate da un sibilo strano, irriconoscibile in quel contesto, un vero e proprio disturbo che a 1.600 metri slm non avrebbe dovuto insistere. Così infatti scrivevamo:
… Si trattava in realtà di un avveniristico drone utilizzato per le riprese da una commissione dell’Unesco, guidata da una funzionaria islandese. Catturava immagini su alcune greggi che iniziavano la loro transumanza verso la Dogana di Foggia scortate dai bianchi guardiani abruzzesi. Un giorno, molto presto, anche la transumanza apparterrà ai beni immateriali dell’umanità sanciti dall’Unesco”….

Appena dopo ne avevamo parlato con Candido, del rifugio di Passo Godi, che aveva ospitato chi col lavoro di quel drone ha ottenuto frutti importanti; a Bogotà, in Colombia, il Comitato intergovernativo ha iscritto all’unanimità la Transumanza nella lista rappresentativa del patrimonio culturale ed immateriale dell’UNESCO. Vi sono ricomprese nel riconoscimento tutte le pratiche agro-pastorali dello stivale, quelle relative alle transumanze verticali ed orizzontali, tipiche dell’allevamento del bestiame del quale abbiamo esempio dal Trentino al Piemonte, dalla Puglia e Basilicata alla Valle d’Aosta.

Pastori sul Morrone vicino al loro ricovero. Foto Marco Petrella

La richiesta [1] presentata in modo congiunto da Italia, Grecia e Austria, è stata accompagnata da un dossier attraverso il quale sono stati ripercorsi i luoghi simbolo della transumanza a partire dai tratturi, quelle autostrade di erba percorse dalle greggi, tra i quali il Regio Tratturo con partenza da L‘Aquila dopo che a Collemaggio si erano raccolti gli armenti dell’area del Gran Sasso, che consentivano ad una delle migrazioni più importanti in termini numerici di animali domestici, di raggiungere il tavoliere attraverso la Dogana di Foggia ( abolita nel XIX secolo). Nelle Puglie avrebbero svernato in condizioni di quasi comodità, perdonando l’eufemismo, in comodi pascoli concessi in locazione, feste che salutavano l’arrivo dei transumanti, masserie molto accoglienti se contrapposte alle condizioni dei monti abruzzesi. Alcuni numeri contenuti nei Quaderni della rassegna degli Archivi di Stato di Foggia n.28 , Dora Musto: “La Regia Dogana della mena delle pecore di Puglia” [2], danno idea delle dimensione che il fenomeno transumante ha avuto nel tempo in termini di usanze, economie, scambi, rapporti, tutela ambientale. Questa documentazione conserva elementi sulla transumanza degli armenti dal 1536 al 1865. Nel documento a pag. 49 si stimano nel XVII secolo 179.343 capi che poi nel 1667, marchese Antonio Centellas reggente la Dogana, quando si stabilì di fissare la locazione dei pascoli secondo “ estima del possedibile”, diventarono 1.155.890 capi. Era stata assegnata ai pastori la gestione dei pascoli.
In altro documento “ i maggiori locati capracottesi della Dogana di Foggia, dal 1600 al 1800” [3]vengono riportati censiti nel 1592 sui pascoli del tavoliere 4.471.496 pecore, 9.600 animali grossi che produssero tasse per 622.173 ducati e 7 carlini.

Intorno alla transumanza ruotava anche un sistema economico di varie attività produttive e anche un sistema fiscale come ci spiega, a proposito della realtà foggiana nella prima metà del XVII secolo, Maria C. Nardella: «Nell’ambito della transumanza “inversa” che ogni anno, all’approssimarsi della cattiva stagione, vedeva i pastori abruzzesi discendere dalle montagne per condurre le proprie greggi nella pianura pugliese, quest’ultima ricopriva oltre che la funzione di pascolo invernale supplementare, quella altrettanto rilevante, di luoghi della commercializzazione dei prodotti dell’allevamento ovino. Quando infatti nel XV secolo la pastorizia transumante che gravitava sulla Capitanata fu sottoposta alla giurisdizione della Dogana, Alfonso d’Aragona dispose che i “locati”,  prima di tornare alle sedi di provenienza dovessero vendere quanto prodotto dalle greggi. Tale prassi era considerata dalle autorità l’unica garanzia dell’esazione della “fida” (che era riscossa dal fisco solo al termine dell’anno pastorale data l’endemica debolezza economica della maggior parte dei “locati”) ed ai prodotti della pastorizia doganale era riservata la fiera che tra Aprile e Maggio aveva luoghi a Foggia» [4].

Abruzzo transumanza tratturi
Tratturi principali dall’Abruzzo alla Puglia

Questi numeri, benché nel tempo si siano ridimensionati enormemente, anche a chi non ha avuto direttamente contatto con il fenomeno, possono significare l’importanza acquisita di certi rituali, di come abbia influenzato l’esistenza dei popoli che vivevano lungo i tratturi, trasmesso socialità, diffuso metodi di allevamento e pratiche casearie, condiviso metodi nella piccola artigianalità, contaminato enogastronomia (arrosticini, pecora alla callar o a lu cuttur’, formaggi vari e vino pecorino).

Dall’azione dei pastori transumanti l’ambiente non ha potuto che beneficiarsi delle loro conoscenze, ne ha tratto utili indicazioni su come sia meglio preservarlo, ha avuto conferme sulla miglior forma di sostenibilità dell’allevare, essendo l’ambiente stesso la condizione di risorsa basilare per l’esistenza e la prosperità di greggi, pastori e cani, oltre che di tutto il personale famigliare e non, al seguito dei transumanti. In alcuni casi il contributo culturale è anche andato oltre, diffondendo la scrittura e la letteratura finanche sfiorando le rappresentazioni teatrali di cui ancora si narrano i ricordi di Francesco Giuliani (Castel del Monte, 1890-1970), pastore transumante con i suoi racconti sulla transumanza e le declamazioni dell’Ariosto, Tasso e Dante.
I Gregorio Rotolo di Valle Scannese , gli esemplari di adotta una pecora e chi li gestisce ad Anversa con Nunzio Marcelli, tutti i produttori ed allevatori di ovini, caprini e cani pastori abruzzesi, con tutti coloro che hanno diffuso e condiviso il mondo della pastorizia e le montagne che li ospitano da secoli, adesso possono inorgoglire, sono storia protetta, tra i beni immateriali di cui si avrà ricordo perenne. Anche un calendario festeggerà l’avvenimento [5].

Emidio Maria Di Loreto

La foto di copertina è di Giovanni Lufino tratta da: “I pastori in terra d’Abruzzo” di Giovanni Lufino e Dino Di Pietro

[1] https://ich.unesco.org/en/RL/transhumance-the-seasonal-droving-of-livestock-along-migratory-routes-in-the-mediterranean-and-in-the-alps-01470
[2] QUADERNI DELLA RASSEGNA DEGLI “ARCHIVI DI STATO, 28 DORA MUSTO LA REGIA DOGANA DELLA MENA DELLE PECORE DI PUGLIA http://2.42.228.123/dgagaeta/dga/uploads/documents/Quaderni/5ae185b8cfa71.pdf
[3] http://www.amicidicapracotta.com/2014/02/27/i-maggiori-locati-capracottesi-della-dogana-di-foggia-dal-1600-al-1800/
[4] Maria C. Nardella, Attvità creditiziee commerciali a Foggia nella prima metà del XVVII secolo”, pag. 82, in “Produzione, mercato e classi sociali nella Capitanata moderna e contemporanea”, a cura di Angelo Massafra, Amministrazione Provinciale di Foggia, 1984
[5] https://documentcloud.adobe.com/link/track?uri=urn%3Aaaid%3Ascds%3AUS%3Ae1123e40-1dfa-45f7-ae8d-0fdacea7b822

La foto di copertina è di Giovanni Lufino tratta da: “I pastori in terra d’Abruzzo” di Giovanni Lufino e Dino Di Pietro

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