Trump dalla Regina ma non in Parlamento

Londra Regno Unito
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È iniziata la visita di tre giorni del Presidente Trump in Gran Bretagna. Quasi tutto avverrà lontano da possibili proteste e contestazioni che comunque sono state preparate a Londra. Non si sono fatti attendere altre declamazioni prima ancora di metter piede sul suolo britannico. Infatti con il solito stile minaccioso, dopo quelle sull’ingiustizia dell’accordo sulla Brexit e sul suo sostegno al Farage e a Boris Johnson, ha scritto su Twitter che il sindaco di Londra Sadiq Khan “secondo tutti i report sta amministrando malissimo Londra, si è dimostrato “odioso”, oltre che poco razionale, nei confronti dell’arrivo del presidente degli Stati Uniti, di gran lunga il più importante alleato del Regno Unito. Khan è un povero perdente senza speranza, che dovrebbe concentrarsi di più sulla battaglia contro il crimine nella sua città, …”.

Un comportamento da imperatore che può rivolgersi in qualunque luogo, contro chiunque e con qualunque linguaggio. Ma non tutti accettano supinamente i suoi comportamenti Lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow non gli consentirà di tenere un discorso a Westminster a causa delle “le sue frasi omofobe, sessiste e razziste”.

Nei giorni scorsi, intromettendosi pesantemente nella politica interna britannica aveva detto, al Sun, che “Boris Johnson abbia fatto un ottimo lavoro e che sarebbe eccellente […] Non so se verrà scelto ma penso che sia un vero brav’uomo, una persona piena di talento“.
Tornando alla Brexit, sulla quale Trump ha sempre avuto parole dure per l’Ue, ha spiegato, prima della visita in Gran Bretagna, che bisognerebbe affidare le negoziazioni con Bruxelles a Nigel Farage, leader del Brexit party e grande vincitore delle elezioni europee, e che se non ci fosse accordo il nuovo premier non dovrebbe pagare i 39 miliardi di sterline previsti dall’accordo, “se fossi in loro non pagherei“. E porterebbe i 27 membri dell’Unione in tribunale.

Intanto sollevando polemiche e le foto e i video con i regnanti nei palazzi dell’Impero si sarà fatto un po’ di pubblicità per la sua campagna elettorale. Gli inglesi sappiano però che non basterà Farage o Johnson o chicchessia per avere un accordo commerciale favorevole che in qualche modo sostituisca quello con l’Europa. Basta leggersi cosa accade in giro per il mondo nei negoziati import-export.
Pasquale Esposito

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