Ucraina: la guerra dimenticata nel Donbass

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Non c’è nessun concreto passo in avanti nella crisi ucraina nonostante il Segretario di Stato americano, John Kerry, abbia detto alla fine dell’incontro a Mosca con il presidente russo Vladimir Putin di colloqui molto costruttivi esprimendo la speranza che tutti gli ostacoli verranno superati nel corso di ulteriori colloqui.

La guerra dimenticata non è mai finita nei territori del Donbass. È diventato un conflitto a bassa intensità come si dice in termine tecnico. Dopo gli accordi di pace di Minsk II del febbraio 2015 le violazioni della tregua sono state frequenti e si continua a sparare in questi giorni, con artiglieria pesante e anche utilizzando lanciamissili multipli mietendo vittime tra militari e civili. I combattimenti avvengono lungo la “linea di contatto”, il confine di fatto tracciato dagli accordi le aree del Donbass dell’Est, sotto il controllo delle truppe governative di Kiev e le cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk che hanno proclamato la loro indipendenza da Kiev [1].
Inoltre nell’est dell’Ucraina secondo un rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, in un periodo che parte dall’inizio della guerra nel 2014 risultano decine di casi di esecuzioni sommarie, sequestri e omicidi extragiudiziali che restano del tutto impuniti. La maggior parte avvengono nei territori controllati dai ribelli filo-russi di Donetsk e Lugansk, ma non mancano diversi casi nelle regioni dell’est sotto il controllo dell’esercito di Kiev. E molti sarebbero dei veri e propri crimini di guerra [2].
Dall’inizio del conflitto si contano quasi 10.000 morti. In Europa succede questo.
Forse per fare dei progressi concreti, anche ridiscutendo gli accordi di Minsk come si pensa di fare da qualche tempo, bisognerebbe immergere la strategia diplomatica europea in una dose di real politik. Giovanni Catelli scrive su East Journal: «gli strateghi europei non hanno compreso che in alcun modo la Russia permetterà lo slittamento dell’Ucraina verso l’Unione Europea. Per la Russia, l’Ucraina è cosa propria, parte di una koiné indivisibile, per la quale è pronta anche a combattere (come sta peraltro già facendo, con tecniche di guerra non convenzionale). […] La Russia non è disposta a rinunciare alla propria influenza dominante sull’Ucraina: le logiche di Yalta sono perfettamente in vigore dal punto di vista russo,  e la perdita della propria influenza sui Paesi Baltici, e sugli ex membri del Patto di Varsavia, è tuttora vissuta come un vulnus» [3].
Del resto l’idea di rinegoziare gli accordi è solo il frutto della voglia di fare affari con la Russia da parte di Francia, Germania e Italia eliminando o riducendo l’embargo del quale si ridiscuterà per l’ennesima volta il 31 luglio prossimo.

Nemmeno la situazione interna all’Ucraina aiuta a migliorare le cose perché il presidente ucraino Petro Poroshenko dovrebbe procedere ad una decentralizzazione e far approvare il disegno di legge per le elezioni in “Ordlo”, acronimo per “alcune aree delle regioni di Donetsk e Luhansk”. Ma di questo disegno non si sa nulla, nemmeno i parlamentari della Verkhovna Rada, il parlamento ucraino.
«I protocolli siglati a Minsk prevedono che ci sia un “completo accordo politico” per poter instradare il Donbass verso la pace. Questo significa che Kiev dovrebbe garantire ai miliziani separatisti l’immunità per i crimini commessi in questi due anni di conflitto e farsi carico della ricostruzione delle zone devastate dalla guerra. L’Ucraina dovrebbe poi modificare la propria costituzione in senso autonomistico e trovare una via per dotare i territori fuori dal suo controllo di rappresentanti locali regolarmente eletti. Ed è qui che tutti i nodi vengono al pettine» [4].
Intanto a parte qualche miglioramento della finanza pubblica la situazione nel paese vede ancora il dominio delle oligarchie e dei loro interessi con una popolazione che non ha nessuna fiducia nelle istituzioni [5], un livello di corruzione molto alto anche nell’esercito e poche riforme sono state fatte. E se la Banca Nazionale dopo anni di arretramenti economici prevede una crescita per il 2016 «gli ucraini affrontano una realtà diversa. I salari reali sono scesi di un quarto rispetto a quelli del 2014 e la media dei salari mensili è scesa a 186 dollari. L’Onu stima che l’80% degli ucraini vive al momento con meno di 5 dollari al giorno» [6].
In Europa succede questo. In un paese molto esteso, popoloso, ricco di risorse e centrale nella politica europea.
Pasquale Esposito

[1] “Ucraina: Donbas senza pace. Prosegue conflitto tra Kiev e separatisti”, http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/14/ucraina_prosegue_conflitto_tra_kiev_e_filorussi_nel_donbass/1244243, 14 luglio 2016
[2] Emanuele Valenti, “Ucraina, la terra dell’impunità”, http://www.radiopopolare.it/2016/07/ucraina-la-terra-dellimpunita/, 15 luglio 2016
[3] Giovanni Catelli, “Ucraina: L’ipocrisia europea e la foglia di fico degli accordi di Minsk”, http://www.eastjournal.net/archives/74262, 29 giugno 2016
[4] Danilo Elia, “Le elezioni in Donbass”,  http://www.balcanicaucaso.org/aree/Ucraina/Le-elezioni-in-Donbass-172837, 15 luglio 2016
[5] Per una completa disamina delle opinioni dei cittadini ucraini è interessante leggere Abel Polese e Tetiana Stepurko, “Ucraina 2016: dov’è lo stato?”, http://www.balcanicaucaso.org/aree/Ucraina/Ucraina-2016-dov-e-lo-stato-171206, 26 maggio 2015
[6] Balazs Jarabik, “Ucraina, molto come prima”, 9 febbraio 2016

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