Un nuovo presidente per la Repubblica di Cipro. Il conservatore Anastasiadis per evitare il fallimento

Cipro
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Fumata nera dalla riunione dei ministri finanziari dell’UE. Non c’è al momento una soluzione, un “pacchetto aiuticon annesse tutte le condizioni che sostengano Cipro a risollevarsi dalla più grave crisi economica dalla sua indipendenza avvenuta nel 1960. Una soluzione non c’è nemmeno in casa del Fondo monetario internazionale.
Nonostante ciò a Bruxelles il clima è fiducioso per poter arrivare, a fine marzo, all’accordo per un prestito che tra Europa e Fmi si aggirerebbe sui 17 miliardi di euro. Una cifra corrispondente a circa l’intero prodotto interno lordo della Repubblica di Cipro [1].
Alla riunione dell’Eurogruppo è presente Christine Lagarde, direttore generale del Fmi, e Michael Sarris ministro delle finanze del governo cipriota appena insediato.

L’aiuto finanziario era stato richiesto il giugno dello scorso anno, ma i risultati non si sono visti perché la troika (Ue,Bce e Fmi) vorrebbe regole più restrittive per le banche dell’isola contro il riciclaggio di danaro sporco che sembra provenire in buona parte da strani personaggi russi. Un altro punto su cui è difficile trovare convergenze è sul come e su quali entità coinvolgere nel salvataggio i possessori di depositi bancari.
Il rallentamento è stato causato anche dal governo del comunista Christofias che ha più volte fatto marcia indietro sulle una serie di provvedimenti di austerità che avrebbero accompagnato l’arrivo del prestito: taglio delle tredicesime e di altre indennità dei dipendenti pubblici, privatizzazioni e nuove tasse. Insomma storie che si conoscono da tempo e di  cui non c’è traccia di risultati concreti, se non una costante crescita della povertà in molte zone d’Europa e non solo quella mediterranea. E Cipro resta a rischio fallimento.

Il 24 febbraio scorso, al ballottaggio per le elezioni del settimo presidente della Repubblica di Cipro, il sessantaseienne  Nikos Anastasiadis, leader conservatore dell’Unione democratica (DISY) si è imposto su Stavros Malas, del Partito progressista dei lavoratori (Akel) a cui apparteneva il presidente uscente travolto dalla crisi senza precedenti  e forse da qualche responsabilità nell’esplosione nel deposito di munizioni alla base navale di Evangelos Florakis.
Una vittoria voluta dai mercati finanziari, supportata dalla benevolenza degli ambienti a Bruxelles, sostenuta dalla cancelliera Merkel  con la quale intrattiene buoni rapporti e appoggiata dall’arcivescovo della Chiesa greco-ortodossa locale.
Il primo marzo si è insediato con gli obiettivi di imbrigliare la crisi economica per poi far ripartire il paese mettendo in campo una serie di radicali riforme, politiche, economiche e sociali, senza però compromettere la pace e la coesione del popolo greco-cipriota.
Quello che non è chiaro come tagli in ogni direzione e privatizzazioni/svendite possano risollevare le sorti dei paese e dei cittadini visto quanto sta avvenendo in tutte le nazioni sotto la mannaia dell’austerity.
La crisi di Cipro è profonda  viene dalla crisi dei subprime passata dagli Usa alla Gran Bretagna e poi sull’isola e aggravata un sistema bancario in fallimento per gli errori commessi nella politica monetaria. «Gli investimenti in titoli di stato greci da parte delle principali banche cipriote hanno determinato un livello d’esposizione troppo alto. La ristrutturazione del debito greco ha comportato la perdita di quattro miliardi di euro per i primi tre istituti bancari ciprioti (Banca di Cipro, Banca Popolare, Banca Ellenica). L’entità del problema può essere colta considerando che la sola Banca Popolare, seconda del paese, ha bisogno di 1,8 miliardi di euro per la propria ricapitalizzazione, una somma pari al 10% del PIL cipriota» [2].
Il nuovo governo vorrà imprimere anche una svolta in politica estera, da una parte confermando e migliorando le  relazioni  in Europa e dall’altra proponendo  la candidatura di Cipro al Partenariato per la pace, un programma di cooperazione con i paesi NATO. E qui si potrebbe riaprire con una Turchia parte dell’Alleanza uno nuovo spiraglio per la riunificazione dell’isola divisa dal 1974.
Pasquale Esposito

[1] Sulle cifre e sulla complessa trattativa per un dettagliato resoconto cfr.  Francesco Grisolia, “Cipro, piano di salvataggio rinviato”, www.balcanicaucaso.org, 1 febbraio 2013
[2] Francesco Grisolia, “Cipro, aria di crisi”, www.balcanicaucaso.org,15 ottobre 2012

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