Un giorno in tribunale

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Tribunale in una cittadina della periferia parigina.
Scena: Una grande sala rinnovata di recente dai muri d’un bianco cristallino; vi si entra da una porta a due battenti di legno bianco; quattro lunghe file separate di sedie a creare un corridoio che porta alla sbarra dei testimoni di fronte al tavolo del giudice sistemato su una pedana della lunghezza della sala:
Protagonisti: varie persone chiamate a difendere la propria situazione di sovra-indebitamento.

Atto I

Super indebitati. D’ogni tipo. Molti uomini, alcune coppie, ho la sensazione di essere l’unica donna sola. Persone d’ogni colore e di tutte le tasche. I più ansiosi, come me sono arrivati molto in anticipo.

La cancelliera si presenta con la veste d’avvocato. Ordina i dossier sistemati sul tavolo del giudice da mani sollecite. Ce ne sono di vari spessori: alcuni grossi, uno gigantesco e alcuni molto piccoli. Sto sperando intensamente che il mio sia il più piccolo di tutti. La donna spiega ad una signora che si avvicina troppo, che in considerazione del corona virus, bisogna restare dietro la sbarra dei testimoni e che lei sta preparando i dossier per “procedere all’appello”.

Che è ciò che fa. Ci sono persone che non si presentano. Ci sono due avvocati. la lista si allunga e io ancora non sono stata chiamata. Il dossier più grosso è passato. meno male:

Ci sono molti nomi stranieri. La tribolazione dell’integrazione. Il fatto è che sono l’unica alta e bionda, ad eccezione di una dei due avvocati, che ora sono diventati tre. Una di loro ha delle scarpe da ginnastica piene di paillettes che si intravedono da sotto la veste.

I “creditori” non sono venuti, sembra. Tranne una…

Siamo circa una trentina.

Porca miseria, sono l’ultima. il mio dossier fa parte dei più emaciati, è il più magro.

Il giudice arriva. Giovane, massimo 35 anni. Occhiali piccoli, una fede. Scherza, sorride. Il suo atteggiamento mi rasserena. Anche se tutto sottolinea la distanza che c’è tra lui, in alto su una pedana, e noi più in basso seduti su sedie di plastica.

In realtà sono inquieta non tanto per la situazione, perché il mio caso è semplice, quanto per mia madre (che fa parte dei creditori: mi ha fatto un prestito a tasso zero). Voleva assolutamente venire. Mi ha chiamata, mandato messaggi e inviato mail fino a ieri sera. “Sono preoccupata per te”. Figuriamoci!

Mi ha gratificata con un mucchio di osservazioni. E ho finito per dirle di star zitta e di sedersi lontano da me. Alla fine mi si è messa accanto. “Hai spento il telefono?”, “Ti ho detto che non voglio sentirti”. Non sopporto la sua vicinanza, né la sua voce, né le sue lamentele, né le sue domande.

La vita degli altri inizia a passarmi davanti; davanti al giudice ciascuno racconta di sé e dei loro problemi aiuti economici. Ho la sensazione di stare seduta al cinema a guardare un film di De Sica o di Pialat.

I dossier sono pesanti; i 72mila euro di una donna sotto tutela che non paga il suo EHPAD [1], per un assurdo imbroglio amministrativo; i 45mila per non aver pagato l’affitto di una invalida; i 35mila di una madre con figli minori anche lei per affitti non pagati e che a causa dell’ex-marito che ha continuato a dichiarare l’indirizzo coniugale come proprio indirizzo attuale, la donna non ha potuto ricevere economici di cui ha indubbiamente bisogno (cosa che è successa anche a me 20 anni fa…con successivo controllo dello stato di famiglia del CAF [2] alle 7 del mattino nel minuscolo appartamento in cui vivevo da sola con mia figlia).

Non so perché mi preoccupo, le somme di cui si parla adesso sono molto più importanti del mio debito che non è legato ad un credito al consumo come alcuni, ma ad un aumento degli oneri ma inversamente proporzionali a quelli dei miei introiti (il mio unico introito per essere precisa). O viceversa.

Mi chiamano prima del previsto. Il giudice mi spiega che prima di tutto devo fornire la prova che ho effettivamente inviato la mia contestazione entro i termini previsti. Cosa che ho fatto, ma pur-troppo non trovo più la ricevuta dell’invio R/R. Ho solo la ricevuta firmata dalla Banque de France, che però riporta la data successiva a quella utile. Visto che non ho il documento che mi chiedono, il mio dossier è rimandato al 15 maggio. Non capisco perché: per lasciarmi il tempo di ritrovare la ricevuta che ho perduto?

Chiedo “E se non la trovo?
Sarete costretta a seguire il piano proposto dalla Banque de France”.
Il suddetto piano indebita di oltre il 50% le mie entrate. Ennesima aberrazione. Con un piccolo intermezzo: “Avete il tempo di andare a cercare l’avviso di ricezione della Banque de France?”. Mi giro verso mia madre spiegando che lei è venuta in macchina (io invece con il trasporto pubblico). “Ah, vostra madre è qui?, Avvicinatevi signora”. Ed ecco tutto ciò che odio di più al mondo e in particolar modo di mia madre: “Si, buongiorno, sono la madre e una creditrice. Una situazione molto difficile, signor giudice”. Non sono in grado di impedirmi di usare il tono che pochissime persone mi conoscono: “No, non tu, sono io ad essere in una situazione difficile”. Devo chiuderle la bocca.

Atto II

Sono arrabbiata, stasera. Arrabbiata con un sistema che uccide lentamente, a fuoco lento la piccola gente di cui ho fatto e faccio ancora parte. Arrabbiata contro le famiglie, o i vicini o gli amici che abbandonano queste persone. Arrabbiata contro delle regole amministrative create per regolare e regolamentare. E anche se questo lo posso capire, essere testimone della miseria della gente, che fa persino parte della classe media, mi rende insopportabile qualsiasi spiegazione logica o ragionevole.

E poi, ho ormai superato la soglia dell’irritazione nei confronti di questa madre che invecchiando, scopre il talento dell’inquietudine materna. Una insensatezza, che mi fa impazzire e non riesco a calmarmi.

E mi sento così esausta …alle lacrime.

Enem

[1] Etablissement d’Hébergement pour Personnes Âgées Dépendantes. Casa di Riposo di tipo ospedaliero per le persone che non potendo vivere da sole vengono prese in carico da una equipe medica.
[2] Caisse d’Allocations Familiale: organismo pubblico legato a ciò che in Italia è il corrispondente dell’INPS e che si occupa di sostenere le persone a basso reddito

 

Un jour au tribunal

Un tribunal dans une ville de la banlieue parisienne

Décors : une grande pièce récemment rénovée aux murs d’un blanc limpide. On y entre par une double porte de bois blanc qui donne sur le fond de la salle. Des chaises sur quatre longues rangées séparée qui dessine un couloir menant à la barre des témoins devant le bureau du juge situé sur une estrade qui fait toute la largeur de la salle.

Personnages: des personnes qui viennent défendre leur situation de surendettement

Acte I

Il y en a des gens surendettés. De toutes sortes. Beaucoup d’hommes, de couples, j’ai l impression d’être l’unique femme seule.

Il en y a de toute origine, de toutes les couleurs et de toutes les bourses. Les plus anxieux comme moi sont arrivés très en avance.

Madame la greffière arrive dans une robe d’avocat. Elle trie les dossiers posés par des mains précau-tionneuses sur le bureau du juge. Il y en a de toutes les épaisseurs : des gros, un très obèse et des tout petit minces. J’espère férocement que le mien soit le plus maigre de tous. Elle explique à une dame, qui avance trop près, qu’en raison du coronavirus, il faut rester derrière la barre des témoins et qu’elle est en train de préparer les dossiers pour “procéder à l’appel”.

Ce qu’elle fait. Il y a des gens qui ne se présentent pas. Il y a deux avocats. La liste s’allonge et je ne suis toujours pas appelée. Le plus gros dossier est passé, ouf.

Il y a beaucoup de noms étrangers. La misère de l’intégration. Le fait est que je suis la seule grande blonde, mis à part une des avocates, qui sont au nombre de trois maintenant. L’une d’elles a des bas-kets pailletées argent qui dépassent de sa robe.

Les créanciers ne se sont pas déplacés, semble-t-il. Sauf une…

On est environ une trentaine.

Putain, je suis la dernière. Mon dossier fait partie des plus affamés, il est tout maigre.

Monsieur le juge arrive. Jeune, 35 ans maximum. Petites lunettes, une alliance. Il plaisante, sourit. Son attitude me détend. Même si tout est fait pour marquer la distance entre lui, en hauteur sur son es-trade, et nous, en contrebas assis sur des sièges en plastique.

En fait, je suis tendue non par la situation, car mon cas est assez simple, mais par ma mère (qui fait partie des créanciers, puisqu’elle m’a fait un prêt à taux zéro). Elle a tenu à venir absolument. Elle m’a appelée, fait des sms ou envoyé des mails jusqu’à hier soir. “Je m’inquiète pour toi”. Mon cul.

J’ai eu le droit à un tas de remarques. J’ai fini par lui dire de se taire et de s’asseoir loin de moi. Pour finir, elle est venue à côté de moi. “Tu as éteint ton téléphone?”. “Je t’ai dit que je ne veux pas t’en-tendre”. Je ne supporte pas son contact, ni sa voix, ni ses plaintes, ni ses interrogations.

La vie des personnes présentes commencent à s’installer devant moi. J’ai l’impression d’être au cinéma et de regarder un film de de Sica ou de Pialat.

Les dossiers sont lourds. Une femme sous tutelle qui ne paye pas son EHPAD, suite à un imbroglio ad-ministratif inimaginable, 72 000 euros. Une femme en invalidité qui ne paye plus son loyer, 45 000 eu-ros. Une femme avec enfants, qui ne paye plus son loyer non plus, 35 000 euros, et dont l’ex-mari a continué à déclarer son adresse conjugale comme son adresse actuelle, empêchant cette femme de toucher les aides dont elle a besoin. (Ce qui m’est arrivé, il y a 20 ans… avec contrôle à 7:00 du matin dans notre petit 2 pièces à ma fille et moi pour 435 euros considérés comme indus par la CAF, 435 eu-ros…).

Je ne sais pas pourquoi je m’inquiète, les sommes énoncées sont plus importantes que mes dettes qui ne sont pas liées à des crédits à la consommation comme certains, mais à une augmentation de mes charges inversement proportionnelle à celle de mes revenus (mon revenu, d’ailleurs). Ou vice versa.

Je suis appelée avant mon tour. Le juge m’explique que je dois au préalable fournir la preuve que j’ai bien adressé ma contestation avant le délai imparti. Ce que j’ai fait, sauf que je ne trouve plus le papier d’envoi A/R. Je n’ai retrouvé que l’avis de réception de la Banque de France, qui est le lendemain de la date limite.

Comme je n’ai pas ce papier, mon dossier est renvoyé au 15 mai. Je ne comprends pas pourquoi. Pour me laisser le temps de trouver le papier que j’ai perdu? Je demande : “et si je ne le trouve pas?” Ré-ponse : “vous serez condamnée à suivre le plan proposé par la Banque de France”. Le-dit plan m’en-dette à plus de 50% de mon revenu. Encore une aberration.

Avec un petit intermède: “vous avez le temps d’aller chercher l’accusé de réception de la Banque de France?“. Je me tourne vers ma mère en expliquant qu’elle est en voiture. Moi, je suis venue en transport). “Ah votre mère est là? Approchez madame“… Et là, tout ce que je hais le plus au monde et tout en particuliers chez elle: “Oui, bonjour, je suis la mère et une créancière. Une situation bien difficile, monsieur le juge“. Je n’ai pas pu m’empêcher de dire d’un ton que très peu de personne me connait: “Non, pas toi, c’est moi qui suis dans une situation difficile“. Il fallait que je lui ferme la bouche.

Acte II

Je suis en colère, ce soir. En colère contre le système qui tue lentement, doucement, à petit feu des pe-tites gens dont finalement j’ai fait et fais encore partie. En colère contre des familles ou des voisins ou des amis qui abandonnent ces gens. En colère contre les règles administratives qui sont là pour réguler et régler. Ce que je comprends. Mais, être témoin de la misère des gens, qui font pourtant partie de la classe moyenne, rend insupportable toute explication logique ou raisonnée.

Et puis, je suis au-delà de l’agacement contre cette mère qui, vieillissant, se découvre des talents et in-quiétudes maternelles. Une ineptie qui me rend folle sans que je puisse me calmer.

Et puis, je suis d’une telle lassitude… les larmes.

Enem

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