Uno spettro si aggira tra i candidati alle elezioni USA 2016: Bernie Sanders

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Lunedì 1 febbraio le elezioni per la Casa Bianca vedranno i primi atti concreti, con gli elettori in campo, per arrivare all’Election Day il primo martedì di novembre. Nello stato dello Iowa si vota per le primarie e, sia tra i repubblicani che tra i democratici, ci sono incertezze anche se Hillary Clinton e, soprattutto, Donald Trump sono in vantaggio nei sondaggi nazionali.

Mentre un candidato con buone probabilità di vittoria delle primarie come il magnate immobiliare newyorchese Trump che parla alla pancia degli americani, alle loro paure e alla loro filosofia di vita e inonda i media di posizioni razziste verso qualunque minoranza, lo si poteva immaginare, un Bernie Sanders che dia del filo da torcere alla super favorita iniziale Clinton è del tutto inatteso.  Il senatore del Vermont è ebreo, non è mai stato iscritto al partito democratico e si considera orgogliosamente socialista. E in effetti se le sue proposte non sono proprio socialiste, in alcuni casi sono radicali e implicano dei cambi strutturali negli Stati Uniti  che ancora detiene la leadership, un po’ appannata, del mondo e rappresenta la quintessenza del capitalismo.
Bernie Sanders

Infatti uno dei presupposti della sua proposta politica è la liberazione della democrazia del paese da Wall Street, dai finanzieri e dai banchieri. E questo è un attacco al sistema, ma senza corollari populistici.
In un suo editoriale, la prestigiosa rivista americana The Nation si è esposta per appoggiare la candidatura di Sanders perché «spinti dalla consapevolezza che il nostro sistema lavora “per i pochi” e non “per i molti”. […]. Alla base della crisi c’è la diseguaglianza, sia economica sia politica. Gli Stati Uniti sono diventati una plutocrazia — in cui, come afferma Sanders, “non solo abbiamo una grande diseguaglianza di reddito e di ricchezza, ma anche una struttura di potere che protegge questa diseguaglianza”. […] La ripresa che ha fatto seguito al collasso economico del 2008 non è stata condivisa. […] Mentre milioni di americani sono alle prese con le conseguenze del catastrofico cambiamento climatico, le compagnie dei combustibili fossili alimentano lo scetticismo sul clima in modo da poter continuare a guadagnare dalla distruzione del pianeta. […] il complesso militare-industriale e i suoi sostenitori continuano a promuovere incauti interventi militari che hanno prosciugato il nostro paese, danneggiato la nostra reputazione all’estero, e creato una tempesta perfetta di spreco, frode e abuso al Pentagono. Mentre gli americani di qualsiasi orientamento ideologico riconoscono la necessità di una riforma del sistema penale, uomini, donne e bambini afro-americani continuano a essere uccisi per strada da agenti di polizia, e gli arresti di massa continuano senza tregua» [1].
Il tema del forte ridimensionamento del ruolo di Wall Street e delle banche che non devono essere più too big too fail (troppo grandi per fallire) è stato oggetto di uno scontro duro con la Clinton nell’ultimo dibattito quando il senatore del Vermont l’ha accusata di avere preso soldi da Goldman Sach nel 2015 per la cifra di 675.000 dollari e quindi di non  essere credibile nei suoi piani di riforma.
«Può concretamente riformare Wall Street mentre spendono milioni e milioni di dollari di contributi per le campagne elettorali e foraggiano con parcelle individuali agli oratori?» [2].
E il fatto che la Clinton abbia iniziato a preoccuparsi sul serio lo si vede dal fatto che in recenti dichiarazioni cerca di convincere l’elettorato democratico che la pubblicità contro di lei dei miliardari repubblicani è diretta a far vincere Sanders per poi batterlo senza problemi alle elezioni [3], una sorta di invito al voto utile.

In una recente intervista a Rolling Stone lo stesso candidato indipendente ha spiegato brevemente la sua proposta di governo: «Il nostro obiettivo dovrebbe essere creare una società in cui tutti i cittadini hanno la possibilità di vivere decentemente. Un sistema sanitario nazionale che garantisca assistenza medica a tutti, educazione pubblica di alto livello dall’età prescolare alla laurea. Eliminare le tasse scolastiche nei college e nelle università statali. Ogni cittadino, a prescindere dal suo reddito, deve essere in grado di accedere a un’istruzione di qualità. Il salario minimo deve essere alzato in modo da garantire la sopravvivenza a tutti. Senti, nessuno conosce la formula magica per la felicità. Ma se hai una certa sicurezza economica la tua vita sarà sicuramente migliore. Ci sono milioni di persone in questo Paese che sono costrette a lavorare tantissimo perché il loro salario è inadeguato. Dovremmo fare quello che hanno fatto a Seattle o a Los Angeles e che stanno pensando di fare anche a New York: alzare il salario minimo a 15 dollari » [4]. Il programma comprende anche lo smantellamento delle grandi banche di cui abbiamo già detto, l’abbandono dei trattati di libero commercio, una riforma del finanziamento della politica che eviti il controllo del capitale e della finanza sui candidati prima e gli eletti poi, di una politica estera che guardi alla diplomazia e non alle armi e misure drastiche contro il mutamento climatico.

Le probabilità che Sanders diventi Presidente degli Stati Uniti sono scarsissime. Come ha spiegato il fondatore e direttore della rivista Jacobin (New York) Bhaskar Sunkara «gli elettori considerano che le sue probabilità di successo non siano pari a quelle di Clinton […] non può contare sul sostegno di nessun “superdelegato”, notabili e deputati, o ex-deputati che da soli rappresentano un quinto dei delegati di una convention democratica. Persino le figure più progressiste del partito come Elizabeth Warren, Jesse Jackson o Billy de Blasio, si sono astenute dall’assicurargli pubblicamente la propria benedizione . […] neanche le organizzazioni dei lavoratori si sono particolarmente attivate» [5].
Quello che sta accadendo è la sinistra «dispersa e separata» si sta riorganizzando intorno a lui e milioni di diseredati hanno un megafono per i loro diritti. E poi il senatore «ha tutto da guadagnare; a cominciare dalla nascita di un nuovo pubblico che non si spaventa più di fronte alla temibile parola “socialismo»  [6]
Pasquale Esposito

[1] “Bernie Sanders for President“, www.sbilanciamoci.org, 27 gennaio 2016, traduzione di Victor Murrugarra dell’articolo pubblicato da The Nation il 14 gennaio 2016.
[2] Delphine d’Amora, “Bernie Sanders Attacks Hillary Clinton’s Ties to Big Banks, And she shifts the attention to Obama”, www.motherjones.com, 17 gennaio 2016
[3] Patrick Caldwell, “Clinton’s New Pitch to Iowa Voters: Republicans Want Sanders to Win”, www.motherjones.com, 27 gennaio 2016
[4] Tim Dickinson, “La rivoluzione di Bernie Sanders”, www.rollingstone.it, 29 gennaio 2016
[5], [6] Bhaskar Sunkara, “Un socialista all’assalto della Casa Bianca”, Le Monde diplomatique/ilmanifesto, gennaio 2016

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