USA. Joe Biden e la verifica delle promesse

Stati Uniti Casa Bianca
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Proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno della nuova amministrazione USA con a capo Biden. Non lasceremo perdere, però, gli aspetti del bicchiere mezzo vuoto che spesso hanno caratterizzato la politica interna ed estera americana. Quel bicchiere mezzo vuoto che riconosciamo nell’osservazione di Portelli che ricorda che quando è stata cantata “This Land Is Your Land” all’inaugurazione di Biden sono stati cancellati, come al solito, i versi che recitano

«C’era un muro che cercava di fermarmi, e su quel muro c’era scritto: proprietà privata… vidi la mia gente che aveva fame, e mi domandai se davvero questa terra appartiene a te e a me…» [1].

Il senatore socialista Bernie Sanders in una lettera al Guardian ha scritto che

«dobbiamo affrontare il livello grottesco di disuguaglianza di reddito e ricchezza e creare un paese che funzioni per tutti non solo per pochi. Agli americani non dovrebbero più essere negati diritti economici di base».

Indubbiamente i 25 ordini esecutivi emanati da Biden rappresentano un cambio di passo e hanno anche la valenza di cercare di depennare quanto fatto nei quattro disastrosi anni di Trump. Ne aveva firmati 17 appena insediato. Possiamo velocemente riassumere alcuni: il rientro nell’Organizzazione mondiale della sanità e negli Accordi di Parigi per la lotta al cambiamento climatico; il blocco delle trivellazioni sul suolo di proprietà federale; la richiesta di provvedere alla ricongiunzione dei figli minorenni separati dai genitori nel corso degli arresti di immigrati clandestini; -l’allungamento dei termini di scadenza del blocco degli sfratti e dei pignoramenti [2].
Altri ordini esecutivi sono indirizzati per dare maggiori fondi al Supplemental Nutrition Assistance Program i cui buoni pasto aiutano circa 12 milioni di famiglie. Un ordine esecutivo dovrà consentire un’indennità di disoccupazione per quei lavoratori che abbandonano i posti di lavoro perché non sicuri a causa del coronavirus.
Per i lavoratori federali ci sarà la richiesta di portare a 15 dollari l’ora il salario minimo dei dipendenti e dei lavoratori a contratto e chiederà al Congresso di farlo per tutti [3].

Il Congresso, diversamente da quanto accade per gli ordini esecutivi, è necessario per l’approvazione della riforma sull’immigrazione che Trump ha trattato, come molti nel mondo, come questione di sicurezza e di muri da costruire.
Biden ha un progetto di riforma che se approvato darebbe a 11 milioni di immigrati modi e tempi certi per ottenere la cittadinanza e velocizzerebbe l’espletamento dell’iter delle pratiche di visto arretrate. Nelle intenzioni di Biden c’è anche un piano di aiuti di 4 miliardi di dollari con cui provare ad affrontare alla radice le cause della migrazione dall’America centrale.

«Se promulgata, la misura potrebbe diventare la revisione più completa dell’immigrazione da quando Ronald Reagan firmò l’Immigration Reform and Control Act del 1986 consentendo a quasi 3 milioni di persone di ottenere lo status legale. Durante un’intervista a Univision, la vice presidente eletta Kamala Harris ha affermato che il piano è “un modo più intelligente e più umano di affrontare l’immigrazione”» [4].

Va ricordato che la vicepresidente Harris è diventata anche presidente del Senato, con diritto di voto in caso di parità ed è chiaro da che parte sarà in caso di leggi sull’immigrazione.

Tornando al bicchiere mezzo pieno, è un fatto importante che, se venissero tutte confermate dal Senato, le nomine, l’amministrazione avrà per la prima volta il 50% di membri non-bianchi, mentre con Trump erano il 16%.
Come spiega Piero Merola

«Le scelte di Biden sembrano dunque cercare la mediazione e la coesione interna […] ma guardano come mai in passato all’inclusività (Rachel Levine sarà la prima sottosegretaria alla Sanità transgender) e al coinvolgimento di rappresentanti delle minoranze, come dimostra invece la nomina della prima segretaria di origini native americane, Deb Haaland, designata a capo degli Interni, di altri tre esponenti di origine ispanica, Xavier Becerra (Health and Human Services), Miguel Cardona (Istruzione) e Isabel Guzman (Small Business Administrator) e delle prime due donne di origini asiatiche, a capo dell’Office of Management and Budget (Neera Tanden) e come Rappresentante per il commercio internazionale americano (Katherine Tai)». [5]

È anche vero però che molti membri di primo piano dell’amministrazione Biden, a cominciare da Segretario di Stato Antony Blinken, hanno una lunga esperienza nelle passate amministrazioni, esclusa l’ultima ovviamente. Se questo è un vantaggio nel rimettere in moto tutta la macchina, in particolare quella diplomatica, dall’altra potrebbe essere un limite. La loro storia li porterebbe ad avere gli stessi approcci dannosi che in fin dei conti hanno consentito il nascere e il diffondersi negli Stati Uniti del terrorismo interno di questi giorni. Inoltre, la loro storia potrebbe impedir loro di avere una visone politica corretta in un mondo oggi radicalmente cambiato.

Roger Cohen ragiona sul fatto che il l’idea di un ritorno alla normalità rimettendo in ordine le cose sul piano internazionale

«è tutta buona e giusta, ma il mondo è andato avanti e la ricerca dello status quo ante non può essere l’orizzonte del nuovo presidente. La bellicosità di Trump e la Brexit hanno galvanizzato l’Europa, indirizzandola verso quella che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha definito «autonomia strategica. Per la prima volta la Germania ha concesso la federalizzazione del debito europeo, consentendo all’Unione di emettere titoli come un governo nazionale, un importante passo verso un Europa più forte e più integrata. È tempo di un “New Deal” tra l’Europa e gli Stati Uniti che riconosca l’emancipazione europea e il mutare delle priorità americane cementando allo stesso tempo un’alleanza di valori e di interessi spesso coincidenti» [6].

Riuscirà Biden a compiere questa variazione di passo?
Ma questo è il meno. Cambierà la politica estera USA in America Latina dove si è sempre affiancata, supportandole, alle dittature che di mano in mano arrivavano anche con l’aiuto economico e militare di Washington? Finirà l’embargo a Cuba?
E cosa accadrà in Medio Oriente? In particolare la questione palestinese. Non ci aspetteremmo mai una presa di posizione contro Tel Aviv, la cultura ebraica è ben presente nel gruppo di Biden [7], ma almeno un’equidistanza.
In un documento del 12 Gennaio scorso il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem

«ha rotto con la propria tradizione e ha affermato in modo inequivocabile che l’area che comprende Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza è un regime di apartheid di supremazia ebraica» [8].

Concluderei con una domanda che si pone John Patrick Leary in una riflessione sul senso de “the soul of the nation” se

«“il carattere di questa nazione” è così duraturo, come potrebbe sopravvivere a Stonewall Jackson, George Wallace e, sì, a Thomas Jefferson, ma morire per mano di un huckster come Donald Trump? E se la minaccia è così acuta, perché dovremmo fidarci del candidato più moderato nella corsa per salvarla? La salvezza non richiede qualcosa di più?» [9].

Pasquale Esposito

[1] Alessandro Portelli, “Un’altra musica la «canzone» sociale di Guthrie e Sanders”, https://ilmanifesto.it/unaltra-musica-la-canzone-sociale-di-guthrie-e-sanders/, 22 gennaio 2021
[2] Pasquale Esposito, “USA: la legislazione di Trump sotto i colpi degli ordini esecutivi di Biden”, https://www.mentinfuga.com/biden-ordini-esecutivi-trump/, 17 gennaio 2021
[3] Jim Tankersley, “Biden Plans Executive Action to Expand Food Stamps and Speed Stimulus Checks”, https://www.nytimes.com/2021/01/22/business/biden-food-stamps-stimulus-checks.html, 22 gennaio 2021
[4] Isabela Dias, “Joe Biden Isn’t Wasting Any Time Reversing Donald Trump’s Horrible Legacy on Immigration”, https://www.motherjones.com/politics/2021/01/joe-biden-isnt-wasting-any-time-reversing-donald-trumps-horrible-legacy-on-immigration/, 21 gennaio 2021
[5] Piero Merola, “La nuova, amministrazione Usa”, https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:5513, 21 gennaio 2021
[6] Roger Cohen, “Good Morning America. Inizia l’era Biden, ritorna il decoro alla Casa Bianca”, https://www.linkiesta.it/2021/01/biden-presidente-cohen/, 20 gennaio 2021
[7] Jacob Kornbluh, “Enough for a Minyan: A Jewish Who’s Who of Biden’s Cabinet-to-be”, https://www.haaretz.com/us-news/MAGAZINE-enough-for-a-minyan-a-jewish-who-s-who-of-biden-s-cabinet-to-be-1.9464584?utm_source=mailchimp&utm_medium=content&utm_campaign=haaretz-news&utm_content=c9bfa2c91e, 19 gennaio 2021
[8] Mitchell Plitnick, “Biden Must Face the Facts: Israel Is an Apartheid Regime”, https://www.thenation.com/article/world/biden-must-face-the-facts-israel-is-an-apartheid-regime/, 20 gennaio 2021
[9] John Patrick Leary, “Joe Biden’s American Fairy Tale”, https://www.motherjones.com/politics/2021/01/joe-biden-soul-of-a-nation/, 21 gennaio 2021

 

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