Uruguay: le elezioni lasciano la sinistra al governo

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A Montevideo è stato già annunciato il governo del neo eletto presidente Tabaré Vázquez. Il successore del mitico José ‘Pepe’ Mujica ha deciso di lasciare al suo posto i ministri della Difesa, degli Interni, dell’Allevamento e del Turismo, mentre gli altri nove membri sono nuovi anche se il ministro dell’Economia e Finanze è l’attuale vicepresidente della Repubblica.
La Costituzione non consente un secondo mandato consecutivo così alle elezioni presidenziali il Frente Amplio aveva candidato il 74enne Tabaré Vázquez Rosas, medico oncologo, radioterapeuta e già Presidente dell’Uruguay dal 2005 al 2010. A sfidarlo al ballottaggio dello scorso 30 novembre c’era Luis Lacalle Pou quarantunenne, candidato del Partido Nacional (centrodestra) e figlio d’arte in quanto il padre Luis Alberto Lacalle Herrera governò il Paese dal 1990 al 1995 e perse la sfida con Mujica nel 2009.
Nonostante la fulminea ascesa del giovane sfidante e il leggero calo nei sondaggi dei mesi scorsi di Vázquez sullo sfidante non ci sono stati grossi dubbi sulla vittoria finale. Al conteggio dei voti lo scarto è stato molto robusto (53,5% vs 40,6%) tanto che ai primi exit pool Pou ha ammesso la sconfitta.

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Una campagna elettorale fatta di confronti e non di scontri o battaglie personali e il cui risultato ha visto assegnare al Frente Amplio alle legislative 50 deputati e 15 senatori, al Partito Nacional 32 deputati e 10 senatori al Partito Colorado 13 deputati e 4 senatori. Una composizione che fa mantenere la maggioranza assoluta in Parlamento alla sinistra. Sicuramente il nuovo Parlamento sarà collocato un po’ più verso il centro essendo il neopresidente appartenente all’area più moderata del Fronte e rappresentante anche della borghesia progressista. Infatti durante il suo mandato aveva aperto senza troppe remore ai privati stranieri o locali che fossero, ma soprattutto aveva lasciato le porte aperte a Bush chiudendole di fatto ai paesi dell’ALBA.
Comunque una vittoria che consolida l’orientamento politico di buona parte del continente latinoamericano e che produce riforme progressiste e politiche di solidarietà che lo stesso Vasquez aveva avviato nei suoi primi cinque anni quando divenne il primo presidente di sinistra dell’Uruguay. Il nuovo presidente ha promesso per esempio di destinare il 6% del Pil all’istruzione che resta ancora una sfida nonostante i progressi. I fondi verranno da una nuova imposta sui grandi latifondi.
La vittoria è il frutto del lavoro svolto dall’attuale presidente che è riuscito a portare la disoccupazione al 6,3%, la crescita economica al 3,5% riducendo il tasso di povertà dal 40 al 10,5% e portando il reddito pro capite in testa alle classifiche dell’America latina con 16.834 dollari. Il nuovo presidente dovrà mantenere il complesso di servizio sociali e una crescita sostanziosa e non sarà facile. Come non sarà facile provare a mantenere in piedi la liberalizzazione della marijuana facendone capire i vantaggi alla maggioranza della popolazione che ancora non era pronta ad una legge così libertaria.
Pasquale Esposito

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