UE: un “no” morbido alla Bayer_Monsanto

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L’Ue ha aperto “un’inchiesta approfondita” sull’acquisizione della Monsanto da parte della Bayer che, se portata a termine, farà nascere un colosso di dimensioni tali da controllare di fatto pezzi importanti dell’agricoltura mondiale attraverso la produzione e commercializzazione di pesticidi e sementi (Ogm soprattutto per la dote della Monsanto) senza dimenticare l’agricoltura digitale.
La decisione finale sarà presa dalla Commissione Antitrust entro l’8 gennaio 2018. La Commissione non ha ritenuto sufficienti gli impegni presentati dalle due multinazionali il 31 luglio scorso che avrebbero dovuto servire a chiarire i dubbi di Bruxelles.
In un mercato dove già i livelli di concentrazione sono elevati – vedi il caso Dow e Dupont e ChemChina e Syngenta – la Commissione esprime preoccupazione rispetto ad un’acquisizione che potrebbe «ridurre la concorrenza in una serie di diversi mercati che porterebbero a prezzi più alti, qualità inferiore, meno scelta e meno innovazione».

Per ora la risposta è come al solito quella di chi ha potuto accumulare una forza economica immensa; in una nota “Bayer crede che la combinazione proposta sarà altamente vantaggiosa per gli agricoltori e per i consumatori, e continuerà a lavorare in modo costruttivo e ravvicinato con la Commissione europea nella sua indagine“.
Non si capisce come situazioni di monopolio di fatto possano essere positivi per tutta la filiera. Senza pensare che imprese di queste dimensioni posso influenzare con facilità decisioni di politica economica, in particolare in stati con economie ridotte, magari usando il pretesto che chimica e tecnologia sono gli unici strumenti per sfamare il mondo.

Pur non avendo nessun valore legale a l’Aja esiste il Tribunale internazionale Monsanto, un organo nato per studiare e sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni politiche nazionali e internazionali sui danni provocati alla salute e all’ambiente dalla multinazionale americana. In un processo tenutosi lo scorso ottobre che ha chiamato a testimoniare esperti e trenta testimoni diretti su quanto fatto nel mondo dalla Monsanto ha portato il 18 aprile 2017 ad una sentenza che dichiara la multinazionale colpevole di “ecocidio”, un reato ancora inesistente che indica danni di grande portate o la distruzione degli ecosistemi dove vivono diverse comunità in varie parti del mondo, dagli Stati Uniti al Burkina Faso. In sostanza la Monsanto con i suoi comportamenti impedisce un’esistenza in un ambiente sano.
Quello che è accaduto nei confronti dei contadini è che Monsanto avrebbe abusato della sua posizione quasi monopolistica per costringerli ad adottare semi geneticamente modificati per migliorare la produttività. Negli USA centinaia di agricoltori sono stati costretti a indennizzare Monsanto perché hanno usato sementi ibride senza licenza. Senza parlare poi dei produttori che si sono trovati i loro campi contaminati da OGM e che hanno poi dovuto pagare la multinazionale perché le sementi ibride vanno acquistate tutti gli anni in quanto sottoposte a patenti.
E poi andrebbe aperto il capitolo relativo all’erbicida RoundUp e al glifosato

Gli argomenti sono tanti per giustificare non sono un no secco alla fusione per acquisizione tra Bayer e Monsanto, ma alla necessità di smembrare queste società perché troppo incompatibili per uno sviluppo equo ed eco-sostenibile.
Pasquale Esposito

 

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