Ungheria: la legge schiavitù. È sempre più deriva autoritaria

Ungheria Budapest Palazzo del Parlamento
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L’Ungheria di Viktor Orbàn e del suo partito Fidesz continua il suo rotolare verso una nazione che poco a che vedere con la democrazia liberale. Dopo le varie leggi e provvedimenti contro i migranti, le ong, i senzatetto, la stampa, le università sono arrivate due leggi una sull’organizzazione della magistratura e l’altra sugli straordinari, altrimenti detta “legge schiavitù” che aggrava pesantemente le condizioni di lavoro nel paese e se vogliamo chiudendo il cerchio di un sistema politico-economico sotto il potere del premier.

Il 12 dicembre, Il primo ministro di estrema destra, tanto caro al vice premier Salvini, ha fatto approvare le due leggi, «in mezzo a scene di caos, mentre i parlamentari dell’opposizione hanno suonato le sirene, hanno fischiato» [1], ma che nulla hanno potuto, nonstante le migliaia di emendamenti presentati, contro il muro alzato dalla maggioranza forte dei due terzi dei seggi ottenuti alle elezioni di aprile con solo il 49,5% dei voti.

Oltre alla legge schiavitù, è stata approvata anche una legge che istituisce le Corti amministrative con le quali si separa il giudizio di una serie di controversie amministrative, tra cui alcune questioni sulla legge elettorale e alcuni casi di corruzione, impedendo alla corte suprema del paese, sostituita dall’Alta Corte Amministrativa, di poter intervenire su tali questioni. Inoltre, al di là delle solite e mai mantenute rassicurazioni, il governo attraverso il ministro della giustizia avrà un ruolo primario nella nomina dei giudici e poi anche sulla supervisione dei bilanci dei tribunali [2].
Deputati dell’opposizione ed eurodeputati, tra cui Guy Verhofstadt, «criticano la riforma della giustizia e vedono in essa l’ennesima mossa di Orbán per rafforzare il proprio potere in Ungheria. Il Comitato Helsinki per i diritti umani ha inoltre dichiarato che “l’indipendenza giudiziaria in Ungheria è in pericolo”, aggiungendo che “le importanti modifiche all’organizzazione giurisdizionale si stanno trasformando in una reale e grave minaccia allo stato di diritto in un paese membro dell’Unione Europea”» [3].

È possibile che il contenzioso con l’Europa, dopo quest’altro passaggio, si faccia più teso di quanto non lo sia già, visto che il 23 settembre scorso il Parlamento Europeo ha approvato l’“opzione nucleare”, per la quale per l’Ungheria viene chiesto l’inizio delle procedure per l’applicazione dell’art. 7 del Trattato di Lisbona che prevede delle sanzioni per i Paesi che violano lo Stato di diritto e cioè che non rispettano i valori fondanti dell’Unione.
Forse l’Europa farebbe meglio a concentrarsi sull’Ungheria, sulla Polonia e sui paesi che seguono a ruota sulle questioni della democrazia e dei diritti invece che sulla stretta osservanza dei parametri finanziari, peri i quali, con la Grecia ci si è macchiati di colpe gravissime.

La legge schiavitù è un’arma contro i lavoratori e le rappresentanze sindacali. Primo: consente di portare da 250 ore a 400 ore le ore di straordinario e questo senza che il datore del lavoro debba chiederle; nella sostanza le aziende ungheresi potranno chiedere ai dipendenti anche di lavorare per dieci ore nei cinque giorni o potrebbe diventare sei i giorni a settimana con turni da otto ore. Secondo: i tempi massimi di pagamento degli straordinari passano da uno a tre anni. Terzo: le negoziazioni gli straordinari potranno avvenire senza la contrattazione dei sindacati rendendo i lavoratori più deboli.
Il governo ha, come si fa in questi casi, ha dato tutt’altro senso alla legge e cioè un’opportunità per chi vuole guadagnare di più, «ma secondo i critici l’eliminazione delle restrizioni sugli straordinari è stata fatta senza offrire alcuna garanzia alle persone che lavorano, mettendole a rischio di pressioni e condizionamenti per accettare le richieste dei datori di lavoro. I critici dicono infine che la legge è stata influenzata dalle grandi aziende automobilistiche straniere che lavorano nel paese e che sostengono una parte fondamentale della sua economia» [4].
La quadratura del cerchio tra potere politico e potere economico? Vedremo se i fermenti di contestazione in atto in Ungheria avranno un seguito nel tentativo di arrestare la deriva autoritaria.
Pasquale Esposito

[1] Shaun Walker, “Hungary passes ‘slave law’ prompting fury among opposition MPs”, https://www.theguardian.com/world/2018/dec/12/hungary-passes-slave-law-prompting-fury-among-opposition-mps, 12 dicembre 2018
[2] Shaun Walker, ibidem
[3] David Finotti, “UNGHERIA: Notte di scontri a Budapest contro l’approvazione della legge schiavitù”, http://www.eastjournal.net/archives/94639, 14 dicembre 2018
[4] “Stiamo perdendo l’Ungheria”, https://www.ilpost.it/2018/12/13/ungheria-riforme-tribunali-lavoro/, 13 dicembre 2018

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