La Commissione europea propone un unico standard per i caricabatterie

cellulari dispositivi elettronici
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L’eccessivo numero di dispositivi elettronici (computer portatili, tablet, cellulari, fotocamere …) insieme ai loro annessi per il funzionamento, a cominciare dai caricabatterie, sono un terribile danno ambientale e un enorme costo per i singoli consumatori e per la collettività.

Siamo dell’opinione che l’UE dovrebbe adottare una legislazione che favorisca una minore produzione e un conseguente minor acquisto di dispositivi elettronici, portatili e non, magari aumentando di alcuni anni la vita media dei dispositivi e delle relative garanzie fornite dalle aziende produttrici. Comunque lo scorso 23 settembre scorso la Commissione europea ha fatto un passo avanti con una Proposta di Direttiva che modifica la Direttiva 2014/53/UE sull’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato delle apparecchiature radio

Una volta approvata la proposta della Commissione europea tutti i dispositivi elettronici, tra le altre cose, venduti nell’UE dovranno adottare un caricabatterie standard di tipo USB-C.

Si tratta di una proposta importante perché come ci spiega la stessa Commissione europea, nel 2020 sono stati venduti sul territorio dell’Unione, approssimativamente 420 milioni di telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici portatili e che i consumatori possiedono in media circa tre caricabatteria per telefoni cellulari e il 38% degli stessi dichiara di aver riscontrato difficoltà almeno una volta data l’incompatibilità dei caricabatterie.
La spesa affrontata dai consumatori è di circa 2,4 miliardi di € all’anno per acquistare caricabatteria separati non compresi nell’acquisto dei dispositivi elettronici. Le stime parlano di 11.000 tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno per caricabatteria smaltiti e non. I danni ambientali sono enormi e per anni le aziende del settore elettroniche hanno fatto poco per andare in questa direzione e la Commissione ha solo adottate risoluzioni basate sulla volontarietà.
Era il 2009 quando la Commissione aveva messo al tavolo le aziende portando ad un accordo volontario tra le stesse e che ha permesso, secondo la Commissione, di ridurre il numero di modelli di ricarica per telefoni cellulari da 30 a 3. Ma poi ulteriori soluzioni di fatto non sono state adottate.

La nuova proposta prevede:
• armonizzare le porte di ricarica per i dispositivi elettronici (standard USB-C) permettendo la ricarica indipendentemente dal marchio del dispositivo.
• armonizzare la tecnologia di ricarica rapida
• vendere i caricabatteria e i dispositivi elettronici separatamente; questa soluzione consente il risparmio di 1.000 tonnellate di rifiuti ogni anno;
• informare meglio i consumatori

La Commissione europea ha proposto un periodo di 24 mesi per adottare lo standard USB-C. Una delle aziende meno restie all’adozione di standard, l’americana Apple ha già detto che il tempo previsto è troppo breve, affermazione che cozza con l’aggiornamento, quasi ogni anno, dei suoi modelli immessi sul mercato.

La proposta della Commissione pur non riguardando il Regno Unito trova «un certo sostegno all’idea da parte dei politici britannici. Philip Dunne, presidente della commissione di controllo ambientale del parlamento britannico, ha dichiarato che “ci sono 140 milioni di cavi inutilizzati nelle case del Regno Unito, abbastanza per fare cinque volte il giro della Terra. Per ridurre lo spreco che deriva dalla produzione di nuovi cavi, i produttori dovrebbero accordarsi su uno standard comune, che ci permetta di riutilizzare i cavi esistenti quando sostituiamo i nostri dispositivi elettronici”» [1].
Pasquale Esposito

[1] Matthew Sparkes, Un caricabatterie universale potrebbe far diminuire i rifiuti elettronici?,
New Scientist, Regno Unito, pubblicato su Internazionale

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