Tre piani di Nanni Moretti

Nanni Moretti, Margherita Buy e Alessandro Sperduti in Tre piani
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Quando esce un film di Nanni Moretti, l’attenzione del pubblico e della critica è sempre molto alta per varie ragioni. I suoi estimatori sperano di poter respirare un po’ di sostanza da un regista di grande spessore, che considerano anche uno dei pochi intellettuali italiani. I suoi detrattori, che lo descrivono come un uomo antipatico e supponente, non vedono l’ora di rilevare una volta di più la pesantezza e le difficoltà insite nel suo cinema, per loro caratterizzato da messaggi criptici e da un’ironia troppo sottile che non porta allegria ma, al contrario, tende quasi alla depressione. Il nuovo film, liberamente tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, sembra adatto per riproporre l’eterno confronto/scontro tra i due “gruppi”. Tuttavia, in Tre piani, forse anche per l’assenza di ogni riferimento (anche indiretto) alla politica e a temi “pubblici”, l’inquadramento delle reazioni e degli stati d’animo suscitati sembra un po’ più complesso del solito.

Sceneggiato dallo stesso regista con Federica Pontremoli e Valia Santella, che avevano già lavorato con Moretti, e impreziosito dalle musiche del grande Franco Piersanti, il film è attraversato da un profondo senso d’inquietudine e di sinistra “sospensione”. I personaggi al centro della trama, che abitano nello stesso palazzo e che appartengono a famiglie diverse le cui vicende s’intrecciano drammaticamente, sono accomunati da una tendenza all’incomunicabilità, da forme di cupa ossessione, dal senso di colpa e da forti nevrosi, caratteristiche che li rendono tendenzialmente soli nonostante la forza e la solidità di alcuni legami affettivi costruiti, comunque incapaci di impedire violente lacerazioni emotive e scelte estreme.

nanni moretti in tre piani
Nanni Moretti in Tre piani

Moretti incarna un giudice (Vittorio), uomo intransigente e giudicante anche nella vita privata, che, da una parte, è capace di vivere un solido rapporto di coppia con la moglie Dora impersonata da Margherita Buy (anch’essa un giudice) che, pur innamorata, dipende molto da lui e fa fatica a far emergere i suoi più profondi desideri. Dall’altra, però, Vittorio si dimostra incapace di stare vicino al figlio Andrea (Alessandro Sperduti). Si può dire anzi che scelga questo atteggiamento secondo un suo codice etico ispirato a una sorta di purezza, tema non inedito per Moretti, obbligando la moglie a fare altrettanto e ad operare una scelta definitiva tra lui e il figlio. Quest’ultimo, schiacciato dalla personalità dei genitori e sostanzialmente privo di senso di responsabilità, nella prima sconvolgente scena del film, mentre a vent’anni guida ubriaco, investe e uccide una donna proprio sotto casa. Non mostra alcuna consapevolezza dell’accaduto né segni di rimorso per il dolore che ha provocato, appare preoccupato soltanto di se stesso e della sorte del suo processo dal quale (e non nel quale) vuole difendersi sfruttando la posizione dei genitori. All’inevitabile condanna che riceve dalla giustizia penale si aggiunge il giudizio senza appello di Vittorio, una sorta di ergastolo che significa rottura totale dei loro rapporti. Forse la più forte delle lacerazioni descritte nel film, che porterà Vittorio a non rivedere mai più suo figlio, informato della morte del padre in carcere dalla madre che, senza aver ricevuto alcuna risposta, va comunque a prenderlo nel giorno della sua liberazione ma viene rifiutata perché, a sua volta, non considerata da Andrea degna di perdono. La rabbia accumulata è rimasta un ostacolo insormontabile per un ragazzo che si era sentito tradito e che si sente ancora incompreso da Dora.

Il perdono, la difficoltà di accettare e di accettarsi, la solitudine, la gestione del dolore e della rabbia, lo spaesamento: sono tutti elementi che ricorrono nel film attraversando anche le altre storie. Il tormentato rapporto tra Lucio e Sara (Riccardo Scamarcio ed Elena Lietti, è bravissima Chiara Abalsamo che interpreta la loro figlia di sette anni, Francesca), che vivono accanto a una vecchia coppia formata da Giovanna (Anna Bonaiuto) e Renato (Paolo Graziosi, che fa spesso da babysitter a Francesca e viene ingiustamente accusato da Lucio di averla molestata), quello apparentemente più tranquillo tra Giorgio, ingegnere spesso all’estero per lavoro, e Monica (Adriano Giannini e Alba Rohrwacher). Monica, madre di Beatrice e molto insicura di sé perché oppressa dalla solitudine, è uno dei personaggi più complessi e irrisolti tra quelli tratteggiati. Ha paura di diventare preda, come la madre, di una follia che effettivamente s’impossesserà di lei fino a “costringerla” ad allontanarsi dalla famiglia. In lei, realtà e finzione si mischiano e soltanto a un certo punto del film si comprende con chiarezza che le sue proiezioni sono prevalenti rispetto al vissuto, anche in rapporto al fratello del marito, Roberto, interpretato da Stefano Dionisi.

In un film in cui non si ride, vi è soltanto un momento di vera rinascita. Alla fine, quando Andrea sorride a Dora che, avendo scoperto che il figlio aveva tentato di allacciare un rapporto con il vedovo della donna uccisa mandandogli del miele prodotto in campagna, dove è andato a vivere tentando a fatica di formare una famiglia e, con essa, una sua identità, intende a tutti i costi costruire un rapporto autentico con il figlio, apparentemente perduto per sempre. Anche dagli altri personaggi si respira un’irrequietezza quasi senza speranza, appena attutita dalla scena conclusiva. Uno scambio di sorrisi malinconici ma finalmente complici tra Andrea e Dora, da interpretare come una piccola e importante apertura al futuro.

Due ore intense che ci ricordano le pesanti conseguenze, spesso tragicamente irreparabili, dell’incapacità di aprirsi agli altri e di abbattere con il dialogo, in tempo utile, gli steccati dell’incomunicabilità.

Andrea Ricciardi

 

tre piani locandinaTre piani
durata 119 Minuti
Italia, 2021
Regia Nanni Moretti
Sceneggiatura Nanni Moretti, Federica Pontremoli e Valia Santella dal romanzo Tre Piani di Eshkol Nevo (Neri Pozza Editore)
Fotografia Michele D’attanasio
Scenografia Paola Bizzarri
Costumi Valentina Taviani
Suono In Presa Diretta Alessandro Zanon
Montaggio Clelio Benevento
Musica Franco Piersanti
Prodotto da Nanni Moretti e Domenico Procacci
Una Coproduzione Sacher Film – Fandango con Rai Cinema e Le Pacte
Distribuito da 01 Distribution

Personaggi e interpreti
Dora Margherita Buy
Vittorio Nanni Moretti
Andrea Alessandro Sperduti
Lucio Riccardo Scamarcio
Sara Elena Lietti
Francesca 7 anni Chiara Abalsamo
Francesca 12 anni Giulia Coppari
Francesca 17 anni Gea Dall’orto
Monica Alba Rohrwacher
Giorgio Adriano Giannini
Beatrice 5 anni Alice Adamu
Beatrice 10 anni Letizia Arnò
Charlotte Denise Tantucci
Giovanna Anna Bonaiuto
Renato Paolo Graziosi
Roberto Stefano Dionisi
Luigi Tommaso Ragno
Saverio Teco Celio
Psichiatra Francesco Acquaroli
Madre di Monica Daria Deflorian
Poliziotta Alessia Giuliani
Avvocata Rossana Mortara
Psicologa Laura Nardi
Marito donna investita Sergio Pierattini
Commessa Arianna Serrao
Matteo Francesco Brandi
Tommaso Lorenzo Fantastichini

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