USA 2024: Biden lascia per Kamala Harris?

USA, Casa Bianca

Biden si ritira dalla corsa alla Casa Bianca? Sembrerebbe di si, ci sta pensando seriamente a leggere il NY Times e la Cnn che confermava le indiscrezioni. No: la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre, ieri 3 luglio, ha smentito le indiscrezioni ai giornalisti. Forse quelli meno contenti sarebbero Trump e il suo staff per la campagna elettorale. Intanto secondo l'ultimo sondaggio condotto dal New York Times e dal Siena College successivo al confronto tra e quest'ultimo sarebbe in vantaggio di 6 punti (49% vs 43%) sul presidente – la cui performance nel dibattito è stata a dir poco deludente – tra i probabili elettori a livello nazionale. Come ha scritto Gianluca Mercuri sulla newsletter del Corriere il dibattito è stato «un massacro, più che un duello, in cui la sconnessione di Biden dalla realtà e la sua inadeguatezza bio-psichica hanno nascosto perfino la sconnessione dalla verità e l'inadeguatezza etica di Trump, confermate da quel dibattito. Una prova che ha sconcertato il mondo per i suoi effetti politici, ma che ha colpito ogni spettatore del pianeta anche per le sue implicazioni umanamente più dolorose: i danni dell'età, la capacità di ognuno di scorgere in tempo il confine tra l'irripetibile e l'inevitabile» All'interno del Partito democratico, spiega il Washington Post, un membro in carica del Congresso ha detto chiaramente di farsi da parte e «più di una mezza dozzina di altri importanti funzionari democratici hanno sollevato preoccupazioni sulla sua idoneità come candidato o sulla sua capacità di sconfiggere Donald Trump, senza però dire che dovrebbe ritirarsi. Diversi ex funzionari democratici hanno anche chiesto a Biden di farsi da parte e al partito di scegliere un nuovo candidato» [1]. Ancor più pesante che uno dei volti più noti e influenti della politica americana, Nancy Pelosi ex Speaker della Camera sostenga la liceità di interrogarsi sulle condizioni di salute del presidente. Sempre secondo la Cnn sarebbe più di una ventina i parlamentari ad invitare Biden a lasciar perder se non lo facesse lui personalmente. Gli analisti spiegano che lo spartiacque definitivo potrebbe esserci nei prossimi giorni dopo  l'intervista che registrerà con la Abc, i comizi in Pennsylvania e Wisconsin e la conferenza stampa successiva al vertice NATO che si svolgerà a Washington tra il 9 e l'11 luglio prossimi.

La situazione è complessa e forse le condizioni del presidente e i rischi che avrebbero comportato andavano messe sul tavolo prima, forse anche da uno dei suoi principali sostenitori, Barack Obama. Lo scenario è più o meno tre opzioni: «Biden continua la sua campagna; si dimette dalla presidenza in favore di ; rimane presidente ma interrompe la sua candidatura per la rielezione e libera i suoi delegati, consentendo loro di scegliere il candidato del partito a Chicago in agosto». È quanto sostiene l'editor D.D. Guttenplan di The Nation che dopo aver riconosciuto pregi e difetti della politica del presidente propende per una soluzione a favore della vice-presidente. «Kamala Harris, ex procuratrice e fedele all'agenda del presidente come qualsiasi vicepresidente, incluso lo stesso Biden, non sarebbe la prima scelta di questa rivista nel 2024. Ma i suoi numeri nei sondaggi sono già leggermente migliori di quelli di Biden. E semplicemente in virtù del fatto di non essere Biden, ottiene diversi vantaggi oltre a essere una vigorosa e capace 59enne. Potrebbe avere opinioni su Gaza simili a quelle del suo capo, ma sembra più disposta a criticare Israele , e l'intenso odio che Biden ora attira dai giovani elettori non si è ancora abbattuto su di lei. […] non ha alcuna riluttanza a usare la parola “aborto” mentre la difesa del diritto di una donna a controllare la propria fertilità, le ha fatto guadagnare la fiducia e la gratitudine delle donne in tutto il paese. Profondamente radicata sia nella comunità nera che in quella indo-americana, ha forti legami con elementi cruciali della base elettorale del partito. […]. Se Biden si dimettesse dalla presidenza prima del 7 agosto, la transizione a una lista guidata da Harris potrebbe essere relativamente fluida. Come leader del Partito Democratico, avrebbe la precedenza sui delegati promessi da Biden e un percorso più agevole per l'utilizzo del suo fondo di guerra della campagna elettorale di quasi 100 milioni di dollari rispetto a qualsiasi concorrente. La sua presenza in cima alla lista porterebbe una scossa di energia, entusiasmo e attenzione mediatica a quella che era diventata una narrazione paralizzante di disperazione. E sarebbe libera non solo di segnalare un nuovo approccio, ad esempio convocando Chuck Schumer [leader del Partito democratico al Senato, ndr] e chiedendogli di revocare l'invito di Netanyahu a parlare al Congresso, ma di scegliere il compagno di corsa che ritenesse avrebbe fatto di più per ampliare l'attrattiva del partito. (Personalmente, mi piace l'audacia storica di una lista Harris-Whitmer, [governatrice del Michigan, ndr] ma ci sono sicuramente altre donne e uomini capaci nella panchina lunga del partito)».

Pasquale Esposito

[1] Derek Hawkins, Kati Perry, Hannah Dormido, Eric Lau, Mariana Alfaro e Nick Mourtoupalas, The Washington Post, The top Democrats calling on Biden to drop out of the 2024 election, 3 luglio 2024
[2] D.D. Guttenplan, The Nation, Biden's Patriotic Duty—and Ours, 4 luglio 2024

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