Un romanzo per il lavoro: Testa, mani e cuore di Vincenzo Moretti

Moretti Testa Mani Cuore
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Il libro di Vincenzo Moretti Testa, mani e cuore, mi riporta a una rinnovata difficoltà o a una piccola euforia: quando leggo un libro che mi prende e che mi coinvolge, scopro di non saperlo riassumere, di non essere capace di riportarlo a un centro.

San Severo monumento contadino
San Severo, monumento al contadino. 2012. Foto Pasquale Esposito

Mi attardo, mi avvolgo nelle parole; vorrei trasferire nella recensione i tanti dettagli che mi hanno colpito e le singole parole che mi hanno attratto.
Questa è la mania perversa del lettore: non si può ridurre una storia, un romanzo, un fascio di azioni a una sorta di riassunto.
Spolpare, scarnire, rende povero chi scrive e chi legge.
Certo, La vita istruzioni per l’uso è, a suo modo, la storia di un palazzo, ma è questo il fascino della lettura? È questo il fascino dello scrivere?
Sicuramente no; lo posso, almeno questo, affermare.

Se, nonostante quello che abbiamo affermato fin qui, mi vedessi costretto a tentare, comunque, di trovare un centro di Testa, mani e cuore, credo che mi servirei di una citazione.

Citazione
“No! Mi piace piuttosto lo spazio che dai alle persone semplici, normali, e anche agli attrezzi di lavoro: la cardarella che parla mi fa impazzire.
Cosimo, l’Italia se la sta dimenticando la fatica che ci vuole per fare il pane, per tirare su un ponte, per raccogliere i pomodori, per costruire un’automobile.
Qui a furia di frullarsi la testa con la televisione certa gente pensa che viviamo nel mondo del mago Copperfield, puff e le cose appaiono come dal nulla. E invece dietro ogni cosa ci stanno la capacità, l’impegno, la fatica di quelli che la fanno.

Il punto di partenza di questo testo – che è comunque un romanzo – è apparentemente improprio.
Alle spalle di questi racconti c’è un’inchiesta partecipata, promossa da Fondazione Ahref e Fondazione Giuseppe Di Vittorio, dal titolo “Le vie del lavoro”.
Su www.leviedellavoro.org  è anche disponibile gratuitamente il film La tela e il ciliegio, diretto da Alessio Strazzullo. Un anziano artigiano, maestro del legno, e un giovane esploratore delle nuove possibilità della rete, si raccontano attraverso il proprio lavoro, la propria esperienza, la propria passione.

Citazione
«“E poi tieni presente che, per quanto mi farebbe piacere, la parte di Shahrazad delle Mille e una notte proprio non mi si addice. Posso darti da leggere le prime bozze del libro, il titolo dovrebbe essere Le vie del lavoro, è un romanzo con una storia principale dove narro, per l’appunto, del viaggio di due amici alla ricerca dell’Italia che dà valore al lavoro e mette passione nelle cose che fa, che si intreccia con ventidue racconti scritti in prima persona dai protagonisti, che però non sono soltanto persone in carne e ossa, ma anche luoghi, cose, idee, futuro.
“Aspetta aspetta Cosimo, per favore ripeti, perché io non sto capendo niente.”
“Hai ragione, qui se non sto attento mi confondo pure io. Facciamo così: a Shahrazad la lasciamo perdere e per quanto riguarda il resto diciamo che il lavoro è il filo rosso che tiene assieme le cose che ho voluto e potuto fare fino a oggi nella mia vita e che il libro è il mio modo di ridare indietro almeno una parte di quello che mi è stato dato.
“Bella questa idea di non prendere soltanto, di ridare indietro qualcosa.”»

Gli elementi eterogenei che incontriamo nella lettura – persone, luoghi, idee e cose – sono tutti connessi al racconto del lavoro, alla sua centralità da un punto di vista umano e sociale, alle ricadute etiche e politiche di un passaggio storico di grandi trasformazioni.
Il romanzo, nelle sue articolazioni, racconta dell’Italia operosa, dell’Italia che dà valore al lavoro: anche nelle vicende di quelli italiani costretti a cercare fuori dal nostro paese la propria vita lavorativa; anche nelle storie di oggetti e luoghi semplici e utili.
Tutte le storie appartengono allo stesso orizzonte: quello che pone una netta distinzione fra le cose fatte bene e le cose fatte per fare. Le cose fatte bene perché devono essere fatte bene, per esserne soddisfatti, per dare un senso alle azioni, alle scelte, alle relazioni.

Citazione
“Ne è passato così tanto che neanche me lo ricordo più. Però tu non pensare alla mia pazienza, che tanto quella nessuno me la toglie, concentrati su quello che devi fare, perché nel lavoro tutto è facile e niente è facile, è questione di applicazione, dove tieni la mano devi tenere la testa, dove tieni la testa devi tenere il cuore, altrimenti non diventerai mai un bravo artigiano. Adesso però vieni qua, aiutami a spostare questo comodino che da solo non ce la faccio.

L’andamento – superato il dato sociologico – è quello della narrazione, del fascino di poter trasformare in protagonisti, come dicevamo, non soltanto uomini e donne in carne ed ossa, ma anche libri, strumenti di lavoro, piazze e così via.

Il richiamo, nei titoli e nell’atmosfera di singole parti, ad alcuni grandi scrittori è utilizzato per amplificare il gioco fra il racconto principale e i racconti, per così dire, secondari. Gli autori esplicitamente citati sono, infatti, tutti legati all’idea di una narrazione che si avvolge su se stessa e ci attrae in un cammino a tratti labirintico.
E’ opportuno, inoltre, ricordare che molti grandi romanzi non hanno mancato di raccontare, con smania quasi documentaria, il lavoro e gli attrezzi di ogni costruire o fare. E che la metafora della bottega e dell’officina, sono state care a tanti autori.

Da un punto di vista letterario, si parlerebbe di un racconto cornice che contiene dentro gli altri. Il rapporto fra due fratelli, Cosimo – lo scrittore – e Libero – malato di cancro, è il filo ideale che tiene insieme i sentieri che si biforcano nella narrazione e i diversi livelli di lettura delle singole storie.
Libero legge ciò che Cosimo scrive e ritrova, in quelle parole, l’amore che il fratello porta alla vita, alle persone, ai luoghi, alle idee e, primariamente, al lavoro in tutte le sue forme.
Libero, nei commenti del fratello, mentre è sempre più toccato dalla devastante malattia del suo caro, sembra trovare una via per fondere i suoi orizzonti, per mettere insieme i suoi racconti, per amare fino in fondo il padre perduto, la madre voltasi in tarda età alla religione e i fratelli lontani e vicini.

Citazione
Sì, ci sono cose che se non le hai vissute non le puoi capire veramente. Come fai a spiegare quanto diventi vulnerabile, fino a che punto senti la necessità di pensare a te, a quello che sei, a quello che vorresti essere, a quello di cui hai bisogno per riempire il vuoto di quella vita e un poco, la sua e la tua, andate perdute per sempre. E’ in questi frangenti che capisci che cos’è una famiglia, capisci perché averla, o non averla, non è la stessa cosa.

Fare bene e non tanto per fare; metterci dedizione, passione, condivisione, solidarietà: parliamo di lavoro? dei rapporti che intratteniamo con i parenti, amici, colleghi, altri in generale?
Il racconto cornice e i racconti singoli si saldano in questa idea condivisa del fare bene nel campo del lavoro e in quello delle relazioni umane. E’ uno spazio etico.

Corollario (necessario?)

In una delle storie che compongono il romanzo, si narra del rapporto tra Pasquale e i genitori di Tonino. Una vecchia conoscenza, dunque, che diviene amicizia e considerazione, quando Tonino recensisce un libro scritto dalla compagna di Pasquale assieme alla figlia.
Tonino spiega al lettore di essere quasi di fronte ad un conflitto d’interessi:
– proprio così aveva scritto – forse anche solo per il fatto che dalle mani della ragazza aveva comprato il primo contrabbasso della sua vita”.
C’era insomma un’amicizia che andava premessa : “perché insomma il fatto che in un mondo infestato dai conflitti di interesse – dalla guerra alla finanza, dal petrolio alle televisioni -, Tonino si fosse preoccupato di esplicitare il legame di amicizia che lo legava alle due donne gli era parso un seme di speranza, un germoglio di possibilità”.

Conosco Vincenzo Moretti da molti anni; ho letto il suo libro; ora ne sto scrivendo e mi chiedo: dove si annida il conflitto d’interessi?
Non credo si dia in questi casi: si appartiene a un orizzonte etico non a caso e le persone che scegliamo, o da cui siamo scelti, appartengono – ognuna a modo suo, ognuna con il suo stile – ad un orizzonte etico che non conosce il conflitto d’interessi; esso conosce, invece, una convergenza non necessariamente espressa e dichiarata.

Antonio Fresa

L’autore
Vincenzo Moretti, sociologo, dirige la sezione Società, culture e innovazione alla Fondazione Giuseppe Di Vittorio. La sua attività di ricerca è diretta all’analisi dei processi di innovazione organizzativa, sociale, tecnologica, alla serendipity e al sensemaking. Intorno a questi temi ha pubblicato saggi, volumi e articoli. E’ autore delle rubriche “Della leggerezza” su Nova100- Il Sole24Ore, “Questioni di senso” e “Serendipity” su Novalab-IlSole24Ore, “Che senso che fa” su Il Mese di Rassegna Sindacale. Tra i suoi libri: Bella Napoli (Ediesse, 2011), Rione Sanità (con Cinzia Massa, Ediesse, 2011), Dizionario del pensiero organizzativo (Ediesse, 2008)

Vincenzo Moretti
Testa, mani e cuore
Ediesse, 2013
204 pagine – 12 euro

 

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