Tre storie per non morire, una graphic novel di Lucio Cascavilla

Lucio Cascavilla Tre storie per non morire
history 5 minuti di lettura

Senza dignità non c’è libertà, senza giustizia non c’è dignità”: l’ha detto Patrice Lumumba, leader dei movimenti indipendentisti della Repubblica Democratica del Congo e primo ministro per pochi mesi nel 1960, fino alla sua uccisione avvenuta nel gennaio 1961 dopo il colpo di stato di Mobutu. Questa di Lumumba è una delle tante citazioni contenute nella graphic novel Tre storie per non morire”, scritta da Lucio Cascavilla e illustrata da Mattia Vesco, Assia Ieradi e Riccardo Mattia, uscita per Morsi Editore.

Ho conosciuto Lucio Cascavilla perché ci siamo trovati entrambi tra gli autori di Voci in fuga, una raccolta di racconti scritti da italiani all’estero (Prospero editore). Gli incontri che avvengono grazie ai libri sono sempre portatori di cose belle. Il suo racconto, infatti, dal titolo Il cerchio non è rotondo, è duro e bellissimo, ambientato in Sierra Leone, paese dove Lucio ha vissuto per due anni e dove ha girato un documentario in uscita a settembre The Years We Have Been Nowhere, che racconta le storie di molti deportati da paesi occidentali.

immagine Lucio Cascavilla Tre storie per non morire parla di partenze, di ritorni e dell’impossibilità di lasciare un paese, la Sierra Leone, di cui sappiamo poco. Un paese che Lucio conosce bene e dal quale è stato segnato. Un paese che per qualcuno potrebbe rappresentare la famosa “casa loro”. E poco importa se si parla di luoghi in cui una vita dignitosa è spesso impossibile e di un paese segnato per anni da guerre, violenze e atrocità. Di Fortezza Europa, del muro tra il Messico e gli Stati Uniti, di stragi in mare, di rifugiati e migranti, di trafficanti e di “hotspot” parla Valerio Nicolosi nella sua incisiva prefazione. Ma io vorrei soffermarmi sull’angosciante pensiero con cui quella prefazione si apre, pensiero che accompagna il lettore per tutte le pagine del volume e che difficilmente lo lascerà anche dopo l’ultima. È l’idea di compiere un viaggio infinito portando con sé soltanto speranze. Di affrontare settimane, mesi, magari anche anni di paura, di violenza, di abusi, ma di resistere in nome di quelle speranze che pesano come il più prezioso dei bagagli. E poi, in un attimo, la polizia, forse proprio del paese che incarnava i tuoi sogni per il futuro, ti prende e ti riporta indietro. Sono solo poche ore di viaggio e sei di nuovo al punto di partenza. Mesi di viaggio per andare, poche ore per tornare. Un ritorno in una “casa” che, tra l’altro, non è più davvero casa, perché lì chi è costretto a tornare è considerato solo un perdente, uno che non ce l’ha fatta. Un’angoscia che leva il fiato.

La graphic novel racconta tre storie dolorose alle quali Lucio Cascavilla ha deciso di dare voce, perché sono tre delle centinaia di migliaia che non fanno rumore. Si svolgono a Free Town, la capitale della Sierra Leone. C’è la storia di Abbas, riportato in catene a Free Town dopo un lungo viaggio fino agli Stati Uniti; c’è la storia di Foday, che ha solo 27 anni e non può partire, è solo e malato, costretto su una sedie a rotelle e passa le giornate chiedendo l’elemosina fuori da un hotel; infine c’è Regina che torna dopo aver passato molti anni in Germania in seguito alla fuga dai massacri che hanno segnato la Sierra Leone, portandosi sulle spalle un dolore grande e ritrovandosi ad affrontare ancora infinite difficoltà.

Tra le pagine di Tre storie per non morire troviamo anche la voce del nostro comodo mondo occidentale. Accompagna in sottofondo tutte le storie: è la voce della radio o forse della televisione che ci distrae con questioni irrilevanti, promesse roboanti dei potenti oppure canzonette. Penso che “raccontare” sia uno dei nostri doveri, quando incontriamo storie importanti di persone che non hanno voce, storie che ci scivolano accanto silenziose anche nelle nostre strade, che sfiorano le nostre vite raramente fatte di attenzione e di ascolto. Eppure, come dice l’autore nella sua postfazione, “i destini degli uomini sono connessi, che vivano in Cina, in Africa o in Europa”: questo è sempre più evidente, ma sembriamo dimenticarcene.

Il libro è “consigliato ad un pubblico adulto” a causa di un paio di dettagli scabrosi, ma penso che mio figlio di quattrodici anni lo leggerà. Perché, e voglio chiudere con una speranza, tanti giovani e anche giovanissimi, sono interessati alle storie di vita che si nascondono dietro ai numeri che talvolta leggiamo o ascoltiamo tra le news. Numeri impressionanti e che è importante conoscere. Ma nulla può scuoterci come il racconto della vicenda del singolo. Frugare in quei numeri ed estrarre le storie delle quali le cifre sono costituite è, credo, fondamentale.

Perché se è vero che “ciò che conta non è conoscere il mondo, ma cambiarlo”, come ha detto Frantz Fanon, psichiatra citato nel libro originario della Martinica e studioso della decolonizzazione, il cambiamento del mondo parte da quello delle coscienze di ciascuno, soprattutto dei giovani, e la conoscenza è il primo, imprescindibile passo verso questo obiettivo.

Giuliana Arena

Lucio Cascavilla
Tre storie per non morire
illustrato da Marco Vesco, Assia Ieradi e Riccardo Mattia.
Prefazione di Valerio Nicolosi
Copertina di Sasha Ciardo
pagine 128
€ 20,00

 

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article