U2. No Line On The Horizon. Un futuro all’orizzonte?

U2 No line on the horizone
history 11 minuti di lettura

Parafrasando un verso da Stand Up Comedy per questo album bisogna stare attenti agli uomini piccoli con grandi idee. Nel senso che ci troviamo di fronte ad alcune recensioni per le quali l’attenzione è un monito e per altre è un invito alla celebrazione.

Il disco degli U2 – con in copertina uno scatto fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto – arriva cinque anni dopo “How to Dismantle an Atomic Bomb” e un girovagare per studi di registrazione da Fez in Marocco, a Dublino, a New York per finire all’Olympic Studio di Londra.

Originariamente il disco doveva essere prodotto Rick Rubin [1], poi tutto è passato nelle mani di Brian Eno, Daniel Lanois e Steve Lillywhite.
Tre sono le canzoni che questi ultimi non hanno firmato: Get On Your Boots, I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight e Stand Up Comedy.

U2 No line on the horizoneDurante le registrazioni a Londra Eno era seccato perché i brani più <<avventurosi sotto l’aspetto del sound>> sono stati messi da parte [2]. Forse verrà accontentato visto che su The Guardian si prospetta una possibile ulteriore uscita alla fine del 2009.
No Line On The Horizon contiene pezzi nati come demo, create in solitario da The Edge, e altre figlie dall’improvvisazione di tutta la band durante le varie sessioni. In un’intervista,  The Edge considera il suono più immediato, dovuto ad interventi limitati nelle rifiniture e si avverte il segno lasciato dalla collaborazione con i Green Day per la cover di Saints Are Coming degli Skids [3].

Un tratto comune nelle valutazioni degli specialisti è innanzitutto la rilevanza che in questo disco assume la produzione con Eno e Lanois e il confronto con l’innovazione di cui Bono e soci hanno spesso parlato. Per il resto come anticipavamo in apertura siamo in un campo aperto ad ogni genere di corrente.

La stroncatura assoluta viene da Zingales che dopo aver raccontato le disavventure nella sede della Universal al momento dell’ascolto,  definisce il disco – l’ennesimo da tempo immemorabile – <<paradossale>>. Quella degli U2 un’esecuzione da giovanotti alle prime armi che ha generato <<un karaoke pieno di loffe suggestioni mediorientali e heavy rock desertico-zeppeliniano da tappezzeria>>. L’unico brano decente è No Line On The Horizon [4].

Quest’ultima e Breathe sono le espressioni migliori per De Gennaro che nel complesso non salva molto di questo album. Va ascoltato più volte forse per scovare <<trovate originali>>, suoni e magari l’inatteso <<sapore rétro>> o un canto diverso, meno <<stentoreo>>, di Bono senza però riuscire a considerare questo lavoro più di una <<gara di bravura tra i produttori>> [5].

Non spende molte parole Zoja che non lo considera un brutto disco, ma da un lato non contiene brani che finiranno negli annali della musica e dall’altra non presenta spunti di innovazione vera. Un disco <<fatto di paesaggi più che di canzoni, di suggestioni più che di slogan>> [6].

Garofano lo definisce un album di <<transizione>> forse per il suo ondivagare tra suoni di rock americano e elettronica con accenni di tonalità arabe. I brani migliori comunque sono quelli più <<ambient>>: Moments Of Surrender, Cedars Of Lebanon (<<da sola in grado di riconciliare con gli U2 anche i più scettici>>) e Fez Being Born [7].

Di una timida ripresa parla Pontini che si lamenta della discrepanza che continua ad esserci tra la fama, soprattutto di Bono, e i risultati musicali. I brani migliori si concentrano all’inizio e precisamente le prime quattro tra le quali spicca Unknown Caller <<coretti cadenzati che ricordano vagamente ….toh i Talking Heads, e dilatate dispersioni chitarristiche di salubre incisività>>. Tutto quello che segue con l’eccezione di Fez Being Born è da trascurare [8].

L’album raggiunge la sufficienza per Speranza che avverte anche qualche progresso rispetto agli ultimi episodi. Se si esclude il fatto che il muro del suono è <<più corposo e graffiante, almeno nella prima parte è addirittura quasi acido>>, si ritrovano i soliti <<riff circolari, voce in primo piano e batteria pomposa>>. Il meglio è all’inizio dell’album dove troviamo la title-track, ritenuta la migliore in assoluto, Magnificient, Uknown Caller che <<si poggia sull’elettrica precisione di The Edge e fiorisce in un canto sincronizzato che ricorda moltissimo gli ultimi dEUS>> e Get On Your Boots <<una fra le cose più sfacciate fatte dagli U2 negli ultimi dieci anni ed è fresca e abbagliante>> [9].

Bertoncelli invece ci segnala uno dei migliori lavori degli irlandesi negli ultimi anni. Un disco <<piacevole>> forse per la rilassatezza dei suoi componenti. La voce di Bono rientra a pieno titolo a segnare canzoni che presentano un <<originale intarsio di soul pop rock che galleggia su nuvole prog e techno 80>>. Non nasconde il suo compiacimento quando in brani come Moment Of Surrender ritrova <<intensità e struggimento>>. Tra le segnalazioni anche Breathe, Stand Up Commedy e White As Snow che è tra quei pezzi rivolti al sogno o alle <<meditazioni anche problematiche>> [10].

E veniamo ai fuochi di artificio che illuminano il firmamento delle stelle di Dublino. Partendo da De Luca che sottolinea la magnificenza della produzione per una rinascita del suono con <<con inventiva, nel consueto equilibrio tra istanze pop e sperimentalismo elettronico>> e con Bono che <<non canta (e scrive) più in prima persona ma si sdoppia in personaggi come un vigile urbano, un drogato, un soldato>>. Posto che tutto l’album non accenna a cali significativi tra le citazioni dell’articolo segnaliamo Moment of Surrender un <<patchwork di un blues e di un brano dei Roxy di Eno>>, Cedars Of Lebanon <<col soffio surreale e cori rallentati>> a narrare la guerra umanitaria, Breathe che si avvia come un brano folk contemporaneo e si <<avviluppa nelle nebbie acide di un trip inafferrabile>> e I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight diretta ai <<potenti del mondo (che troppo spesso Bono frequenta e gratifica) che stanno sopprimendo i sogni delle giovani generazioni>> [11].

La Venegoni lo considera un ritorno alle grandezze di Achtung Baby e che al suo interno non vede tralasciato nessun tema,  dalle aperture per i concerti agli omaggi a Morricone. Fatta eccezione per qualche digressione verso gli attuali Coldplay in Fez Being Born tutto è imprevedibilmente bello. Tra i pezzi migliori si segnala la ballata White As Snow [12].

Un disco magnifico ed il migliore degli ultimi dodici anni per Assante. Se si eccettuano Get On Your Boots e Stand Up Comedy un po’ stantii diverse sono le citazioni a cominciare da Unknow Caller ritenuto <<uno dei momenti più intensi del disco, con una parte cantata in coro diversissima da tutto quello al quale gli U2 ci hanno abituato>>. Novità si avvertono anche nel rock di Breathe ma la palma del migliore va a Fez Being Born anche per il carattere innovativo e per <<ritmi arabi, suoni elettronici, voci di strada, chitarre elettriche, si fondono in una delle più azzeccate canzoni che gli U2 abbiano mai realizzato>> [13].

Anche la stampa estera anglosassone oscilla tra giudizi entusiastici e stroncature senza possibilità di appello. Alla prima categoria appartiene sicuramente Rolling Stone Magazine [14] che attribuisce al lavoro della band irlandese addirittura cinque stelle definendolo, come la Venegoni, <<l’album migliore, in termini di esplorazioni testuali e tenace tensione melodica, dai tempi di Achtung Baby>>.  Secondo RS l’album, il cui filo conduttore è <<Bono che “canta del canto” >>, rivela sé stesso pian piano, attraverso <<gesti temperati e ritmo misurato>> e  in alcune canzoni è un tributo di Bono ai suoi compagni di avventura senza i quali lui non sarebbe in grado di perseguire la sua visione.

Il giudizio di Jeff Jensen su Entertainment Weekly [15] è decisamente positivo e sebbene il giornalista lanci un grido d’allarme molto forte << pericolo, pericolo, gli U2 stanno ancora sperimentando>>, la salvezza è garantita dalla vicinanza con Achtung Baby. <<No Line on the Horizon non rappresenta alcuna evoluzione radicale del rock & roll e neppure degli U2.  Il sound del nuovo album è rintracciabile sia in Zooropa sia in Pop. La differenza è che adesso la band non sembra persa in mezzo ad esso>>.  Tra accenni alla crisi economica e al pericolo di una pendemia globale il disco offre <<idealismo,  unito a un nuovo atteggiamento e alla solita vecchia “grazia” che caratterizza gli U2>>. Un mix, che secondo Jensen, il gruppo non dovrebbe lasciar perdere.

La recensione di Jonathan Cohen su Billboard [16] si risolve in poche righe capaci comunque di riconoscere alla band irlandese di essere riuscita a mescolare <<rock viscerale e intriganti sperimentazioni stilistiche. Per digerire questo mix è necessario del tempo anche se i momenti migliori dell’album offrono, invece, immediatezza>>.

Passando ai commenti meno generosi, Alexis Petridis (The Guardian) [17] dipinge la band alla disperata ricerca di conferme dopo il calo nelle vendite degli ultimi lavori e descrive No Line On The Horizon come <<confuso e disorientante, un lavoro che non si capisce se sia ironico o sincero, sperimentale o conservativo e nel tentativo di essere tutti questi elementi insieme per piacere a tutti  produce risultati inevitabilmente contrastanti>>.  La conclusione, poi, è tagliente: <<Probabilmente l’album garantirà la vincita di numerosi dischi di platino, che daranno fiducia alla band per il futuro. Uno dei privilegi di vivere nel rarefatto mondo delle celebrità rock è che c’è sempre una seconda opportunità>>.

Steven Hyden su The Onion, A.V. Club [18] è ancora più critico, affermando che <<ci sono voluti cinque anni, quattro studi di registrazione e tre produttori superstar per creare No Line On The Horizon, il che fa sorgere la domanda “perchè è così difficile fare un disco degli U2“?>> . La risposta è presto data: la band deve “riprendersi” da un decennio principalmente dedicato alla creazione di pezzi ideali per l’Ipod e da concerti fatti su misura per gli intervalli del Superbowl. Per questa ragione Hyden dice che Bono sembra <<particolarmente distratto, cantando testi stupidi a squarciagola >>. Insomma, No Line On The Horizone risulta <<incompleto, addirittura a “mezza cottura” e un’accozzaglia di idee non sviluppate che non hanno mai arritato l’attenzione della band >>.

Contrastanti anche i giudizi sui quotidiani francesi. Olivier Nuc, Le Figaro [19] osanna la scelta della band di <<abbandonare gli inni confezionati per gli stadi a favore delle atmosfere delle loro migliori canzoni>>.

Di parere opposo invece Sylvain Sinclier su Le Monde [20]  che liquida il nuovo lavoro degli U2 con un lapidario <<No Line On The Horizon non lascerà alcun ricordo emozionante nè nella storia degli U2 nè in quella del rock in generale>>.

Non vi curate di noi e ascoltate!
Lisa Shannon e Ciro Ardiglione

genere: rock
U2
No Line On The Horizon
etichetta: Universal
data di pubblicazione: 27 febbraio 2009
brani: 11
durata: 60:43
cd: singolo

[1] Rubin tra gli altri ha lavorato con Johnny Cash, i Red Hot Chili Peppers, i System of a Down e i Metallica per l’ultimo Death Magnetic
[2] Brian Hiatt, “Bono è un problema”, Rolling Stone, febbraio 2009, pag. 23
[3] Craig McLean, xL marzo 2009, pag. 56-59; da Q Magazine nella traduzione di Emilia Benghi. Nell’intervista a The Edge parla della sua esperienza con Jimmy Page e Jack White, dei suoi chitarristi preferiti (Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs innanzitutto o dei Flee Foxes per come usano il plettro sulla chitarra acustica) ma anche del suo essere poco interessato alla celebrità e all’essere su tutti i media
[4] Cristian Zingales, BLOW.UP, marzo 2009, pag. 73
[5] Luca De Gennaro, “La formula è salva”, Rolling Stone, marzo 2009, pag. 157
[6] Maurizio Zoja, www.delrock.it, 27 febbraio 2009
[7] Massimo Garofano, www.rockshock.it, 22 febbraio 2009
[8] Paolo Pontini, www.storiadellamusica.it, marzo 2009
[9] Mino Speranza, www.indie-rock.it
[10] Riccardo Bertoncelli, xL, marzo 2009, pag. 168
[11] Flaviano De Luca, “Orizzonte onirico per il ritorno U2“, Il Manifesto 25.02.2009
[12] Marinella Venegoni, “U2, No Line on The Horizon: wow
Ritorno al futuro, Bono superlativo”
, www.lastampa.it, 23/2/2009
[13] Ernesto Assante, “Elettronica e ritmi arabi i nuovi U2 tornano al top”, La Repubblica, 23 febbraio 2009
[14] www.rollingstone.com
[15] www.ew.com
[16] www.billboard.com
[17] www.guardian.co.uk
[18] www. avclub.com
[19] www.lefigaro.fr
[20] www.lemonde.fr

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article