Tutti contro tutti: Rolando Ravello ci racconta la storia tragicomica della lotta per l’occupazione delle case

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A casa di Agostino (Rolando Ravello) quel giorno doveva essere un giorno di festa: la prima comunione del figlio Lorenzo, cui sarebbe seguito un rinfresco tra i parenti più stretti. Al ritorno dalla cerimonia erò l’intera famiglia, in attesa sul pianerottolo, con i vassoi delle paste in mano, ha una brutta sorpresa: impossibile riuscire ad aprire la porta di casa, la serratura è stata cambiata, la musica proveniente dall’interno annuncia che degli sconosciuti hanno occupato e preso possesso dell’abitazione.

Senza perdere tempo, Agostino e la moglie Anna (Kasia Smutniak) si recano dapprima dai carabinieri, i quali, in assenza di un contratto d’affitto regolarmente registrato non possono fare nulla, almeno non nell’immediato, quindi dal (sedicente) proprietario, una persona tutt’altro che raccomandabile, finendo così con lo scoprire che in realtà la casa non appartiene a nessuno e quindi, per poterne riprendere possesso, non rimane che una soluzione: dichiarare guerra a chi l’ha occupata. Inizia così una lotta tra poveri (che potrebbe ricordare quella per il recupero della bicicletta nel capolavoro di De Sica) – o meglio, tra nuovi poveri, come li definisce Rolando Ravello, regista e attore dello stesso – per la riconquista di quello che dovrebbe essere un diritto inalienabile, ossia la casa.

Una storia tragicomica, al confine tra favola urbana e neorealismo, ma stando bene attenti a non scivolare nel grottesco, ovvero raccontando le cose come stanno, senza indulgere in pietismi o facile retorica, questo l’obiettivo, dichiara Ravello – ottimamente raggiunto direi – cui, attorniandosi di collaboratori e validi professionisti amici, ha mirato sin dall’inizio, da quando ha accarezzato l’idea di trasformare in un film quello che anni prima, nato come semplice soggetto ispirato a una vicenda realmente occorsa a un suo amico, era stato poi trasformato in un monologo teatrale di successo.
In Tutti contro tutti  – ambientato in una precisa zona periferica di Roma, quella compresa tra Vigne Nuove e Tufello, ma in realtà fotografata in maniera tale da poter essere riconducibile a qualsiasi periferia urbana – si assiste a un dramma a colori vivaci impreziosito da un equilibrio recitativo mantenuto per tutta la durata del film in cui ogni personaggio preserva la propria umanità pur dando vita a scenette di esilarante comicità; notevole la presenza di Stefano Altieri – attore con alle spalle una solida carriera teatrale –  che interpreta il nonno Rocco, una specie di grillo parlante fastidioso che vuole sempre mettere bocca, ma i cui consigli dettati da esperienza e saggezza sapranno infine dare i loro giusti frutti. Eccezionali anche tutti gli altri attori, da Marco Giallini a Lorenza Indovina (che interpreta la maestra di Lorenzo, un ruolo minore, ma ottimamente interpretato),  compresi i giovanissimi e il piccolo Raffaele Iorio nei panni di Lorenzo: una scelta del cast all’insegna della qualità, in cui ognuno riesce a dare il giusto misurato apporto contribuendo alla realizzazione di quello che risulta essere, in definitiva, un lavoro pienamente corale.

Battute incisive a caratterizzare una realtà sociale spesso amara, restituita senza tanti fronzoli, con sincera aderenza e uno sguardo partecipato e solidale.
Lo trovo un film sincero, in cui ci si commuove di quella commozione che è l’esitazione tra il riso e il pianto, tra lo scoppio della risata fragorosa che alleggerisce e la tensione scaturita dalla riflessione di ciò che accade attorno a noi e a cui spesso non facciamo caso. Un film nient’affatto buonista in cui ogni personaggio – in guerra con il mondo e con tutti gli altri – non tarda a rivelare anche le proprie – grandi o piccole che siano – meschinità, ma in cui quel che emerge è la necessità di una solidarietà condivisa, senza la quale ogni battaglia vinta non potrà che essere solo temporanea, la mera illusione di un accordo raggiunto in una guerra hobbesiana senza requie.
Nelle sale dal 28 febbraio, raccomandato a chi, pur avendo voglia di trascorrere un’ora e mezza in leggerezza, ridendo e divertendosi, non intende rinunciare ad un’occasione per riflettere su questo dramma sociale che è la lotta per l’occupazione della casa.
Rita Ciatti

Scheda del Film:

Titolo: Tutti contro tutti – Produzione: Domenico Procacci per Fandango in collaborazione con Warner Bros. Entertainent Italia – Genere: commedia– Durata: 96’– Regia: Rolando Ravello– sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Rolando Ravello – Fotografia: Paolo Carnera – Montaggio: – Clelio Benevento – Scenografia: Alessandro Vannucci – Musica: Alessandro Mannarino e Tony Bruno – Suono: Valentino Giannì –  Costumi: Sonu Mishra – Attori Principali: Rolando Ravello, Kasia Smutniak, Marco Giallini, Stefano Altieri, Lorenza Indovina, Agnese Ghinassi, Raffaele Iorio, Lidia Vitale.

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