Urbanistica ed archeologia urbana e/o territoriale: da Roma alla Capitanata.

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Si discute sempre più spesso di un rapporto emergente/urgente tra Archeologia urbana e Urbanistica della città, ma non ancora di Archeologia ed Urbanistica del territorio; come fosse una nuova speciale disciplina Urbanistica, parziale ancora una volta e non Urbanistica generale, una e unica.
Intendendo viceversa il secondo assunto (Urbanistica generale) come il tradizionale assetto urbano globale e, nel caso specifico archeologico, o altro (componenti speciali comunque non separabili).

La conclusione ultima, con attributi anche nuovi, dovrebbe pervenire ad una ipotesi di ri-aggregazione urbana-territoriale complessiva e/o più semplicemente territoriale tout court, finalmente con un atteggiamento sempre più umanizzante, cioè culturale, oltre che tecnico-scientifico e grazie all’introduzione più esplicita di elementi storici-culturali, come l’Archeologia per esempio. Il caos esistente dice il contrario. Sia in termini di città, sia di territorio. Sia in termini disciplinari che interdisciplinari, con o senza presenza di elementi di sensibilità soffice, come l’Archeologia. Soprattutto perché si continua, anzi si moltiplica, la tendenza a risolvere l’Urbanistica su piani paralleli distinti, sovrapposti, spesso addirittura divergenti.
Si finisce, allora, per cadere soltanto nel pio desiderio di stare in una nuova condizione di comunità ri-aggregate, ri-conciliate, grazie alla storia-cultura falsamente recuperata, perché ancora ritenuta sofisticata, lontana. Ovvero ancora una volta si tratta di una mossa di indifferenza speculativa di altro tipo nei confronti della stessa città, e/o contro il territorio profondo, abbandonato sempre a se stesso, nonostante false dichiarazioni di recupero territoriale, invece ancora utilizzato come magazzino di riserva urbana?
La verità è che sono ancora ipotesi tra loro divaricanti, e la cultura è ancora aria fritta.
La sincera ripresa di fiamma e di riappacificazione vera tra ambiti apparentemente diversi, ma culturalmente continui, è, però, una speranza che non deve morire.
Rigettare, allora, le demolizioni reali ed intellettuali, con l’intento di recuperare un minimo di organicità complessiva. L’Archeologia, in questo caso, non è solo un romantico ricordo (sua pure materiale) del passato, ma una prova effettiva di metabolizzazione e continuità con la propria identità lunga.

Congruente o ancora incongruente? I reperti o le Aree di insediamenti archeologici che si trovano stranamente incastrati o imprigionati nella città moderna, devono iniziare a sgomitare. Anche contro la città moderna che comunque si muove per i fatti suoi. Che asfalta tutto, distrugge e stritola ogni respiro antico, senza più spazi e/o visioni prospettiche, o con riferimenti di contesto. Anche quando le scoperte sono improvvise ed inaspettate, dentro e fuori della città, che viene a trovarsi in un dilemma maggiore. Quasi sopportazione.

Roma Lungotevere Gassman
Roma, Lungotevere Gassman. Foto Pasquale Esposito Ottobre 2016

La città di oggi vive e vede in modo convulso solo se stessa e le più immediate esigenze funzionali ultime, senza più fantasia lungimirante di passato-presente-futuro. Che vive fuori del tempo nello spazio moderno, che sta perdendo ogni simbolismo.
I problemi di crescita della città moderna rimangono quelli di un addensamento convulso, di residenziabilità sempre più esistenziale e stretta, di relazione sociale ossessiva, oggi disgregante, di desolanti luoghi del lavoro. E, quindi, complessivamente insufficiente anche dal punto di vista degli stessi servizi. Primari, secondari, di eccellenza urbana-territoriale. Il tutto mosso dalla catena incessante della mobilità ristretta, e del traffico caotico che ne consegue. Che non si accontenta più del terreno a raso, per inerpicarsi in strane volute, addirittura sopra-sotto, insensibili alle trame urbane tradizionalmente dette.
Nel territorio aperto il segno della organicità sostenibile è ancora peggio. Non in termini di solo disordine, ma di abbandono. Si impone il concetto reietto della espulsione di tutti gli insediamenti scomodi, e dei nodi/strutture, che solo un eufemismo compiacente chiama di eccellenza territoriale vasta. Eppure in questo spazio aperto, comunque genericamente chiamato territorio, vengono fuori, spesso a sorpresa, segni di cultura e storia, materializzati in monumenti ed Aree archeologiche di inaspettato valore, come prova che il territorio antico non era un vuoto, ma uno spazio reale, omogeneo o disomogeneo, dove l’uomo comunque si distendeva in rapporti più conciliabili con l’equilibrio complessivo. Salvi gli addensamenti esasperati per motivi di difesa collettiva. I villaggi erano il contrario delle mega-città di oggi, esprimendo meglio la magia della continuità lenta. Che oggi disperdiamo per eccessiva velocità di azione e di pensiero.
Se c’è un nuovo senso in tutto questo, ed in particolare nel nuovo matrimonio tra Urbanistica e Cultura, ovvero, in particolare con l’Archeologia (cioè tra stato reale e ideale), questo deve essere un giro completo attorno alla riconoscibilità piena della città-territorio e del suo senso umano. Guardando dalla finestra il territorio come un componente essenziale, piena. Non complementare, oggi viceversa rovesciato.
È il modo più completo per ri-considerare la storia della città, del territorio aperto e dell’uomo che dà loro significato. È la nuova pertinenza storica umana-spaziale.

Alcuni esempi a me vicini. Pescara riconosce oggi l’assurdità delle demolizioni di ieri, motivate da una storia apparentemente leggera e corta. E guarda ad un futuro esagerato di Metropoli euro-adriatica, che potrebbe, in questo modo, guastare ancora di più.
Foggia ripensa solo oggi ai suoi pezzi storici-ideali, quali quello del Palazzo imperiale di Federico II e delle altre pertinenze federiciane nel territorio, dopo averle distratte o seppellite. Dimenticando i pochi ruderi che comunque sono rimasti. Magari ricostruendone l’involucro immaginario con il fili di ferro dello scultore Edoardo Tresoldi.

Roma è un esempio ancora più imponente, in male ed in bene. Soprattutto del difficile rapporto tra Metropoli moderna e grande Archeologia, qui intesa non solo come residuo continuo, ancora visibile, della storia antica e moderna, ma come città che convive nella storia. Per questo la sua Archeologia prevale, come una prepotenza (inevitabile?). A Roma è residua la sua Archeologica, o è la stessa città moderna ad essere residua rispetto alla sua Archeologia?
La memoria di quello che Roma è stata ed è oggi, rappresenta di fatto un testo di Urbanistica archeologica o l’inverso (Archeologia Urbanistica). In continuità e/o discontinuità, detta e non detta, per alcuni versi metafisica. Tra, sotto, di lato, in ogni dove. Con incastri di tutti i tipo. Per questo non può essere una lezione riproducibile.

I fori imperiali di Roma visti dall'alto
Roma, Fori imperiali. Foto Franco Antonucci 2017

Il quesito è: “fino a che punto è arrivata questa convivenza?”, visto che Roma continua a crescere, e le periferie lontane si dimenticano sempre più della sua Archeologia centrale. Per diventare pezzi di città assolutamente ordinari, simili alle periferie di altre Metropoli, anzi, con caratteri forse peggiori. Roma sembra rinunciare all’Architettura di alto livello. Si accontenta di quello che ha già nel suo baricentro. Salvo che non escano a sorpresa, anche qui, ulteriori ritrovamenti archeologici, magari sotto edifici esistenti, o in corrispondenza (più spesso) delle nuove metropolitane avanzanti verso territorio.
L’etimologia della parola Archeologia è “studio e conoscenza dell’antichità in generale”, per cui a Roma l’Archeologia è sia negli antichi insediamenti non più vissuti, sia negli Edifici, ancora vissuti, una condizione storica comunque avanzata. Differenza tra antico e storico? A Roma non ha senso.

Il problema del territorio, viceversa, delle altre lande disperse del grande contesto italiano (territorio sparso) cambia o sembra messo in secondo piano per carenza disciplinare, o per assenza di sufficiente urbanità specifica, impropriamente traslata, o rurale specifica.
Anche qui capitano eventi magici di ritrovamenti archeologici, di grande valore, ponendo un diverso (non analogo) problema di Urbanistica archeologica vasta (territoriale).
In verità è improprio reclamare una doppia Urbanistica archeologica, per la città e per il territorio, e nemmeno un’Urbanistica archeologica settoriale, comunque dislocata. Piuttosto si ritiene opportuna una più avanzata Urbanistica tout court, che sia, però, meno tecnica-disciplinare e più culturale pura onnicomprensiva. La questione deve essere spostata, allora, su altri parametri, analoghi o omotetici fino al massimo possibile. La rifondazione necessaria appare più profonda e sostanziale rispetto alla settorialità vincente della precedente ed ancora presente situazione culturale moderna.
La città di Roma ha tutte queste situazioni variamente ipotizzate, per cui le ipotesi e le eventuali soluzioni sono varie, non convergenti. Roma è in crisi anche

parco della Caffarella
Roma, orto nel parco della Caffarella. Foto Pasquale Esposito

per questo motivo. Forse perché le sue connessioni storiche iniziano ad essere anche loro un intralcio.
Le grandi Aree Verdi romane, distribuite su un grande territorio felice, potrebbero essere immaginate come strumenti di vasta flessibilità culturale, spostando sempre più la loro rilevanza e pregio dalla pregressa condizione di Aree territoriali complementari a Aree urbane-territoriali primarie, ovviamente rimesse alla storia e alla cultura.

In definitiva la questione della interferenza postuma con i Centri antichi/storici materializzati, qualunque sia il caso considerato, è, evidentemente, molto complesso.
L’isolamento, viceversa, delle Aree archeologiche sparse sul territorio – inaspettamente scoperte, o comunque note anche se non ancora riportate alla luce – deve essere prima di tutto risolto nei confronti dell’accessibilità territoriale, problema non sempre facile, dati gli elevati costi, quindi successivamente inserito in una visione territoriale più , che non ancora è delineata nella definizione concettuale di apposita pianificazione organica , in termini di Urbanistica territoriale. C’e comunque la nuova speranza che proprio la questione archeologica diventi motivo di supporto culturale più ampio, per determinare una diversa operatività territoriale maggiormente sensibile (sostenibile).
Il problema è quanto mai attuale, visto che il recente dibattito tra Aree metropolitane e Aree vaste, seguitosi alla riforma a metà delle Province, interferisce, da una parte, con lo stato pregresso dei singoli Piani urbanistici di città (comprese le Città-Metropoli, oltre alla nuova visione Urbanistica post-zonizzazione razionalista), e, dall’altra, con le pianificazioni urbanistiche territoriali vaste, da ritenere come nuove categorie urbanistiche intermedie provinciali. Che ancora oggi sono definiti dai cosiddetti Piani di coordinamento provinciale, sempre rimasti allo stato di strumenti di indirizzo per la preliminare sensibilità/sostenibilità territoriale, comunque rimandando, alla gerarchia verticale (dal basso) pro succitati Piani Regolatori comunali, che, solo questi, assumono vere e proprie configurazioni conformative urbane e rispettivi territori amministrativi.
La pianificazione territoriale allo stato attuale rimane ancora solo un’astrazione per lo spazio vasto vago.
Parallelamente il dilemma tra Aree metropolitane e Aree vaste aggiunge un’ultima confusione reciproca. Anche per carenza di una disciplina specifica attribuibile proprio alle Aree vaste, visto che le pianificazioni metropolitane poggiano già anche su acquisite esperienze di importanti città italiane.

Pescara, viale Bovio.
Pescara, viale Bovio. Strada urbana che continua verso la SS16 e fino a Montesilvano. Foto Antonucci 2017
Pescara, strada parco.
Pescara, strada parco. Foto Antonucci

Per rimanere ad esempi a me vicini, Pescara in Abruzzo parla di Area metropolitana media in Area vasta, in ragione di una città che sta assorbendo i piccoli e contigui Abitati-corona , rientranti nel suo ambito di gravitazione più immediato, più efficace alla scala delle influenze medio-estese. Con ipotesi massima di città adriatica lineare.
Foggia, a sua volta, città compatta, coinvolge da lontano, ad equidistanza ragguardevole (circa 20/25 km), altre quattro/cinque città medie comparabili, che si pongono come originale sistema è struttura multipolare reticolare urbano-territoriale ad anello o a stella.
È il caso più adeguato e specifico per una identificazione e definizione (caso-pilota) di una nuova e specifica pianificazione di Area vasta quanto mai originale in termini territoriali organici.
Il territorio di Capitanata, tra l’altro, ha trovato ed individuato, all’interno della sua vasta dimensione, inaspettate Aree archeologiche, variamente dislocate sul territorio (seconda provincia italiana per estensione), in generale morfologicamente variegata in modo interessante e a vocazione turistica. Conformazione sub-collinare-montana verso l’Appennino dauno interno. Grande Tavoliere al centro (seconda pianura nazionale). Promontorio e comprensorio garganico verso Adriatico. Turismo che ora meglio si sposa con l’Archeologia di Capitanata, sempre più specificamente definita.
L’arcipelago archeologico della Capitanata non è ancora perfettamente congruente con il sistema strutturale ed infrastrutturale del territorio, per cui non solo necessita una riorganizzazione in termini di prima accessibilità e quindi di rete minima, ma anche di una visione urbanistica di grande respiro provinciale, che riconsideri insieme Ambiente, Paesaggio, Storia, Archeologia, in un plafond agricolo di grande valenza iper-locale.

San Severo masseria
San Severo, una masseria nel Tavoliere. Foto Ardiglione

Secondo visioni specifiche più ravvicinate, di rapporto più intenso tra l’Archeologia, città e territorio, è opportuno procedere secondo un minimo ordine logico essenziale, dove le città siano i nodi principali di transito e di supporto relativamente vicino-lontano, soprattutto in termini di servizi primari essenziali, urbani-territoriali, quindi di approfondimento storico-culturale generale. Biblioteche di appoggio, Musei, Esposizioni permanenti e simili, strutture per eventi convegnistici, etc. Quindi di ricettività turistica primaria-secondaria ed annessi. Questa rete, a sua volta, si distende in modo continuo attraverso veri e propri percorsi e segmenti turistici specializzati (perdonabili e/o ciclabili secondo distanza compatibile). Appoggiandosi ad altre pregiate strutture insediative territoriali, organicamente sparse. Che possono essere, in tale caso, Masserie, Masserie didattiche, Strutture agrituristiche attrezzate, strutture sportive legate al turismo di mobilità lenta (ippo-turismo, ciclo-turismo, pedonalizzazione, trekking).
I percorsi archeologici territoriali, saranno quindi reimessi in Reti sempre più ricche e complesse. Con opportuna integrazione in un’unica filosofia territoriale.
Quanto detto è strettamente pertinente ad una Capitanata/Daunia, che deve risollevarsi da una sua atavica e ultima marginalità iper-territoriale, e che proprio grazie una sua antica ed emergente risorsa archeologica, potrebbe facilitare il recupero generale.
L’Archeologia territoriale di Capitanata diventerà, così, un esempio di storia locale ultima, capace di dare un grande aiuto alla riemersione spontanea dalla sua terra profonda. Come i sogni antichi, che spuntano come fiori dal terreno nudo quando meno ce lo aspettiamo. Colorando tutto con nuovi simboli di un diverso futuro.
Il caso del dramma recente della Capitanata, oggetto di incendio doloso della villa tardo-romana di Farangola, in territorio del Comune di Ascoli Satriano, archeologicamente ricco per altre recenti scoperte, potrà rappresentare la reazione-rivincita definitiva di un territorio che si rialza, come il mito dell’araba Fenice.
Eustacchio Franco Antonucci

Bibliografia navigante :

Archeologia e urbanistica. XII Ciclo di Lezioni sulla Ricerca applicata in Archeologia (Certosa di Pontignano 2001) – Ricci, Andreina – bibar.unisi.it
Vie Francigene in Puglia – viefrancigene.org
Via Sacra Longobardorum – wearegargano.wordpress.com
Cenni storici sui Tratturi e sulla Transumanza – old.regione.puglia.it
Villa di Farangola – Wikipedia
Farangola. Vudeo – dalle ceneri alla ricostruzione – FoggiaToday.it

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