Ungheria. Democrazia a rischio dopo le modifiche alla Costituzione

Ungheria
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Dittatura. Questo c’era scritto sullo striscione srotolato da quattro deputati del partito d’opposizione Coalizione democratica (Dk) prima che il Parlamento ungherese approvasse il cambio della Costituzione.
È complicato pensare ad un termine diverso per quanto sta accadendo in Ungheria, uno dei paesi dell’Unione.
Lo scorso 11 marzo il primo ministro Viktor Orbán grazie alla maggioranza dei due terzi di cui gode il suo partito (Fidesz) ha fatto votare la quarta modifica alla Costituzione redatta nel 2011, dando un colpo mortale alla democrazia.
È stato possibile perché Orbán dispone di 262 seggi su 386 e cioè oltre i due terzi dei parlamentari senza dimenticare la presenza dell’estrema destra di Jobbik con i suoi 47 seggi. E questo fin dal 2010 quando la vittoria elettorale e il premio di maggioranza del 15% gli assegnarono questa maggioranza.

Prima elencare gli stravolgimenti apportati sul  piano costituzionale è il caso di ricordare un altro tassello di questo oscuramento della democrazia. Dal 2010 il primo ministro ha creato la Terrorelhárítási Központ (Tek) e cioè un’unità d’élite dell’antiterrorismo, sotto il comando del ministro degli interni e del premier, con il compito di proteggere il presidente della Repubblica, il capo del governo e prevenire atti di terrorismo. Una struttura potentissima che, senza mandato, può compiere atti di polizia anche gravi come entrare a casa di un sospettato o raccogliere, spiando, informazioni riservate. Siamo  di fronte ad un gruppo che è al servizio del governo e per i suoi obiettivi.

Viktator” – come lo chiamano alcuni avversari – l’11 marzo è riuscito a portare un “lavoro” subito dopo la sua elezione. Con la nuova Costituzione saltano alcuni principi democratici come per esempio quello della Curia, la Corte costituzionale le cui sentenze antecedenti i primo gennaio 2012 vengono abolite e non potranno richiamarsi nemmeno al diritto europeo. Il tutto si aggrava quando si stabilisce che la Corte non potrà esaminare le variazioni degli articoli della Carta e la loro conformità sostanziale alla legge fondamentale. Potrà verificarne la sola correttezza procedurale.
Entro dieci anni l’età pensionabile di giudici, procuratori e notai passerà gradualmente da 70 a 65 anni con l’evidente obiettivo di cambiare l’apparato giuridico del paese.
In caso di offesa alla “dignità nazionale” sarà consentito limitare la libertà di espressione. Una formula talmente generica che evidentemente serve a circoscrivere la libertà di opinione e della stampa.
Il vecchio partito comunista è definito organizzazione criminale. Un passo verso la criminalizzazione delle opposizioni politiche.
I dibattiti elettorali sono vietati su radio e tv private già martoriate per la diminuzione della pubblicità su pressione governativa e per il taglio delle frequenze.
Il parlamento, con maggioranza dei due terzi,  deciderà dello status di “Chiesa” di qualunque organizzazione religiosa. E un altro diritto è azzoppato.
Non saranno più famiglia, con la conseguente perdita di diritto e vantaggi economici, le coppie di fatto, senza figli o omosessuali.
Gli studenti laureati con   il supporto finanziario pubblico sono obbligati a restare in Ungheria per un periodo almeno lungo come il corso di laurea e non potranno cercare lavoro fuori dai confini altrimenti dovranno restituire le spese degli studi superiori.
I senza dimora non potranno trattenersi e dormire in spazio pubblico, in caso contrario saranno punibili e potranno finire in galera.
Un complesso di norme liberticide, per di più  di natura costituzionale che spiega la natura di quello striscione comparso nel Parlamento magiaro. E spiega la risposta dura dei vertici europei e americani. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Durao Barroso, e il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, nel comunicato congiunto parlano di serie preoccupazioni circa il permanere del primato del Diritto dopo le modifiche costituzionali fatte approvare da Orbán e dal suo partito.
Forse dopo l’errore commesso nel 2000 quando  non venne sanzionata l’Austria per l’ammissione del partito di estrema destra di  Jörg Haider a Bruxelles si sta pensando a delle sanzioni o addirittura alla sospensione del diritto di voto per l’Ungheria.
«Intanto sul piano economico e sociale va sempre peggio con Orbàn al potere: il golpe bianco ha fatto crollare il fiorino, ce ne vogliono almeno 303 per un euro, è la peggior quotazione da anni e anni. L’economia è in recessione, e la situazione del mercato del lavoro, specie per i giovani  –  dicevano ieri dati europei  –  è insieme a quella greca la peggiore in tutta Europa». [1]

Pasquale Esposito

[1] Andrea Tarquini, “Ungheria, passa la Costituzione di Orban”, www.repubblica.it, 11 marzo 2013

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