Un insolito naufrago nell’inquieto mare d’oriente (Le cochon de Gaza) di Sylvain Estibal

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All’indomani di una tempesta, il pescatore palestinese Jafaar (interpretato da Sasson Gabai, già vincitore dell’European Film Award per La Banda) si ritrova per caso nella rete un maialino vietnamita: dopo aver tentato di sbarazzarsi dell’insolito naufrago, l’uomo decide di “approfittare” di quella pesca inaspettata, lanciandosi in una ingegnosa quanto rocambolesca iniziativa…Tra soldati e coloni, check-point e kamikaze, una commedia surreale che come una favola si apre alla speranza.


Questo film, è uscito in Francia nel 2011 e ha vinto nel 2012 il premio César per il miglior debutto. Esce in Italia nel giugno del 2014, con molto ritardo, in un periodo difficile e in poche sale, ma è un film molto interessante che andrebbe visto prima dell’uscita dalle sale.

Opera prima di Sylvain Estibal, giornalista e scrittore francese di origini uruguaiane, affronta con ironia la tematica della vita quotidiana nella striscia di Gaza, fra occupanti israeliani, immigrati russi di recente arrivo, colonie difese dai militari e i mille e assurdi divieti imposti dall’esercito israeliano. Alcuni spettatori hanno ritenuto che trattare con ironia tali delicati temi sia indice di poco rispetto verso la questione palestinese, ma si ritiene che questa sia una critica ingiusta nei confronti del lavoro. Il regista dichiara di ispirarsi a “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin, ma invece sembra essere presente sopratutto lo spirito e l’ironia del bel libro “Sharon e mia suocera” dell’architetta e scrittrice palestinese Suad Amiry. L’autrice, che vive a Ramallah, tiene un diario dell’occupazione israeliana del 2003. Oltre all’esercito che spara e demolisce le abitazioni, deve sorbirsi anche la suocera che spara cattiverie a raffica. In un contesto drammatico Amiry riesce a raccontare il tutto utilizzando il registro dell’ironia. Probabilmente è anche questa una strategia di sopravvivenza.


Anche qui, la storia del pescatore palestinese, che non può allontanarsi per più di 4 chilometri dalla costa e che pesca solamente immondizia e scarpe spaiate, diventa la metafora della piccola resistenza quotidiana alle difficoltà. Uno dei protagonisti a un certo punto del film dice: “gli israeliani trovano sempre una soluzione, a noi lasciano solo i problemi.”
Un giorno, dopo una tempesta, Jafaar trova nella rete un maiale vietnamita. Un dramma. Sia per i palestinesi come per gli israeliani, il maiale è un animale impuro che non può essere neanche toccato. Come fare? Gli israeliani la questione l’hanno risolta: i maiali vengono allevati tenendoli sollevati dal suolo, così che non possano toccare la terra. Ma dopo avere inutilmente tentato di vendere l’animale ai funzionari dell’ONU al pescatore non rimangono alternative. Cerca di ucciderlo, ma alla fine non ci riesce. Ma nella colonia vicina, in via di smantellamento, una colona cerca sperma di maiale per ingravidare le scrofe. Ed è su questo scambio che nasce e viene costruita tutta la storia. Un maiale, animale impuro per tutti e due i popoli, diventa quindi uno strumento di dialogo fra due realtà che sono in guerra da sempre.

Come per dire che è attraverso i canali più strani che diviene possibile instaurare un dialogo.
Il tutto avviene in un panorama sventrato e pieno di macerie e rifiuti, con un muro costantemente presente a chiudere l’orizzonte. Insomma, il film è godibile, ha un buon ritmo ed è recitato piuttosto bene. Estremamente interessante la colonna sonora, a cura degli Aqualactica, un quartetto elettroacustico che fonde musica tradizionale con sonorità moderne, e dei Boogie Balagan, un duo israeliano.
Un’osservazione riguarda il titolo del film in stile Lina Wertumuller. Era proprio necessario inventare quel titolo, per certi versi sviante? Non era meglio attenersi alla mera traduzione dal titolo francese? (Il maiale di Gaza)?
In conclusione, il film è parso essere piuttosto interessante, anche se rovinato da un finale ingenuo e troppo stucchevole, che affida la pace al rapporto personale, ignorando l’aspetto politico della questione.
Francesco Castracane

Scheda tecnica
Titolo originale: Le cochon de Gaza
Genere: commedia
Anno: 2011
Nazione: Francia / Germania / Belgio
Distribuzione: Parthenos srl
Durata: 99 minuti
Data uscita nelle sale: 19 giugno 2014
Regia: Sylvain Estibal
Sceneggiattura: Sylvain Estibal
Cast: Sasson Gabay, Myriam Tekaïa, Baya Belal, Ulrich Tukur
Musiche: Aqualactica, Boogie Balagan
Fotografia: Romain Winding
Montaggio: Damien Keyeux

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