Un Hotel che si chiama Desiderio

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All’Auditorium di Orbetello è stata messa in scena una commedia intitolata Un Hotel che si chiama Desiderio scritta e diretta dal regista Stefano Goracci nell’ambito di un progetto nato dalla collaborazione tra il Centro Diurno Unità Funzionale Salute Mentale Adulti “La Terra di Mezzo” (AUSL Toscana sud est con la Società Cooperativa sociale- ONLUS Uscita di Sicurezza) e l’associazione “Rumori fuori Scena”.

È la storia di un albergo che accoglie chi ha l’ardente bisogno di realizzare un proprio desiderio. La titolare Maga Magari vanta importanti poteri magici in grado di esaudire le richieste dei clienti a partire dall’offerta di preziose pozioni. A volerle bere e raggiungere i propri obiettivi saranno Ernesto, Ericsen, la signora Minet, un aspirante Einstein, un cantante che dopo un trauma ha perso la sua voce, una fotografa che deve diventare una pittrice, una cameriera piuttosto ingenua il cui sogno è essere una brava ballerina.
I curiosi personaggi si trovano ad affrontare le questioni più paradossali, dai bigné nel bagno, alla cassaforte che contiene un tesoro quanto mai inaspettato, al pericoloso quadro elettrico affatto simile a quello che sta dipingendo la signora Minet, alle origini più o meno raffinate avvolte nel rosso boa di Sabrina, fino ad approdare a una consapevolezza che risolverà tutto quanto. Una soluzione che non riguarderà solo gli ospiti dell’Hotel Desiderio, ma soprattutto colei che intendeva salvarli, in preda a un delirio di onnipotenza e controllo che, sebbene mosso inizialmente dalle intenzioni più benevole, stava iniziando a crearle qualche problema, qualche, per così dire, interferenza di troppo. Il tempo si ferma quando gli eventi non rientrano nello schema prestabilito, i personaggi si bloccano e resta Maga Magari ad ascoltare due confuse voci fuori campo che la invitano a fare qualcosa accompagnate da una buffa musica di sottofondo.

La commedia è davvero molto divertente e, tra le risate più ristoratrici, ci insinua il germe della riflessione senza scadere nel tono commiseratore che potrebbe forse suggerire una rappresentazione fatta da una compagnia mista di attori con sofferenza psichica e non. Tutt’altro, l’integrazione tra operatori e persone residenti in casa famiglia è stata proprio vincente e ha messo in risalto i pregi e le qualità di ciascun membro della compagnia, in funzione della buona riuscita della commedia in quanto a comicità, tempistica, musicalità e fruizione di un messaggio.

È evidente come il titolo rimandi a un altro più noto della letteratura ma anche del teatro e del cinema, così come era già avvenuto gli scorsi anni con gli altri tre spettacoli, Le città invivibili, Il senso perduto, Lo strano caso del Dr. Gioacchino e del Sig. Ido, tutti inseriti all’interno della cosiddetta Tetra-logia della disavventura.
Allusioni, citazioni autorevoli di cui non possiamo che fare tesoro.
Nella fattispecie, questo spettacolo, ruotando attorno al tema desiderio, ci invita a tenere a mente quanto questo, da un punto di vista esistenziale, possa essere importante per ciascuno; quante esperienze molto belle e al contempo molto difficili da gestire ci abbia spinti ad affrontare il desiderio stesso. I nomi “La terra di mezzo”, “Rumori fuori scena”, ricordano il luogo metafisico della sospensione tra l’attesa, l’aspettativa, il desiderio e la realtà come ostacolo insormontabile alla realizzazione di essi. Far vivere a tutti questa sospensione attraverso l’astrazione comprensibile del teatro, vuol dire educare senza violenza alla comprensione del concetto che di certo ci accomuna e che, magari esprimendosi proprio attraverso il desiderio, si chiama umanità.

L’intento molto apprezzabile del regista Stefano Goracci è stato quello di indagare mediante le speciali arti della fantasia, della sensibilità e dell’empatia, quali fossero i problemi sottesi all’insorgere di un qualsiasi disagio psichico: sia duraturo, sia passeggero, sia caratterizzante o accessorio nella vita di ciascuno. Infatti, se osservati con gli occhi di spettatori divertiti ma coinvolti, anche le insofferenze più intollerabili, le bizzarrie più strambe e emarginanti, i dissidi interiori più estremi e le ambizioni più alte e quasi esagerate, possono diventare parole chiave, temi affrontabili e solubili.
Adelaide Roscini

Un Hotel che si chiama Desiderio
Musica al pianoforte: Davide Pipparelli
Regia e testo: Stefano Goracci
Aiuto regia: Lorenzo Moscatelli
Assistenza regia: Chiara Cardoselli e Finalba Bibbiani
Scenografia e attori: Chiara Cardoselli, Finalba Bibbiani, Stefania Venturi, Paolo Agnelli, Sabrina Fognani, Giuseppe Falzone, Giuseppina Squitieri, Paola Sandroni, Giovanna Tartaglione, Fabio Di Stefano, Carla D’Amico, Davide Pipparelli, Lorenzo Moscatelli, Stefano Goracci, Paola Vongher, Jenette D’Arrigo.
Quadri: Aleandro Aleandri, Carla D’Amico
Tecnico audio: Giuseppe Valentino

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