Un divano a Tunisi di Manèle Labidi

Golshifteh Farahani
history 3 minuti di lettura

Vincitore del premio del pubblico nella sezione “Giornate degli autori” del Festival del Cinema di Venezia del 2019, l’opera prima della trentottenne regista franco-tunisina Manèle Labidi esce oggi nelle sale, sette mesi dopo la data prevista a causa dell’esplodere della pandemia

Per quanto la regista sostenga di ispirarsi ai classici della commedia all’italiana: I soliti ignoti, I mostri, Matrimoni all’italiana, Boccaccio ‘70, Brutti, sporchi e cattivi, il film non sembra avere lo stesso cinismo e la stessa capacità di leggere la società che avevano gli autori dei film sopra indicati. Per quanto l’idea di fondo sia interessante, questo lavoro sembra mancare di coraggio. La scelta di raccontare la società tunisina attraverso uno studio di uno psicoanalista pare rimanere troppo in superficie, oltre essere un po’ elitaria. Siamo sicuri che in questo periodo storico in Tunisia sia necessaria la psicoanalisi? Questo approccio non tiene in considerazione tutta la corrente dell’etnopsichiatria che cerca invece di superare la visione etnocentrica ed occidentale della psichiatria classica.

Golshifteh Farahani un Un divano a Tunisi di Manele Labidi (c)Carole Bethuel

La bravissima attrice protagonista di questo film, l’iraniana Golshifteh Farahani, per quanto mostri una grande presenza scenica, sembra essere mal utilizzata in questo lavoro. Golshifteh Farahani nel 2008 è stata dichiarata non gradita dal proprio governo, per avere partecipato come attrice nel film Nessuna verità di Ridley Scott.
Questo film poteva divenire l’occasione per ragionare sul concetto di esilio e di come si viva la dimensione della doppia assenza, ma sembra non avere il coraggio di una riflessione in tal senso. Piuttosto interessante invece la scena onirica, dove un Freud taciturno da un passaggio alla protagonista che mostra una ottima capacità interpretativa mostrando la proprie paure e la propria fragilità.
La Tunisia viene mostrata di sfuggita e i personaggi che frequentano lo studio della psichiatra, sono simpatici e ispirano tenerezza, ma forse sono un po’ troppo macchiettistici. La Tunisia nel periodo compreso fra il 2010 e il 2011 ha vissuto quella che è stata chiamata la rivoluzione dei gelsomini, che nel gennaio 2011 portò all’esilio del Presidente Ben Ali. Di questa rivolta che ha provocato decine di morti e sul ruolo dell’esercito che si rifiutò di sparare sulla folla, sembra non essere rimasto nulla. A proposito di psicoanalisi, questo film sembra essere attraversato da una sorta di rimozione collettiva dove i detriti del passato continuano a rimanere sepolti.

Ma il film è comunque godibile con una colonna sonora dove sono tra l’altro presenti due canzoni di Mina. È apprezzabile il tentativo di raccontare le problematiche che incontrano coloro che tornano nel paese di origine e hanno difficoltà a dialogare con una cultura alla quale appartieni ma che alle volte sentono estranea. In questo senso il film è  interessante, anche grazie al taglio di commedia che la regista ha voluto dare al film e forse permette all’autrice di raccontare tali questioni permettendole di mantenere un certo distacco.
Si suggerisce di vedere il film in lingua originale, per apprezzare il passaggio repentino dalla lingua araba a quella francese e viceversa. Nelle note di regia, Manèle Labidi spiega che il francese è utilizzato soprattutto per parlare di temi delicati.

Francessco Castracane

Un divano a Tunisi
di Manèle Labidi
titolo internazionale (Arab Blues) – Tunisia/Francia 2019 –
durata: 87 minuti
CAST ARTISTICO
Golshifteh Farahani: Selma
Majd Mastoura: Naïm
Aïcha Ben Miled: Olfa
Feriel Chamari: Baya
Hichem Yacoubi: Raouf
Najoua Zouhair: Nour
Jamel Sassi: Fares
Ramla Ayari: Amel

CAST TECNICO
Regia: Manèle Labidi
Sceneggiatura: Manèle Labidi
Fotografia: Lauren Brunet
Montaggio: Yorgos Lamprinos
Musiche: Flemming Nordkrog
Suono: Olivier Dandré, Jerôme Gonthier, Rym Debbrarh-Mounir, Samuel Aïchoun
Scenografie: Mila Preli, Raouf Helioui
Costumi: Hyat Luszpinski
Produzione: Kazak Productions
Produttore: Jean-Christophe Reymond
Co-produttori

Co-produzione: Arte France Cinéma
In collaborazione con: Diaphana, MK2 Films
Con il sostegno di: Canal+, OCS, Arte France
In associazione con: Cinéventure 4, Cofimage 30, Cofinova 15
Vendite internazionali: mk2 films
Distribuzione italiana: BIM Distribuzione

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: