Tunisia: dieci anni di una Rivoluzione perduta

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In Tunisia, il 17 dicembre 2010 si dava fuoco Tarek ben Tayeb Bouazizi, detto Mohamed, e con il suo drammatico gesto iniziava la Rivoluzione dei Gelsomini. Mohamed quando gli venne sequestrato il suo carretto di frutta e verdura, per protesta, si diede fuoco stanco delle vessazioni subite e della sua condizione. Da allora il popolo tunisino iniziò le sue proteste che portarono alla cacciata dell’allora immarcescibile presidente Ben Ali. In Tunisia però ancora oggi si protesta e la Rivoluzione è un ricordo sbiadito. Come ha spiegato l’islamologo e politologo francese, Vincent Geisser, sul Manifesto, «c’è stato un doppio standard nel processo di democratizzazione. Ci sono stati i progressi istituzionali, come la promulgazione di una nuova costituzione, di un parlamento e di un governo. […]. Abbiamo però anche un altro livello di analisi che è la democrazia sociale. Questa non si è realizzata e ha creato un profondo malessere nei tunisini che pensavano che la democrazia fosse sinonimo di impiego, di scuole e ospedali».

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