Trump vuole le Alture del Golan per Israele

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La politica interna e internazionale ai tempi dei social. Dove tutto compare in un batter d’occhio e tutto, in un altrettanto batter d’occhio, scompare. Dove si afferma e si smentisce e intanto si raccoglie la temperatura dei media, l’umore degli avversari, dei compagni di partito, dei colleghi di governo o del popolo sovrano che quasi mai lo è perché figlio delle osservazioni di pancia, degli algoritmi del web e di una voglia di sentirsi al sicuro.
In questo contesto ancora in movimento un uomo si muove con grande scaltrezza, ed è l’uomo più potente del Pianeta: Donald Trump. La sua scaltrezza, insieme ai suoi collaboratori di piattaforma, è tale che si riesce a negare l’evidenza.

È di poco ore fa un suo tweet, un cinguettio, che annuncia: «dopo 52 anni, è il momento per gli Stati Uniti di pieno riconoscimento della sovranità di Israele sulle Alture del Golan. È di straordinaria importanza strategica per lo Stato di Israele e la stabilità della regione». Si tratta delle Alture che Israele ha occupato durante la guerra dei Sei giorni (1967) e dopo la Guerra del Kippur (1974) definitivamente di fatto le annesse nel 1981 contro il parere della Comunità internazionale. Evidentemente nulla a che fare con la “stabilità della regione”. E non si può pensare che il Deal of the Century, il piano Trump per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese, possa avere qualche chance visto il posizionamento dell’amministrazione Usa a favore di una parte e in particolare di un uomo, il primo ministro israeliano.

Sicuramente un regalo che Trump fa a Benjamin Nethanyahu per le prossime elezioni che si terranno il prossimo 9 Aprile in Israele. Elezioni che lo vedono piuttosto malmesso sul fronte personale a causa degli scandali giudiziari che lo potrebbero portare davanti ad un giudice, ma che può vantare, oltre all’altro regalo fatto da Trump per aver stabilito Gerusalemme capitale, anche buoni risultati economici del paese. E poi in un paese dilaniato dai temi della sicurezza lui viene considerato un emblema.

Per quanto possa essere un leader politico in grado di influenzare e orientare il pensiero di Trump e di molti esponenti della classe dirigente americana, al momento la strategia di Washington vede l’Iran come nemico e il nemico è alle porte, in una Siria quasi pacificata con l’aiuto determinante della Russia. Un paese Israele che allarga i suoi confini può combattere meglio. E perché non annettere una parte della Cisgiordania dopo anni di insediamenti ebraici indisturbati nella stessa Cisgiordania e a Gerusalemme Est? Un regalo dopo il ritiro delle truppe USA dall’area? Forse, sicuramente un grande affare, perché le tensioni che generano conflitti sono propedeutici alla vendita di armi e il Medio Oriente è l’area del mondo che, con oltre il 50%, importa più armi. E gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande esportatore di armi. Parte delle quali nelle mani dei regimi sunniti, Arabia Saudita in testa, alleati dello stesso Israele.

Non so quanto potranno creare problemi a Israele le varie prese di posizione a cominciare dalla Siria stessa, passando per  Hamas, alla Turchia e allo stesso Egitto con cui Tel Aviv intrattiene relazioni diplomatiche ed è dalla sua parte contro l’Iran. E non so quanto avrà forza la posizione di Bruxelles e, per esempio, della Francia che ricorda le risoluzioni del Consiglio di sicurezza contro l’annessione del 1981. Del resto non si è mai arrivato a sanzioni contro la politica di annessione israeliana.

Intanto la questione palestinese è scivolata sempre più nel dimenticatoio delle diplomazie internazionali, comprese quelle arabe alleate di Tel Aviv. E poco importa che quel popolo viva in una prigione a cielo aperto e in condizioni disastrose.

Dicevamo della campagna elettorale per le prossime elezioni. Non è chiaro quanto sia vicino a scalzare dal poter Nethanyahu, ma l’ex capo di stato maggiore Benny Gantz che ha fondato il partito di centro “Bianco e Azzurro”, e suo avversario, possa essere una novità degli ultimi decenni. Bernardo Valli parla addirittura di «una svolta storica . Nethanyahu incarna il revisionismo, la destra sionista creata da Vladimir Jabotinski (1886-1973), del quale il padre di Nethanyahu era segretario» [1]. Ma resta sempre un generale che si è più volte vantato dei suoi risultati militari contro i palestinesi.
Pasquale Esposito

[1] Bernardo Valli, “Benny occhi d’acciaio il generale tutto d’un pezzo che ora insidia Nethanyahu“, la Repubblica, 18 febbraio 2019

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