Ucraina: la guerra “ibrida”, la nuova classe dirigente e il futuro. Ce ne parla Claudia Bettiol

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L’Ucraina e la sua guerra dimenticata sono tornati sulle prime pagine dei giornali dopo l’accelerazione, complice Emmanuel Macron, dei contatti tra la leadership di Kiev e Mosca e il rilascio dei prigionieri. Abbiamo intervistato la dottoressa

Claudia Bettiol

Claudia Bettiol per approfondire le tematiche della guerra ma anche della situazione interna all’Ucraina.
Clara Bettiol, nata nel 1986 lo stesso giorno di Michail Gorbačëv e cresciuta in Italia, ha sempre rivolto uno sguardo al vicino Est, tanto che dopo un anno alla pari in Russia, un Erasmus in Estonia e un volontariato in Ucraina, ha deciso di trasferirsi a Kiev. Traduttrice, slavista e appassionata di architettura sovietica, dal 2014 collabora con la rivista East Journal e scrive di Ucraina anche per OBCT.

Partiamo dalla guerra in Ucraina, iniziata nel 2014 e che da allora le milizie filo-russe e l’esercito ucraino stanno combattendo specialmente nelle aree intorno a Doneck e Luhansk. Gli Accordi di Minsk I e II non hanno arrestato il conflitto che ha provocato oltre 13.000 morti. Qual è la situazione del conflitto nella regione ora e quale la condizione dei cittadini che vivono nelle autoproclamate Repubblica Popolare di Doneck e Repubblica Popolare di Luhansk?

La guerra ibrida nei territori orientali del paese è ancora in corso e continua a provocare la morte di militari e civili da entrambe le parti. Sebbene l’intensità delle operazioni militari pare essersi leggermente ridotta di recente, la situazione non ha subito cambiamenti radicali negli ultimi anni, nonostante i vari tentativi di cessate il fuoco.
A livello economico e sociale, la vita quotidiana continua. La popolazione locale cerca di tirare avanti come può: la gente si reca a lavoro, i bambini vanno a scuola e i pensionati cercano di campare come possono. I prezzi dei prodotti sono molto alti, in quanto la valuta locale è il rublo russo, e quindi si fa riferimento ai prezzi moscoviti. Molte famiglie hanno lasciato le loro città natali già all’inizio del conflitto per fuggire dalle bombe, mentre nella maggior parte dei casi uomini e giovani sono partiti al fronte a combattere.
In alcuni villaggi, anche quelli più lontani dal fronte, le condizioni di vita non sono tra le migliori: si vive tra le macerie e senza acqua potabile, con la paura che una bomba improvvisamente distrugga la propria abitazione e si porti via i propri cari.
Nelle città di Doneck e Luhansk ci sono bar, cinema, scuole e luoghi ricreativi, ma i controlli e le pattuglie sono altissimi. Esiste un coprifuoco e, sebbene siano zone lontano dal fronte e oggi relativamente calme, il pericolo di bombardamenti o di sparatorie esiste. Insomma, a volte si ha l’impressione di vivere in un mondo parallelo o in un’altra epoca.

La notizia del giorno, appresa con favore da tutte le cancellerie d’Europa, è la liberazione dei prigionieri russi e ucraini, tra cui c’è il regista ucraino Oleg Sentsov. Uno scambio iniziato dopo il rilascio del giornalista russo Kirill Vyshinskij e della liberazione su cauzione Volodymyr Tsemach, ex responsabile della “difesa anti-aerea” delle forze separatiste filorusse e sospettato di essere coinvolto nell’abbattimento del volo MH17 nel 2014. Può essere la svolta per portare avanti il processo di Pace che comunque vede gli USA sempre contrari all’annessione russa della Crimea come dichiarato recentemente dal consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton e convinti della necessità di fronteggiare il gasdotto russo Nord Stream 2?

Lo scambio di prigionieri è avvenuto simultaneamente, secondo uno schema “35 per 35” sabato scorso. Sicuramente ha dimostrato che il presidente ucraino vuole portare avanti i negoziati con la vicina Russia ed è disposto a scendere a compromessi, sebbene né Zelenskyj né Vladimir Putin abbiano rivelato i dettagli sulla sua realizzazione.
Non sembra esserci stata, inoltre, una parità di condizioni fra le due parti, in quanto il governo ucraino ha rilasciato Volodymyr Tsemac, l’unico testimone chiave del caso MH17. Una decisione che non è piaciuta alle autorità olandesi che si occupano delle investigazioni. Anche alcuni ministri europei hanno espresso la loro delusione ma, come ha sottolineato il ministro degli Esteri francese, tutto ciò potrebbe significare l’inizio di una distensione e risoluzione della crisi fra i due paesi.
La Francia, come la Germania e, oltreoceano, gli Stati Uniti appoggiano apertamente le nuove politiche ucraine in materia di negoziati. Il rilascio e lo scambio di prigionieri è uno dei punti concordati nell’accordo di pace di Minsk che stabilisce che, alla fine, tutti i prigionieri di entrambe le parti devono essere liberati. Lo scambio di sabato è perciò una pietra miliare verso la realizzazione di questo obiettivo e l’ascesa al potere di Zelenskyj sembra aver permesso questa particolare disposizione a scendere a compromessi con il collega Vladimir Putin.

L’Ucraina ha un giovane Presidente, Volodymyr Zelenskyj eletto, fuori dall’establishment tradizionale, con il 73% dei voti e con il suo partito, “Il servo del popolo” che ha una maggioranza di 254 seggi su 450 alla Verkhovna Rada, il Parlamento unicamerale ucraino. Una situazione politica mai verificatasi. Che ne pensa del nuovo Presidente e ci spiega da quale contesto è nato e da cui è uscito vittorioso?

Volodymyr Zelenskyj è un attore, un uomo di spettacolo. La sua candidatura alle elezioni presidenziali è avvenuta quasi per scherzo, a sorpresa, durante uno show televisivo molto popolare che va in onda per festeggiare il capodanno nel canale “1+1”, di proprietà dell’oligarca Ihor Kolomoyskyj. Sino a qualche settimana prima del primo turno elettorale gli stessi ucraini non ci credevano: un comico che ha interpretato un professore di storia che diventa presidente dell’Ucraina per finta nella serie di successo “Il servo del popolo” è tra i candidati che andranno a sfidare il re del cioccolato Petro Porošenko alle prossime presidenziali? Non può essere! Eppure è andata proprio così. E Zelenskyj è riuscito a battere i suoi avversari con un netto distacco, creando un partito di sana pianta e circondandosi di facce (più o meno) nuove.
Ha conquistato gli ucraini proprio perché non fa parte della vecchia cerchia di deputati e parlamentari che non hanno saputo dare una svolta radicale al paese. Gli ucraini sono stanchi e sono alla ricerca di un cambiamento, quello tanto sperato e probabilmente mancato post-Maidan. Sono stanchi di vedere promesse vacue e hanno deciso di dare una chance ad un comico, un attore che ha promesso di mettersi a tavolino con Vladimir Putin e di porre fine alla guerra nel Donbass, una questione cruciale per tutti.
Nonostante abbia conquistato la maggioranza, le critiche nei suoi confronti non mancano e molti ucraini rimangono ancora scettici e diffidenti nei suoi confronti, soprattutto perché è una persona che rimane ambigua agli occhi di molti e imprevedibile nelle sue decisioni. Tuttavia, il nuovo governo si è formato da poche settimane, perciò è ancora presto per giudicare il suo lavoro.

Il nuovo governo espressione di questa nuova situazione politica è fatto di molti elementi poco noti e molti tecnici a cominciare dal nuovo premier il trentacinquenne avvocato Oleksiy Hončaruk. Come lei ha scritto di recente Hončaruk ha come obbiettivo primario quello di “assicurare la crescita economica del paese”. Come intende portare avanti il suo progetto? Quali ostacoli, interni ed esterni dovrà affrontare a cominciare dalla questione delle importazioni e dei prezzi del gas russo?

Oleksiy Hončaruk è, prima di tutto, un economista. Il suo obiettivo primo è di far crescere l’economia ucraina del 40% entro i prossimi 5 anni e creare almeno un milione di posti di lavoro. Per farlo, ha dichiarato di dover effettuare dei cambiamenti radicali alla base e far collaborare i ministeri fra di loro.
Innanzitutto, ha spiegato come l’Ucraina abbia bisogno di riforme interdisciplinari che comprendono una riduzione della pressione fiscale sulle imprese e una stabilità finanziaria, nonché un sistema giudiziario ristrutturato. Dopodiché, per agire a livello prettamente economico, è necessario cambiare l’atteggiamento del mondo nei confronti dell’Ucraina? Perché? Per attirare investitori stranieri e rilanciare l’economia. Anche il proseguimento della cooperazione con il Fondo monetario internazionale è essenziale a questo compito.
Per quanto riguarda la questione del gas, il premier ha dichiarato di voler prendere le redini delle trattative per assicurare che il transito del gas russo attraverso l’Ucraina avvenga nelle migliori condizioni possibili. Il contratto tra Naftogaz e Gasprom (rispettivamente l’azienda ucraina e quella russa) termina alla fine dell’anno, perciò è necessario rivederne le condizioni e prepararsi a una tavola rotonda trilaterale fra i due paesi e l’Europa.

Il Presidente Zelenskyj ha promesso nella sua campagna elettorale di smantellare un sistema degli oligarchi e relativa corruzione che la maggioranza degli ucraini considera approfittatori e saccheggiatori delle ricchezze del paese. Tra l’altro il canale tv per cui lavorava è di proprietà Ihor Kolomoiskyi che pare abbia sostenuto il suo partito.
Ci fa un quadro dell’oligarchia del paese e qual è la sua opinione rispetto al raggiungimento di questo obiettivo?

L’oligarchia in Ucraina non si limita a Ihor Kolomoyskyj, sebbene questo nome sia giunto sulla bocca di tutti in seguito alla candidatura e alla vittoria di Zelenskyj. Gli oligarchi hanno accompagnato la politica ucraina degli ultimi vent’anni almeno, da quando con la caduta dell’Unione Sovietica c’è stata una privatizzazione di massa delle industrie. Hanno vinto quegli “imprenditori” (chiamiamoli così) più furbi, che non badavano a regole perché le creavano loro.
Rinat Achmetov, Viktor Pinčuk, l’ex-presidente Petro Porošenko e la stessa pasionaria Julija Tymošenko sono i nomi più noti che ancora resistono sulla scena ucraina. E sono tutti coinvolti, chi più chi meno, nella politica del paese. Non è un caso che dietro la campagna elettorale presidenziale di Zelenskyj si nascondesse Ihor Kolomoyskyj, tra l’altro il primissimo rivale di Petro Porošenko, l’allora presidente in carica.
Il sistema attuale è marcio e ha bisogno di una ristrutturazione radicale, proprio come l’economia che ora è in mano a pochi privilegiati che proteggono i propri interessi. Una delle sfide che dovrà affrontare Zelenskyj e il suo nuovo governo è quella della lotta alla corruzione che, inevitabilmente, danneggia non solo il funzionamento interno del paese, ma anche le relazioni con gli investitori stranieri. Le idee ci sono, ora bisogna passare ai fatti. Ma il processo sarà lento e pieno di ostacoli.

L’Ucraina è uno dei paesi più poveri d’Europa, con un tessuto sociale ferito da milioni di persone che lavorano nei paesi vicini o sono emigrati. Non è solo responsabilità della leadership locale ma anche del ruolo svolto dagli Stati Uniti e dall’Europa oltre che dalla Russia. Cosa si aspettano gli ucraini e come vivono o forse sopportano questa esistenza?

Se per noi esiste(va) il sogno americano, in Ucraina si può parlare, in primis, di sogno europeo. Moltissimi ucraini emigrano alla ricerca di condizioni migliori (non parliamo qui di rifugiati o di richiedenti di asilo). I salari medi sono molto bassi e quindi spesso si parte, anche solo stagionalmente o per qualche anno, a lavorare in Polonia, Repubblica Ceca, Estonia o in Europa in generale. La questione, ovviamente, è complessa perché c’è di mezzo il problema di visti e permessi di lavoro (il visa-free non può sorpassare i 90 giorni e per lavorare legalmente servono tutti i documenti necessari).
Sebbene in forma minore, esiste ancora un’emigrazione verso la Russia, ma la maggioranza predilige l’Europa o gli Stati Uniti. Si aspettano grandi cose da questi paesi, grandi opportunità, una vita migliore. Non sempre riescono a trovarla e spesso rimangono delusi perché le aspettative sono altissime, soprattutto a causa delle numerose propagande che influenzano queste scelte.

Pasquale Esposito

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