Un viaggio in treno: la scoperta del destino tra letteratura, storia e amore

pareva un destino Roberto Todisco
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Al lettore non apparirà un atto di superbia il mio rivolgergli, nel mentre mi appresto a presentare un romanzo, una domanda secca e senza rimedio: ricordi Rutilio Namaziano?
Sì, non avere dubbi pescando, con sforzo, nel ricordo degli studi, un nome che sfrecciò veloce, eppure lasciando una traccia tra la curiosità e la sorpresa.
Rutilio, costretto dagli eventi della storia ad un passo dal crollo dell’impero, fu spinto a lasciare precipitosamente Roma, per fare ritorno ai suoi possedimenti, siti nell’attuale Francia.
Il viaggio si rivelò avventuroso e amaro. Per raccontare le sue peripezie e le sue riflessioni, su un momento critico della storia personale e di quella romana in generale, Rutilio compose l’opera De Reditu Suo: la vicenda individuale si specchia in quella storica e ci indica l’inevitabile catastrofe.


Filari. Foto Enzo Papa
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Questa brevissima ricognizione ci introduce a un altro racconto, ad un altro viaggio e, con la stessa simpatia e sorpresa già espresse, ad un altro Rutilio Namanziano: il protagonista del romanzo di Roberto Todisco, Pareva un destino.

Un viaggio elettorale – non quello che il candidato compie nel suo collegio elettorale, resoconto che pure porterebbe ad altre memorie letterarie con nobili ascendenti nella nostra storia (Un viaggio elettorale, Francesco De Sanctis) – per andare a votare in occasione delle elezioni politiche italiane del 2008: da Roma, dove il novello Rutilio lavora come macchinista delle ferrovie – in realtà Rutilio non ama viaggiare in treno e in genere si serve di altri mezzi – fino al paese di origine, Santo Stefano Belbo.
Il lettore che si è sottoposto con gentilezza alla mia domanda d’apertura, inizierà ora a nutrire sospetti e a intravedere l’abile tessitura che l’autore ha costruito fra rimandi letterari di varia natura, la vicenda di Rutilio e la vicenda italiana che si prepara, in quegli anni se non in quei mesi, a una crisi ritenuta epocale.


Foglie al vento. Foto Enzo Papa
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Pareva un destino è, quindi, un romanzo che costringe a molti livelli di lettura, proponendo richiami ed echi che tengono insieme le origini della nostra democrazia e le vicende sentimentali – in senso largo – di un uomo che, facendo ritorno, ricostruisce anche le tappe essenziali della sua esistenza.
Il destino diventa tale al momento giusto, quando cioè tutte le azioni e gli eventi, che ci sembravano scomposti e sconnessi, acquistano un nuovo significato. Accade, quindi, un mutamento sostanziale nella nostra possibilità di leggere le cose della vita e, soprattutto, nella nostra predisposizione a immaginare il nostro futuro. La parola greca καιρός esprime la forza del destino quando essa si presenta senza più dubbio: l’occasione che mette ordine nel divenire.

«Non abbiamo nulla in comune coi viaggiatori, gli sperimentatori, gli avventurieri. Sappiamo che il più sicuro – e più rapido – modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest’oggetto ci sembrerà – miracoloso – di non averlo visto mai.» Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò

Pareva un destino, Santo Stefano Belbo, Melville (Bartleby in particolare): il mondo di Pavese si affaccia a più riprese e indica possibili percorsi.
La partenza da Roma ci presenta un uomo del nostro tempo, alle prese con un sottofondo emotivo fatto di vicende amorose chiuse e non chiuse mai del tutto.
Il ricordo di un amore fatto anche di poesia e di lettura non si è mai colmato in uno slancio affettivo del tutto convincente: la sospensione non aiuta a sognare.
Gli incontri, nello scompartimento del treno, gli mostrano uno spaccato della società italiana di questa strana epoca e lo costringono a ripensare il proprio passato e il rapporto con le proprie origini.

Partendo dal suo ingombrante nome, gli ostacoli del passato e delle storie mai accettate, si trasformano lentamente in un destino, in una possibilità di essere che superi il protettivo e quasi ossessivo detto di Bartebly (I would prefer not to).


L’umana fatica. Foto Enzo Papa
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Rutilio non avrebbe potuto mai prevedere che la donna, che entra nello scompartimento a viaggio già avviato, è una ricercatrice universitaria di letteratura latina – la storia di Rutilio Namaziano le è nota – che porta avanti un progetto per il recupero della memoria partigiana.
Incredibile, si direbbe. La memoria partigiana è ancora una volta il punto di contatto tra la storia personale di Rutilio e la nostra storia nazionale. I racconti del padre, del partigiano Ismaele, concorrono, infine, a rintracciare il filo della memoria e della vita stessa di Rutilio.
Ismaele: lo ricordate? è il narratore della vicenda di Moby Dick, della storia di un’ossessione, della storia, insomma, di un destino.
Rutilio Namanziano incontra il destino che gli mostra la sua vita sotto un’altra luce, con un’altra inclinazione.
E altro non vi svelo….
Antonio Fresa

Roberto Todisco
Pareva un destino
Nuvole di Ardesia edizioni, 2013
172 pagine, € 9,99

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