Un nuovo progetto per salvare le api

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Siamo soliti pensare che l’attività delle api si riduca esclusivamente alla produzione di miele. In realtà, questi imenotteri, la cui specie più nota è l’ape domestica (Apis Mellifera), sono responsabili per il 75% della produzione agricola. Ciò è dovuto all’attività principale di impollinazione, svolta di concerto con altri insetti impollinatori (quali farfalle e bombi), necessaria per la riproduzione di molte specie vegetali, garantendone quantità e qualità.

Ormai da tempo, le api sono a rischio estinzione. Tale condizione ha risvolti negativi sia per l’ambiente, con compromissione dell’ecosistema, che per l’uomo, con conseguente riduzione delle coltivazioni ad uso alimentare. Non meno importante è l’impatto economico che può risultare devastante.
Le cause responsabili sono varie e multifattoriali. Tra le cause di stress, capaci di provocare effetti diretti sulle singole api ed indiretti sulla salute dell’intera colonia, è possibile annoverare:
• problemi nutrizionali, in cui la covata di fuchi viene ritardata a favore della covata delle api operaie. Gli impatti negativi, a lungo termine, possono determinare una riduzione significativa di api adulte e la riduzione del numero di maschi. In tal caso verrebbe compromessa la fecondazione dell’ape regina;
• cambiamenti climatici che aumentano la sensibilità delle api alle variazioni di temperatura, compromettendo la sopravvivenza delle colonie invernali;

Agenti Biologici, quali:
• l’acaro parassita, Varroa destructor, vettore virale considerato una grave minaccia per le api mellifere adulte e per la loro covata, il cui attacco è solitamente letale;
• il virus della paralisi acuta delle api, ABPV, può infettare larve, pupe e adulti;
• il virus delle ali deformate, DWV, capace di provocare deformazioni morfologiche nelle api emergenti e morte prematura negli adulti;
• la Vespa vetulina, conosciuta come “calabrone dalle zampe gialle”, specie originaria del sud est asiatico presente in Europa dal 2004, predatore di api con un forte impatto sulla biodiversità;

Fattori di natura antropica, quali:
• pratiche di apicoltura non adeguate;
• l’uso di prodotti fitosanitari, contenenti sostanze attive neonicotinoidi, tali da compromettere il volo, la locomozione e l’orientamento delle api operaie, con riduzione delle stesse che fanno ritorno all’alveare dopo le ore di attività.
L’esposizione delle api ai prodotti chimici presenta molteplici aspetti. I prodotti fitosanitari possono raggiungere tali insetti tramite vari metodi di applicazione, quali spray, fumigazione, inzuppamento del terreno o concimazione dei semi.
L’esposizione produce, inoltre, effetti diversi a seconda dello stadio di crescita, del genere interessato, della casta di appartenenza e della stagione, in quanto ciascun aspetto influisce sulle abitudini nutrizionali e comportamentali degli individui.
Per poter capire l’incidenza dei suddetti fattori è opportuno considerare come è costituita una colonia, poiché gli effetti sui singoli individui si riflettono sull’intera collettività.
Le colonie di api sono biologicamente complesse. Le api mellifere sono insetti eusociali (dall’elevato grado di organizzazione sociale, tipico solo di alcune specie animali), caratterizzati dalla cura cooperativa della covata, dalla coesistenza di più generazioni per colonia e dalla divisione del lavoro. Gli individui necessitano di requisiti energetici diversi in base alle fasi della vita e alle caste di cui fanno parte. Ogni colonia è composta da una regina, l’unica femmina fertile, da centinaia di fuchi, maschi, fertili e da migliaia di api operaie. Ciascun membro svolge un ruolo fondamentale tale da rendere la colonia un “superorganismo”, la cui dinamica è influenzata da vari fattori poiché interagisce strettamente con il suo ambiente.
È possibile riscontrare una vasta biodiversità di api mellifere rappresentate da un complesso di 26 sottospecie, di cui 11 presenti nell’UE. Numerosi fattori ne causano una rapida perdita come, l’ibridazione, l’impollinazione, lo svernamento e il commercio di api regine; attuali minacce per la conservazione delle popolazioni autoctone.

Per proteggere le api e sovvertire la riduzione di insetti impollinatori in Europa, l’EFSA ha proposto un nuovo approccio alla Valutazione dei Rischi Ambientali (VRA).
Avvalendosi di organi come il comitato per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo, l’EFSA ha richiesto un parere scientifico integrato, noto come MUST-B, per valutare gli effetti congiunti dei molteplici fattori di stress sulle api da miele.
Il professor Simon More, presidente del gruppo di lavoro MUST-B, ha dichiarato: “Abbiamo lavorato sodo per consegnare quella che crediamo sia una proposta innovativa e lungimirante che farà progredire la teoria ma soprattutto la pratica della valutazione del rischio ambientale. Particolarmente gratificante è il fatto che siamo stati in grado di farlo collaborando con le principali parti interessate come gli apicoltori“.

L’approccio sistemico è in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo, in particolare la salvaguardia dell’ambiente e la conservazione della biodiversità, come supportato dalle strategie Farm to Fork e Biodiversity (volte a favorire la transizione verso un sistema alimentare equo e rispettoso dell’ambiente), trasformando le sfide climatiche e ambientali in opportunità per:
• ripristinare gli ecosistemi danneggiati;
• promuovere un ambiente privo di sostanze tossiche;
• ridurre l’uso di pesticidi chimici;
• favorire l’innovazione utilizzando l’intelligenza artificiale per decisioni su prove relative alle sfide ambientali.

Lo studio include due componenti principali, tra loro strettamente interconnesse:
1. la modellazione utile per simulare il comportamento dell’intera dinamica di popolazione e per concentrarsi su fenomeni di stress per la vita delle api;
2. il monitoraggio concentrato sulla raccolta continua e strutturata di dati, provenienti da alveari “sentinella”, posizionati in diverse zone climatiche appartenenti all’UE, utili per la convalida continua del modello.

L’innovativo approccio basato sui sistemi prevede l’utilizzo di strumenti di valutazione computerizzati, infatti attraverso le tecnologie dell’Application Processing Interface (API), sarà possibile monitorare gli alveari sentinella per fornire dati in tempo reale e sorvegliare le colonie in situ.
Questo procedimento differisce dai metodi tradizionali utilizzati poiché questi ultimi mirano ad identificare il determinante di rischio più significativo e quindi a scindere i contributi delle diverse componenti dannose. L’approccio sistemico cerca, invece, di valutare l’impatto sulla colonia, dovuto alla combinazione di fattori multipli di stress, nel contesto in cui si trova.
Tutto ciò al fine di colmare le lacune, in termini di metodologie, dati, conoscenze e competenze per la valutazione del rischio ambientale, riscontrate dall’EFSA in modo da intraprendere eventuali azioni correttive necessarie.

Francesca Bucolo

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