Manovra: prove di disgelo con la Commissione

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Prove di dialogo. Prove di avvicinamento. Non conviene a nessuno: né a una malandata Europa lasciata alla deriva dalle rigidità finanziarie, dalle austerità, da un’ideologia liberale inattaccabile e né ad un Governo a cui i conti non tornano e non solo per le disposizioni europee ma anche per un bacino elettorale non proprio fuori dagli schemi del mercato.
E così il vice premier Salvini aveva anticipato qualche scostamento dicendo che «se c’è una manovra che fa crescere il Paese può essere il 2,2, il 2.6… non è problema di decimali». Qualche segnale da Germania e Francia. E poi il vertice, una quasi Consiglio dei ministri con Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giovanni Tria e Riccardo Fraccaro, Giancarlo Giorgetti, Laura Castelli e Massimo Garavaglia. Per abbassare il deficit si sposta in avanti il reddito di cittadinanza e la quota 100 che restringe il numero degli aventi diritto. E poi alle elezioni europee si farà la conta.

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