Una città che canta: Napoli nelle canzoni in 100 parole

Napoli nelle canzoni in 100 parole
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Oggi a Napoli presso il Pan in via dei Mille è stato presentato il volume “Napoli nelle canzoni in 100 parole”, Giulio Perrone editore per L’Erudita. Relatori Marilicia Salvia, giornalista de Il Mattino, Vincenza Alfano, curatrice dell’antologia e Nino Daniele, assessore alla cultura. Si tratta di un’opera corale basata su di un’idea di Alessandro Baricco, riuscire a raccontare una storia in sole cento parole.
Il quid pluris in questo volume di agile consultazione è dato dall’aver basato, ciascuno, la propria narrazione su di una canzone napoletana. I cento e più autori, di diversa estrazione tra scrittori, musicisti, giornalisti, hanno provato a raccontare la città partendo dalla suggestione di una canzone. Con la doppia difficoltà data, da un lato dal vincolo del ristretto numero di battute e, dall’altro, di dover scrivere una storia su un’altra storia.

Si spazia da Donizetti, bergamasco, che pure seppe cogliere lo spirito di Partenope nella sua “Me voglio fa’ ‘na casa” a D’Annunzio, sommo poeta, con la sua “Vucchella”, passando per Di Giacomo, Bovio, Caruso, il grande ambasciatore della musica napoletana nel mondo, per arrivare fino ai giorni nostri con Totò, Dalla, Pino Daniele, Modugno e tanti altri.

Napoli nelle canzoni in 100 parole Vincenza AlfanoMolteplici, dunque, le fonti d’ispirazione che hanno dato vita ai racconti. Tante voci diverse accomunate da un’unica suggestione, l’amore per questa città che ti si radica dentro con un senso di appartenenza che non ha eguali in nessuna altra parte del mondo. Qualunque sia la scelta, di andare o di restare, Napoli continua a riecheggiare con le sue voci, le sue note e i suoi squarci dentro l’anima di chi ci è nato e di chi è entrato in contatto con lei, scevro da pregiudizi.
Era facile scadere nel luogo comune, pizza e mandolino sono da sempre stati rinfacciati alla città per ridurla e minimizzarla, ma così non è stato. La sfida è stata vinta. Questo coro di voci è riuscito a rinsaldare, laddove ve ne fosse stato bisogno, il legame tra i napoletani e la loro musica e a testimoniare ancora una volta l’attualità e l’immortalità di questo patrimonio unico al mondo, che è locale per origine, ma universale per fruizione.

Questa è una città che canta. In ogni strada, in ogni vicolo, in ogni piazza. I suoi abitanti, qualunque sia la loro estrazione sociale, cantano. Forse perché, come ricordava l’assessore Nino Daniele, la radice greca ha fortemente impressionato il codice genetico di chi vi è nato. E i napoletani hanno continuato a cantare anche lontano dalla terra quando, da emigranti, hanno portato con sé la loro musica e contribuito a diffonderla in paesi lontani. Questo libro canta e va, dunque, letto e ascoltato insieme.
Splendidi i contributi musicali di Luca Signorini, primo violoncello del San Carlo, del maestro Mino Remoli, di Lino Blandizzi, di Antonello Grande e Daniela Del Monaco, di Carolina dello Iacono e del giovane rapper Federico Flugi Aka Tueff.

Donatella Schisa

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