“Una Pagina d’Amore” di Émile Zola

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Dalla serenità tranquilla del sonno in una calda e accogliente camera da letto, all’angoscia di una madre per la propria bambina malata fino alla disperazione assoluta nella ricerca di un medico che possa soccorrerla. Pagine iniziali folgoranti.

Sin dall’inizio del suo romanzo più poetico Émile Zola, già celebre per il realismo naturalista con cui colpì lo stomaco della società francese nel 1867 con “Thérèse Raquin”, entra nell’intimità di una vedova e madre alto-borghese che nel suo appartamento sulla tranquilla ed elitaria collina di Passy, ammira una Parigi che rispecchia le vicende e i turbamenti che attraversano il suo animo e quello della fragile figlia dodicenne.

È la storia di una passione impossibile tra la giovane vedova Hélène e il dottor Henri Deberle che, suo vicino di casa, la soccorre curando la figlioletta in una gelida notte invernale. Trasferitasi a Parigi dalla provincia con il marito che muore poco dopo, Hélène dedica la sua vita alla piccola Jeanne che ha un legame più morboso che affettuoso nei confronti della madre. Una vita solitaria dunque che si fa meno monotona con la frequentazione sempre più assidua del dottore e di sua moglie Juliette.

Donna tranquilla e generosa, Hélène si innamora di Henri; una passione proibita che si impedisce con sforzo e sofferenza, fino a quando non urta contro la leggerezza di Juliette, di cui scopre gli appuntamenti con l’amante. Offesa dal quotidiano lineare ma contraffatto della coppia di amici, che manda avanti un ménage fatto di bugie ma anche di affettuosa indifferenza, la giovane donna pensa alla delazione, poi rinuncia, per cadere infine nelle braccia di Henri. La tragedia non aspetta e interviene a sconvolgere animi e vite.

Il realismo della saga dei Rougon-Macquart non si perde neppure in questo romanzo; scritto per prendersi una pausa dall’“ineluttabile decadimento di una famiglia operaia” de “L’Assommoir” prima di iniziare la scrittura del “poema del desiderio maschile” che fu “Nanà”, la vicenda di Hélène è certamente meno drammatica ma non manca di contorni dolorosi. Intrecciando malinconia e poesia, Zola racconta la vie parisienne di giovani donne benestanti e di uomini e mariti che attraversano la vita delle proprie mogli quasi fossero delle comparse, con benevola regolarità e affabile distacco.

Tradimenti e amori in interni borghesi, tra bella mobilia, domestiche silenziose e avvedute, giardini lussureggianti e tranquilli; Zola amico degli impressionisti aggiunge la loro estetica alla sua storia, usando quelle stesse rapide ma intense pennellate per narrare del contraddittorio e incostante animo umano, e portando Parigi ancora una volta in primo piano, protagonista anch’essa seppure silenziosa.

La città di “Una pagina d’Amore” è già Ville Lumière ma qui è sopratutto metafora a sottolineare i momenti cruciali della vita della protagonista. Le riflessioni e i turbamenti di Hélène davanti al panorama che le si presenta davanti assumono una forma concreta, tridimensionale; la donna si trova a dialogare emozionalmente con la città che il cielo plumbeo dell’inverno o brillante dell’estate dipinge con straordinari colori. Hélène, predisposta per natura alla felicità ma inquieta nel timore della caduta personale e sociale, rimane fedele al proprio animo onesto e devoto, sebbene circondata dalle braccia possessive di una figlioletta nevrastenica, da quelle superficiali e impulsive di Henri e da quelle amichevoli ma vacue di Juliette.

Émile Zola descrive con la precisione di un chirurgo e la sollecitudine di un entomologo, società e sentimenti di fine secolo, raggiungendo spesso momenti di straordinario lirismo e disvelando nelle ultime pagine, altrettanto suggestive e commoventi, un epilogo doloroso in cui si mettono in scena tutte le emozioni che avvolgono una madre distrutta dalla sofferenza e dal senso di colpa.

Documento straordinario e indimenticabile di un epoca lontana nel tempo ma così vicina nelle sue vicende.

V. Ch.

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