Turner. La magia della luce, la suggestione del colore

Turner Timothy Spall Mike Leigh
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Gli ultimi venticinque anni della vita di Turner raccontati attraverso gli episodi più significativi della vicenda umana ed esistenziale di quello che, a buon ragione, è ritenuto il più grande pittore inglese: la morte del padre, l’incontro con la signora Booth, la radicalizzazione della sua pittura e la perdita del favore del grande pubblico.
In un racconto fluido e denso al tempo stesso, proprio come una pennellata intrisa di colore che scorre su una tela, Mike Leigh costruisce poco alla volta un ritratto dell’artista che è specchio del mondo interiore di Turner e degli anni da lui vissuti.

Turner tavolozza

Il biopic del cineasta anglosassone, infatti, non è semplicemente quello che si dice un film in costume, ma un vero e proprio tuffo in un’epoca passata. Si ha l’impressione, anzi, che una delle scommesse (vinte) dell’ultimo lavoro di Leigh sia proprio quella di proiettare lo spettatore nell’Inghilterra del XIX secolo, di far rivivere l’atmosfera, i luoghi, le situazioni in cui il pittore britannico era calato; ma soprattutto di dare corpo ai paesaggi che ne hanno incantato lo sguardo e ne hanno mosso lo spirito prima, il pennello poi.
Tutto è accuratissimo (e, a questo proposito, la meticolosa fase di documentazione che ha preceduto le riprese si è protratta per anni, come peraltro ha ricordato lo stesso regista nell’anteprima alla Cineteca di Bologna). Non è una semplice questione di scrupolosità filologica nella realizzazione dei costumi o delle scene, di attenzione nella scelta di ciò che compare nel campo della macchina da presa (l’uso del fortepiano – un antesignano del pianoforte che conosciamo oggi – durante un’esecuzione della Patetica di Beethoven o di uno strumento ad ancia con poche chiavi, più vicino allo chalumeau che al nostro clarinetto, per accompagnare alcuni lieder intonati in un concerto da camera); è l’insieme che ne viene fuori, il meccanismo messo in piedi che dà il senso dell’operazione realizzata da Leigh.
Il paziente impasto dei colori, la stesura degli strati di colla sulla tela e la lenta e metodica preparazione del sostrato sul quale stendere la pittura sono poi il segno tangibile di ciò che scandisce la giornata di Turner; di ciò che ne delinea e ne definisce l’universo interiore. Il film, infatti, soffermandosi sulle tecniche, sui temi prediletti e sulle fasi evolutive della pittura di Turner, ne tratteggia contestualmente la dimensione umana.

Turner è visto allora come un pittore burbero, un artista introverso e a tratti malinconico, arroccato nel proprio mondo e concentrato sulla propria arte, che concede poco a se stesso e agli altri: uno dei passaggi più significativi della sua vicenda esistenziale, come si accennava all’inizio, è rappresentato dall’incontro con la signora Booth, la compagna dei suoi ultimi anni, in un raro momento di fuga dell’artista dal chiuso della sua casa-atelier londinese, peraltro sempre connesso ad un’occasione di lavoro.

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Il film è assolutamente spettacolare nelle scene girate in esterno: in alcune inquadrature (altra scommessa vinta, grazie anche alla splendida fotografia di Dick Pope), si ricostruisce persino la luce di taluni quadri di Turner con soggetto marino; luce che, come noto, è da considerarsi l’elemento fondante della sua pittura, quello che ne ha fatto uno dei maggiori artisti del XIX secolo.

Ritmicamente parlando, Mr. Turner appare lento ma mai noioso (e l’impressione di assistere ad una rappresentazione cinematografica ingessata dipende se mai dal fatto che ad essere ingessato è il mondo rappresentato, col suo rigido formalismo tipico della società anglosassone della prima metà dell’Ottocento); senza particolari sussulti (così, d’altra parte, appare la vita del grande pittore inglese come ci viene tramandata dagli storiografi) ma, grammaticalmente parlando, connotato da sporadici svolazzi della macchina da presa che, nel contesto di una regia tendenzialmente statica, si abbandona di tanto in tanto ad alcuni movimenti più fluidi per enfatizzare i passi più drammatici della storia.
Monumentale Timothy Spall (e non solo lui, il cast appare decisamente all’altezza del proprio ruolo), premiato a Cannes 2014 come miglior interprete maschile (ma il premio può verosimilmente considerarsi, come spesso accade, un riconoscimento al film nel suo insieme), che dà un’immagine del maestro come di uno dei più eccentrici, introversi e geniali protagonisti della scena pittorica ottocentesca.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film

Titolo originale: Mr. Turner
Genere: Biografico
Origine/Anno: GB/2014
Regia:  Mike Leigh
Sceneggiatura: Mike Leigh
Interpreti: Timothy Spall, Tom Wlaschiha, Roger Ashton-Griffiths, Lesley Manville, Lee Ingleby, James Fleet
Montaggio: Jon Gregory
Fotografia: Dick Pope
Scenografia: Suzie Davies
Costumi: Jacqueline Durran
Musiche: Gary Yershon

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