Trattato UE-USA (TTIP). Gli Stati e i cittadini giudicati da “Tribunali aziendali”.

San Severo masseria
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Il titolo non è esagerato perché è quello che succederà in Europa e negli Stati Uniti se andrà in porto il trattato transatlantico, il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP). Le aziende potranno obbligare gli Stati o gli Enti locali a rispettare le leggi commerciali del Trattato o in alternativa a risarcirle per mancati profitti. La firma è attesa nel 2015, dopo due anni di trattative segrete.

La possibilità che i regolamenti di questo accordo UE-USA si possano imporre è dimostrato innanzitutto da quanto sta già accadendo in altri paesi che hanno già firmato trattati di libero scambio. Due esempi su tutti: le proteste delle comunità locali in El Salvador che hanno portato al blocco della concessione ad una multinazionale canadese sono costate una citazione in giudizio per 315 milioni di dollari per mancati profitti, mentre in Canada una società americana a cui erano stati revocati i brevetti per mancanza di prove sulla efficacia dei prodotti  ha fatto causa al governo canadese per 500 milioni di dollari.
Secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) il numero di questioni simili a quelle descritte finite davanti ai tribunali speciali è decuplicato dal 2000.

Il Ttip dovrebbe arrivare all’eliminazione delle differenze normative tra gli USA e i paesi europei nei mercati di riferimento costruendo una gigantesca area di libero scambio. Queste regole sono scritte con il “contributo” di centinaia di consulenti delle multinazionali che avranno libero accesso alle informazioni.
Una volta firmato il Trattato, e questo è una delle aggravanti, le sue norme potranno essere cambiate solo con il consenso di tutti i paesi firmatari. Questi ultimi all’insaputa dei cittadini e dei parlamenti hanno già firmato che verrà assicurata «la messa in conformità delle loro leggi, dei loro regolamenti e delle loro procedure».
E qui veniamo alla seconda aberrazione di questo trattato e che spiega il titolo di questo articolo. Attraverso una procedura già nota come risoluzione delle controversie Stati/Investitori – investor-state dispute settlement – gli Stati potranno essere portati davanti ad uno dei tribunali extra-giudiziari previsti ed in grado di comminare sanzioni. Di fatto se una multinazionale si sentirà bloccata nelle proprie politiche commerciali potrà denunciare a suo nome uno stato. Considerato il numero e la potenza economica delle società statunitensi in Europa si creerebbe anche una forte diseguaglianza all’interno di questo patto scellerato.

Il patto se sottoscritto inciderà sulle vite di tutti i cittadini, stravolgendole, nel vecchio continente soprattutto, perché gli interessi commerciali coinvolti riguardano l’adeguamento di norme sulla privacy, sulla sicurezza alimentare, sull’assicurazione sanitaria, sulla cultura, sul diritto d’autore, sulle risorse naturali, sulle strutture pubbliche, sulla libertà della rete. Di fatto l’impianto dei diritti individuali verrebbe stravolto nei suoi principi cardine.
«Il Ttip intende aprire alla concorrenza tutti i settori “invisibili” e di interesse generale. Gli stati firmatari si vedranno costretti non soltanto a sottomettere i servizi pubblici alla logica del mercato, ma anche a rinunciare a qualunque intervento sui fornitori stranieri di servizi che ambiscono ai loro mercati. I  margini politici di manovra in materia di sanità, energia, educazione, acqua, e trasporti si ridurrebbero progressivamente» [1].

Tutto questo avviene in gran segreto, con cittadini, associazioni e giornalisti tenuti lontani data la gravità del problema e se vogliamo gli interessi in gioco. Un memo riservato ottenuto in esclusiva da Irpi e Wired parla di «“giocare all’attacco e d’anticipo nella comunicazione”, “controllare la comunicazione nei media principali” per prevenire ansia e senso di minaccia tra i cittadini con l’obiettivo di spianare la strada alle nuove intese commerciali Usa-Eu» [2]. Il tutto ad evitare che si possa bloccare come accaduto nella seconda metà degli anni Novanta al progetto di Accordo multilaterale per gli investimenti (Mai) che aveva impostazioni simili e che saltò quando divenne pubblico il dibattito.
Pasquale Esposito

[1] Lori Wallach,“Il trattato transatlantico, un uragano che minaccia gli europei”, Le Monde diplomatique, novembre 2013, pag. 5.
[2] Lorenzo Bodrero ,“EuroLeaks, ecco come la Ue vuole controllare gli accordi di libero scambio con gli Usa”, daily.wire.it, 26 novembre 2013

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