Urban Center: qualche insegnamento da quelli operanti (3)

Milano
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Questi particolari momenti, immediatamente successivi ad una serie di risultati nazionali (positivi/negativi?), che, comunque, esacerbano la politica italiana, ci riportano a considerare più a fondo la crisi trasversale che sta tra le righe rispetto a quanto accaduto ed accade, e che ci spinge a cercare nuovi spazi e/o strumenti, materiali e/o concettuali (gli Urban Centers?), per confronti e dibattiti più vasti e profondi rispetto agli avvenimenti.

I talk show televisivi incrementano, invece, la micro-dimensione dei temi, accrescendo i conflitti più che smontarli. Spettacolarizzandoli. Si resta alla cronaca. Senza interpretare più di tanto il cuore dei problemi, ed evitando di andare alla vera filosofia del cambiamento totale in atto. Il “contemporaneo” che avanza e travolge.
È quella che Massimo Cacciari definisce la sottile “linea rossa“, che attraversa tutti i fatti eclatanti ovunque nel mondo, che stanno assumendo strane somiglianze tra loro. Un cambiamento epocale in atto e non colto, superiore alla sola Italia, alla incerta Europa, alle nuove situazioni oltre oceano.

Gli Urban Centers, o come altro li vogliamo chiamare (Future Centers?), capitano a proposito, per indicare nuovi macro-spazi di confronto e di dialogo globale, facendo pulizia dei tanti micro-cosmi di pseudo dibattiti, sparpagliati, trasformati, anche ad arte, in conflitti, insulti, voci sovrapposte.
Per questo occorre superare le origini strettamente funzionali degli Urban Centers, ristretti alla sola specificazione urbanistica, pur concorrendo allo sviluppo della città, del territorio, ovvero, più lontano, verso le reti delle “città delle città. Andare invece oltre, pur continuando. Aprendo gli scrigni che stanno sotto il mare incognito, ripescando i veri temi della “società profonda”. Anche attraverso i filtri delle stesse città, in quanto cellule elementari ed indivisibili dell’intero fenomeno.

Gli Urban Centers possono essere ripensati come nuovi spazi di “mediazioni vaste, al centro di una crescente crisi sempre più generale, che non è più solo di carattere economico, ma è ora di più complicata essenza globale. Dopo una crisi economica così penetrante, come quella dell’ultimo decennio, ci si doveva, del resto, pur aspettare un grande sconvolgimento socio-politico di fondo.
Dopo la mediazione ci dovremmo attendere, così, un mutamento vero del modello sociale e politico globale. È ancor più importante in tal caso calibrare gli eventi ottimali di confronto costruttivo. Non episodici, ma presa di coscienza totale.
Nell’immediatezza occorrono, ovviamente, alcune prime occasioni di “riavvicinamento” tra la sfera politica e la sfera civile. Gli Urban Centers possono configurarsi come interventi di “primo soccorso e “stanze di alleggerimento” ai vari livelli e scale, per sgonfiare i conflitti in atto.
Sono nati in America come “spazi neutrali”, dove sviluppare dialoghi (in greco dia – logos : parlare tra persone diverse, e che, quindi, “pensano in modo diverso), con coinvolgimento, verticale ed orizzontale, di tutti i numerosi soggetti interessati al complesso governo della Società americana. Poi esportati in Europa, dove le situazioni e le tensioni sono diverse, ovviamente.

Come sempre, anche in questo caso, dobbiamo riconosce il merito di pionierismo all’INU – Istituto Nazionale di Urbanistica – per aver avviato i primi dibattiti sugli Urban Centers italiani (le Case della Città), attraverso le manifestazioni annuali dell’UrbanPromo annuali – inizi 2000. Con l’intento di dare un corpo effettivo alle potenzialità di un nuovo strumento di “democrazia partecipata“, visto che nel groviglio delle “crisi nelle crisi” striscianti (nodo tipico italiano), il concetto della “partecipazione” è diventata pleonastica.
Torino è stata la prima città dove questi nuovi luoghi sono stati utilizzati come occasioni di nuova “compensazione” a largo effetto.
La nuova apertura del dibattito poi crescerà ancora, come prova definitiva di una nuova “civiltà contemporanea” che avanza. È sintomatico, proprio in tal caso, il ripensamento globale (prima ritenuto un cardine inviolabile) della divaricazione tra la “democrazia diretta” e la “democrazia rappresentata”. La “democrazia partecipata”, che era una volta il punto di mezzo, sembra ora spostarsi da una parte o dall’altra, disarticolando i due poli principale del confronto storico.
Anche qui emerge la necessità di spazi opportuni, non parcellizzati o di parte (e nemmeno tanto neutrali), intesi come “stanze di stabilizzazione” e di innesco, alla fine, di nuove “figure globali”. I nuovi Urban Centers possono rappresentano questa tensione particolare e generale, che guarda a un diverso riequilibrio dei rapporti, corti e lunghi. Anche attraverso le città (fenomeno “Urban più“).

La questione determinante in tal caso diventa quella della entrata in crisi del modello di autoreferenzialità del potere, ultimamente troppo lontano dal contesto reale, quindi in difficoltà di rapporto diretto attraverso le “proprie” strutture periferiche storiche.
Risultano controproducenti gli attuali modelli di “partecipazione” eccessivamente istituzionalizzati, anche a causa del moltiplicarsi di nuove organizzazioni sociali emergenti, di movimenti e gruppi d’interesse diffusi, ed altro, che aumentano, di contro, la parzialità e la distanza delle posizioni. Omogeneizzando o polverizzando gli interlocutori.
Il “tessuto sociale diffuso“, sta soprattutto nelle “città medie”, come noto, che hanno da sempre rappresentato il parallelo tessuto diffuso della vita attiva italiana. Anche in questo sta la novità  degli “Urban Centers delle città medie”, come “catalizzatori diffusi”.

Gli Urban Centers delle grandi Metropoli, rappresentano, invece, solo le punte di incisione dei macro sistemi di governo inter-nazionale, nel sistema globale.
I modelli degli Urban Centers medi originariamente specializzati in campo urbanistico cittadino, come detto, chiamati in causa solo in occasione delle “episodiche” trasformazioni della città e del suo territorio di riferimento diretto, devono compiere il salto di qualità. Anche se, poi, il tema dello sviluppo della città-territorio non è secondario nei riguardi del processo di amplificazione totale, attraverso le reti, le reti delle reti, infine della “Rete infinita”. In tal caso gli Urban Centers medi rappresentano la nuova stabilizzazione del fenomeno, in termini di “continuità” e trasmissibilità.
Nel campo delle città-metropoli, avamposti del dibattito globale, come detto, sta l’Urban Center di Milano, che si è manifestata nel suo motto essenziale “Milano nel mondo” : “L’Urban Center Milano, primo centro multimediale italiano per l’informazione e la partecipazione sui progetti di sviluppo del territorio vasto, virtuale, è uno spazio di relazioni rivolto alla città e al mondo. Per accogliere e raccontare le grandi trasformazioni urbane e iper-urbane, che ci attendono nel prossimo futuro.
A conferma del convincimento del motto milanese sta la partecipazione di “Urban Center Milano” all’Expo’ 2015, in particolare con la significativa manifestazione di “People of Expo‘”. Proiezione di Milano “oltre la città”.
Sulla scia del suo slogan “Milano nel mondo”, L’Urban Center Milano ha organizzato una serie notevole di dibattiti, mostre internazionali ed altro, su temi vari, che ammiccano alla naturale “trasposizione esterna” di Milano nello scenario europeo, mondiale, in particolare anche attraverso la speciale vetrina di Urban Center Milano nella centralissima Galleria Vittorio Emanuele II.

L’Urban Center di Bologna è meno esplicito ed allusivo sui grandi temi stratosferici, ma si distacca certamente dall’Urban Center spicciolo, ridotto agli “episodi urbanistici” o “locali” su “commissione”. Si esprime nel suo più esplicito manifesto : “Urban Center Bologna è un centro di comunicazione…. di informazione e di dialogo, un punto di riferimento per la progettazione condivisa del futuro di Bologna, un laboratorio di idee“. Quindi aperto a Mostre, dibattiti sui temi vari dell’Area metropolitana, con riflessi culturali senza confini. Una specie di fucina sulle idee urbane-metropolitane-globali. Tipo “Bologna City Branding“, attraverso un processo di marketing territoriale in crescent, con attenzione alla scala nazionale ed internazionale.
L’Urban Center di Bologna si distingue per alcune sue originali iniziative: una “app” di informazione continua sulla attività metropolitana; quindi la classica “pagina Facebook” e/o Twitter, @UrbanCenterBo; attività divulgativa sui Progetti Concorso, nel particolare campo urbanistico-architettonico, trasformando L’Urban Center come antesignano di idee per lo sviluppo locale, con prefigurazioni di territorio senza limiti, e con funzioni-modello esportabili.
La Metropoli-Roma sembra non aver colto lo stesso significato globale, particolarizzandosi in tanti Urban Centers, legati ai paralleli “Municipi urbani” (localismo municipale).

Rimane, com già evidenziato, il dibattito diffuso rimesso sugli Urban Centers delle “città medie”. Meno forte in termini di “sguardo oltre il confine” (per ora), ma più costante, inarrestabile nella sua progressione totale. Le “città medie”, come sempre, rappresentato la resistenza indomita rispetto alle crisi generali di tutti i tipi. Tessuti “continui”, con lunghi processi di base, anche di internalizzazione diffusa. Che finirà per trasferirsi dal livello produttivo medio agli ambiti della Società globale contemporanea e a tutti i suoi aspetti multiculturali.
In alcune città italiane (Biella), alcuni Urban Centers si stanno già proponendo come luoghi di nuova sperimentazione urbana, territoriale e globale. Dalla base, dal basso. Una nuova tipologia di “partecipazione” quindi. Che medierà tutte le problematiche attuali, quindi.

Il Comune di Bassano, all’interno del suo Urban Center, ha addirittura aperto un innovativo dibattito sul generale fenomeno degli stessi Urban Centers, e delle loro potenzialità strategiche nei confronti dei nuovi dibattiti globali in atto. Un avanzamento globale attraverso strumenti a questo punto globali.
Il fenomeno di allargamento tessutale di cui detto, non tarderà a maturare. E proprio grazie agli “Urban Centers medi” e non solo.
Eustacchio Franco Antonucci

Bibliografia minima “navigante”

Osservatorio di ricerca sugli Urban Centers – research Lab on Urban Centers – Urban-Center.org
Osservatorio di ricerca sugli Urban Centers – Verso gli Urban Center 3.0. Evoluzione di un fenomeno nel mondo e in Italia – Urban-Center.org
Urban Center Milano – sito ufficiale del Comune di Milano – comune.milano.it
Presenza di Urban Center Milano nell’Expo’ 2015, in particolare con la manifestazione di “People of Expo’” – peopleofexpo.com
Pagina Facebook di “Urban Center Milano”
Eventi milanesi presso Urban Center Milano – milanotoday.it
L’Urban Center di Bologna – urbancenterbologna.it
L’Urban Center di Bologna come luogo di proposizione Concorsuale – concirsi.archibo.it
Biella Urban Center sperimentale – newsbiella.it
Il fenomeno Urban Center – urbancenterbassano.it

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