Uruguay. Liberalizzazione della marijuana, matrimoni gay e paese dell’anno 2013

uruguay montevideo
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Guidato da un ex guerrigliero appartenente ai Tupamaro, il movimento di guerriglieri marxisti che combatterono la dittatura, è stato nominato paese dell’anno 2013. A farlo è stato la rivista inglese a forte spinta liberale: The Economist.

Una parte considerevole del merito, non solo per questa nomina, va al suo presidente Pepe Mujica del quale, con esplicita chiarezza, la stessa rivista, per  l’occasione, scrive: «con insolita franchezza per un politico ha definito la nuova legge [quella sulla liberalizzazione della marijuana, ndr] come un esperimento. Vive in una semplice casa di campagna, si reca al lavoro guidando un Maggiolino e vola in classe economica. Umile ma coraggioso, progressista e amante del divertimento, l’Uruguay è il nostro paese dell’anno».

La sua storia personale e le iniziative che mette in campo per il suo popolo è destinato, morto Chavez, a diventare l’icona del leader politico sudamericano. E non solo viste le richieste di sobrietà che sono continuamente richieste ai politici di mezzo mondo.
Magari, come vorrebbe la ong olandese Drugs Peace Institute che da mesi ha avviato una campagna, potremmo vedergli assegnato il premio Nobel per la Pace 2014.
I quattordici anni di carcere, durante i quali ha subito soprusi e torture, non hanno scalfito le idee di Pepe Mujica che continua a pensare che tutti hanno diritto alla felicità e che sicuramente la strada per cercarla non è quella dell’accumulazione selvaggia e del consumismo dissoluto che sta provocando danni irrimediabili.
Il presidente, in carica dal 1 marzo 2010,  vive con 1.000 dollari al mese e il restante 90% del suo assegno rientra allo Stato per associazioni caritatevoli, mentre la residenza istituzionale viene utilizzata da ragazze madri e senzatetto.

Pur con il 60% degli uruguayani contrari la liberalizzazione della marjuana è diventata legge con l’obbiettivo di smantellare una buona parte del narcotraffico. Non ammettere il fallimento della guerra a tutto campo e con qualunque mezzo  militare è disonesto e che andasse cercata una via alternativa era ed è evidente.
Un documento dell’ONU – di cui abbiamo parlato in passato – ha spiegato il senso del fallimento della soluzione militare e delle concrete alternative a quest’ultima per sconfiggere il mercato della droga.
Con la legge, approvata definitivamente lo  scorso dicembre, viene creato l’Istituto di regolamentazione della cannabis (Inc) con il compito di concedere licenze a persone fisiche per la coltivazione fino a sei piante, ad associazioni di consumatori e ai produttori su più ampia scala che potranno vendere la marijuana attraverso una rete di farmacie autorizzate. La vendita sarà limitata ad un massimo di 40 grammi mensili a testa. Prezzo popolare: un dollaro al grammo.

Un’altra legge – approvata dal Fronte Ampio, il raggruppamento che sostiene il presidente – che segna la differenza con molti paesi dell’America latina è quella che, nello scorso ottobre, ha depenalizzato l’aborto entro la dodicesima settimana. Un provvedimento che stroncherà la diffusissima pratica dell’aborto clandestino che è tra le più rilevanti cause di morte tra le donne.

Un altro provvedimento che segna il passo tra l’Uruguay e buona parte delle nazioni del pianeta è quello approvato lo scorso mese e cioè quello che oltre a permettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso, consente anche l’adozione di figli per le coppie gay. La stessa disposizione permette la scelta del cognome da dare ai figli mentre per le coppie eterosessuali il cognome del padre è quello di prima istanza salvo diverso accordo tra i genitori per dare il cognome della madre.

Sempre a dicembre un altro esempio di soluzioni fuori dalla norma è stata l’adozione del software libero per legge. Di fatto tutte le istituzioni e gli organismi pubblici dovranno adottare software libero e quello sviluppato dallo Stato dovrà essere disponibile ed inoltre  «è di interesse generale che il sistema educativo provveda a promuovere l’uso di software libero».

Il complesso di leggi qui menzionate non deve far dimenticare quanto di positivo è stato già fatto finora, con sempre meno cittadini che si trovano sotto la soglia di povertà, un’aspettativa di vita aumentata, il 98% di scolarizzazione tra i 15 e 24 anni e una disoccupazione ferma al 6%.
Pasquale Esposito

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