Una legge di stabilità rivoluzionaria. Manca l’austerity ma ci sono diritti, lavoro e ambiente

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Una finanziaria diversa è possibile. Anzi non diversa, rivoluzionaria e capovolta, sia nei contenuti che nella filosofia economica, alla Legge di stabilità del 2013.
È quanto si desume dal XIV Rapporto Sbilanciamoci su: “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace” presentato qualche giorno fa ma di cui non c’è traccia sui grandi media affinché i cittadini possano giudicare su quanto emerso da un lavoro collettivo di esperti, associazioni e organizzazioni di vari settori [1].

Qualcosa si muove anche a livello ufficiale ed europeo per aprire le finestre su un dibattito asfittico sulle soluzioni alla crisi del continente. L’austerity che da anni viene imposta da bancheri, politici e burocrati, non solo non ha contribuito alla riduzione dei debiti pubblici ma ha aggravato le condizioni economiche e sociali di comunità e individui attraverso una sistematica distruzione del sistema assistenziale e dei diritti.

Un gruppo di economisti ha presentato il Rapporto Igas al parlamento di Strasburgo proponendo soluzioni diverse, contrarie all’austerity per raggiungere gli stessi obiettivi fissati dalla Commisione Ue.

Ma torniamo al Rapporto Sbilanciamoci. Il documento oltre ad un quadro evolutivo della crisi che attraversiamo enumera nel dettaglio le proposte, ben 94, che compongono una manovra da 29 miliardi sia per le entrate e per le uscite, che per le riduzioni della spesa pubblica come gli stanziamenti per la Difesa o le “grandi opere”.
Prima di evidenziare alcune delle soluzioni presenti nel documento vale la pena riportare quanto scritto a proposito della direzione – il titolo stesso la annuncia – che si intende seguire.
«Serve un modello di sviluppo in cui alcune merci, consumi, pratiche economiche siano giustamente condannate alla decrescita (il consumo di suolo, la mobilità privata, la siderurgia inquinante) e altre siano invece destinate a crescere; quelle di un’economia diversa che abbia tre pilastri: la sostenibilità sociale e ambientale; diritti di cittadinanza, del lavoro, del welfare degni di un paese civile; la conoscenza come architrave di un sistema di istruzione e di formazione capace di far crescere il paese con l’innovazione e la qualità. Ma non c’è possibilità di uscita dalla crisi se non si ristabiliscono condizioni di uguaglianza e di giustizia economica e sociale: serve una redistribuzione della ricchezza del 10% più agiato a favore del 90% della popolazione che soffre il peso della crisi. Per far crescere la torta bisogna prima fare delle fette più eque per tutti. È ora che i mercati finanziari, i rentiers e le banche si facciano da parte.»

Dopo una puntuale e approfondita disamina dei vari interventi legislativi (cifre comprese) messi in campo dal governo Monti fino alla recente Legge di Stabilità (2013-2015) che dovrebbe condurre al pareggio strutturale di bilancio, i provvedimenti della finanziaria alternativa affrontano il capitolo della Giustizia e legalità fiscale.
Da molti anni le politiche liberiste hanno drenato enormi quantità di ricchezza «dal 90% al 10% della popolazione più agiata» , senza nemmeno produrre sviluppo e miglioramenti concreti per i cittadini. La tendenza va invertita e oltre a intaccare pesantamente rendite e grandi capitali dovrà «colpire l’economia del privilegio, indebolire le produzioni e i consumi improntati a logiche corporative e dannosi per l’ambiente e la società».
Uno dei passi più importanti, oltre ad una maggiore progressività impositiva per i redditi più alti, è la tassa sui patrimoni che porterebbe 10,5 miliardi di entrate. La proposta è una patrimoniale permanete e progressiva a partire dai patrimoni sopra il milione di euro. Un’altra voce cardine delle entrate di questo bilancio “rivoluzionario” è la tassazione, alla fonte, delle rendite finanziarie e l’introduzione della Tobin Tax con 2 miliardi di euro di introiti.
L’equità fiscale e il recupero delle risorse passano attraverso una guerra totale all’evasione e alla corruzione reintroducendo il reato e falso in bilancio e l’elenco clienti-fornitori (serve per l’incrocio dei versamenti) cancellati dal ministro Tremonti e delle misure ad hoc per gli istituti finanziari con sedi nei paradisi fiscali, mentre l’uso del contante avrà un tetto in 300 euro.
Sempre sul lato delle entrate va introdotta la Carbon Tax per cui la tassa di circolazione sulle auto dovrebbe essere proporzionale alle emissioni di Co2 e non alla potenza del motore recuperando così 500 milioni di euro.
Sia pur con introiti più bassi altre entrate deriverebbero da tasse su attività non proprio socialmente utili come quelle sul porto d’armi, pubblicità, diritti televisivi, sport spettacolo e consumi di lusso.
Per investire risorse ed energie nei servizi per la comunità, produzioni pulite, ricerca e innovazione e ambiente – a lungo fanalino di coda delle voci di bilancio – altre fonti di approvvigionamento sono la cancellazione di grandi opere (2,7 miliardi ) [2], di spese militari a vario titolo (sistemi d’arma, missione in Afghanistan,… 5,44 miliardi di risparmi) [3], il riordino delle convenzioni private nella sanità (1miliardo) e la cancellazione dei fondi alle scuole private (500milioni).
Un tema di cui non si parla mai è il cosiddetto Copyleft nella Pubblica Amministrazione. Una soluzione per cui adottando software libero da parte delle amministrazioni centrali e
locali si risparmierebbero circa 2 miliardi di euro l’anno sui costi delle licenze (680 milioni per Microsoft), con vantaggi economici e di controllo della spesa.

Cosa fare di questo denaro liberato?

Non è poco perché si possono destinare 500 milioni di euro per rimodulare l’IMU a favore dei redditi più bassi mentre per l’ambiente l’investimento totale potrebbe ammontare a 3,6 miliardi di euro le cui voci di spesa principali sarebbero gli  impianti fotovoltaici (1 miliardo), investimenti per le ferrovie locali (1 miliardo) , messa in sicurezza del territorio (1 miliardo).
La povertà che tutti gli studi e le analisi ci confermano avanzare senza sosta mettendo ai margini intere famiglie si potrebbe fronteggiare spendendo per gli asili nido (1 miliardo) , destinando a LIVEAS e Fondo nazionale Politiche Sociali 2 miliardi e poi altri 400 milioni al fondo per la non autosufficienza. Chiudendo i CIE che impiegano 236 milioni di euro si potrebbero destinare la stessa quantità di denaro per un’accoglienza vera dei migranti e per la loro integrazione.
Alla sanità pubblica che nel 2013 per i tagli subiti non erogherà più i livelli essenziali di assistenza si possono destinare 1,72 miliardi in buona parte per il reintegro dei fondi regionali.


Roma, laboratorio di ricerca. Novembre 2012. Foto Ciro Ardiglione

Scuole e Università pubbliche avrebbero forse, per la prima volta, le risorse per un rilancio del sistema educazione dall’edilizia, alle borse di studio, al sostegno all’obbligo scolastico, alla ricerca  per un totale di 4,3 miliardi di euro.
Veniamo al lavoro e allo sviluppo economico che passerebbe dalla stabilizzazione dei precari al sostegno dei salari, al sostegno a 4.000 nuove piccole imprese, agli investimenti per piccole opere (messa in sicurezza di territorio, interventi urbanistici,…), alla finanza etica o  sostegno all’economia solidale (gli orti urbani e i Gruppi di Acquisto Solidale –Gas per esempio).
E oltre 5 miliardi alla fine vanno in riduzione del deficit bilancio. Scusate se è poco.

Pasquale Esposito

[1] La lista completa la si può leggere nel Rapporto stesso scaricabile gratuitamente dal sito www.sbilanciamoci.info
[2] Senza ripetere dell’inutilità della TAV a pagina 46 del rapporto si legge che «si destinano in Tabella E nel triennio 2013-2015 688 milioni di euro al II lotto del Terzo Valico dei Giovi, che si aggiungono all’1,6 miliardi di euro già assegnati a quest’opera (al I lotto sono stati destinati 500 milioni di euro e al II lotto il 6/12/2011 sono stati già destinati 1,1 miliardi di euro!) che per il suo costo di 6,2 miliardi di euro (stimati a preventivo) è di gran lunga l’intervento più scandaloso di quelli ricompresi nel Programma delle infrastrutture strategiche».
[3] Il rapporto si sofferma, spiegandone le evoluzioni, anche sul tema della riconversione delle produzioni militari, del servizio civile, del ruolo delle relazioni basate sulla cooperazione con il supporto alle ONG italiane e internazionali

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