Un mondiale da vincere grazie al Cartellino Rosso contro il lavoro minorile

Cartellino Rosso Giornata mondiale contro il lavoro minorile
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Il 12 giugno non è solo il giorno in cui iniziano i Mondiali di calcio in Brasile. Infatti il 12 giugno di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Ancora un numero impressionante di bambine e bambini, nei cinque continenti, non possono giocare nemmeno al calcio lo sport più popolare.
E come nel calcio il Cartellino Rosso dovrà espellere il lavoro minorile. Cartellino rosso è la nuova edizione della campagna che l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) lancia per riaffermare con forza che i 168 milioni di bambine e bambini che sono costretti a lavorare nel mondo sono una realtà del tutto inaccettabile. La campagna Cartellino rosso fu promossa per la prima volta in occasione della Coppa delle Nazioni africane nel 2002 per denunciare il lavoro minorile nella fabbricazione di palloni da calcio.
Grazie alle campagne ILO che hanno portato all’adozione, da parte di  molti paesi, delle norme contro il lavoro minorile il numero di minori che lavorano è diminuito di un terzo dal 2000, passando da 246 milioni a 168 milioni e questa diminuzione ha riguardato più le bambine che i bambini. Sono ancora troppi anche in considerazione del fatto che 85 milioni di minori lavorano in condizioni pericolose e particolarmente dannose per la salute.

Ancora milioni di bambini sono cotretti a mendicare o sono vittime dello sfruttamento sessuale o coinvolte nello spaccio e commercio di droghe.
L’Africa sub-sahariana è la regione con la più alta penetrazione e cioè più di un minore su cinque lavora. Il maggior numero di bambini  che lavorano si trova nella regione Asia e Pacifico dove l’incidenza è del 9,3%. L’America Latina e i Caraibi contano 13 milioni di minori che lavorano e cioè l’8,8% del totale.
Il settore dove sono impiegati maggiormente è quello dell’agricoltura dove troviamo il 59% dei casi, mentre nei servizi sono più del 32%. La maggior parte sono aziende familiari (ovviamente senza ricevere una paga) o comunque piccole realtà ma questo non deve ingannare perché è presente in diversi casi queste aziende finiscono per rifornire le grandi imprese.

In Burundi in occasione di questa  giornata si cercherà di sensibilizzare l’opinione pubblica per debellare il fenomeno cittadino dei “piccoli camerieri domestici” «una piaga aggravata dal fatto che ai piccoli lavoratori non è garantito nessun tipo di diritto, tanto che, spessissimo, vivono in condizioni di autentica schiavitù», senza dimenticare gli abusi sessuali che subiscono.

La storia dolorosa di Wilmer che a sette anni, come molti bambini del Guatemala, «è stato costretto a rimanere con gli occhi spalancati a causa dell’ustione provocata dallo scoppio di un petardo, mentre lavorava per costruire fuochi pirotecnici […]. Le ustioni, infatti, gli avevano rovinato le palpebre, senza le quali non riusciva più a chiudere gli occhi, a difendersi dalla polvere, dal vento, da mosche e moscerini, da qualsiasi agente esterno» [2].

E non sono solo i paesi più poveri a registrare la piaga dello sfruttamento dei minori. Human Rights Watch denuncia che negli Stati Uniti e più precisamente nei quattro Stati (North Carolina, Kentucky, Tennessee e Virginia) dove si coltiva il 90% del tabacco «ci sono bambini ed adolescenti esposti alla nicotina, ai pesticidi e al caldo estremo lavorano 10, anche 16 ore al giorno. E poi i traumi inevitabili, come il vomito, la nausea, la perdita dell’appetito, il mal di testa, l’insonnia, le vertigini. Tutti sintomi compatibili con avvelenamento da nicotina acuta» [3].
Per non dimenticare che il gioco e lo sport sono diritti inalienabili per i bambini e i ragazzi del pianeta.
Pasquale Esposito

[1] “Burundi, la piaga del bambini-domestici nelle case “per bene” e trattati come schiavi”,
www.repubblica.it, 9 giugno 2014
[2] Roberta Falasca, “Guatemala, dove i bambini “giocano col fuoco” e rischiano la vita per fabbricare petardi”, www.repubblica.it, 30 maggio 2014
[3] Fabio Polese, “Stati Uniti, lo sfruttamento del lavoro minorile c’è anche lì: bambini di 12 anni raccolgono il tabacco”, www.repubblica.it, 23 maggio 2014

 

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