USA: diritto di voto e democrazia a rischio

Congresso USA Trump
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Quello di usare a proprio vantaggio le leggi o peggio cambiarle per assicurarsi potere è quello che sta accadendo negli USA dopo la sconfitta dei repubblicani e del loro capo, Donald Trump alle elezioni del 2020. Non è molto diverso da quello che da alcuni anni accade in diversi paesi dell’America Latina o dell’Africa. Élite al potere che frantumano regole e le utilizzano in maniera impropria, magari facendo ricorse all’autorità giudiziaria.
Una democrazia, quella statunitense,  minata dal tentativo di colpo di stato del 6 gennaio 2021 e che continua a correre il rischio di un’implosione dei processi democratici mettendo a repentaglio le elezioni di midterm del prossimo novembre.

Infatti negli ultimi mesi le autorità statali repubblicane degli USA, attraverso nuove leggi stanno rendendo più complesso il processo elettorale, soprattutto delle minoranze. Quando il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell dice che “la grande bugia dall’altra parte [i democratici, ndr] è che le legislature statali controllate dai repubblicani sono al lavoro cercando di rendere difficile il voto alle persone“, dice esattamente quello che sta accadendo.

Dopo colpevoli ritardi, il Presidente Joe Biden ha preso in mano la questione per spingere a cambiare le leggi e frenare questa deriva degli Stati nel processo elettorale. Ma al Senato, per la quinta volta in sei mesi, i repubblicani hanno bloccato la legge che dovrebbe difendere il diritto di voto messo a rischio dagli Stati conservatori. Con le regole attuali del Senato occorrerebbero 60 voti a favore, ma non si è riusciti nemmeno a cambiare il regolamento del Senato per portare la maggioranza qualificata le votazioni sulla legge elettorale ad una maggioranza semplice. Ad impedire la modifica regolamentare sono stati due democratici, Joe Manchin e Kyrsten Sinema con i pretesto che stavano difendendo i diritti della minoranza politica.

Il Senato dovrebbe approvare una misura che mette insieme due progetti di legge preesistenti: il John Lewis Voting Rights Advancement Act e il Freedom to Vote Act.
Il primo riguarda il ristabilimento del potere del governo federale nella supervisione delle procedure di voto negli Stati per prevenire la discriminazione degli elettori delle minoranze.
Il secondo insiste sulle modalità di registrazione e di voto e renderebbe il giorno delle elezioni una festa federale. E così, tra l’altro, verrebbe concessa più di una modalità di riconoscimento dell’elettore; reso omogeneo il voto per posta che l’elettore potrebbe adottare senza dover giustificare una qualche condizione di impedimento; consentirebbe alle persone di registrarsi per votare e votare contemporaneamente; consentirebbe, senza pene per i funzionari, di inviare i moduli per il voto postale anche agli elettori che non ne hanno fatto richiesta; consentirebbe a chiunque di dare acqua e cibo agli elettori in fila per votare, a condizione che non siano coinvolti in attività elettorali o cerchino in altro modo di influenzare i voti; uniformare il diritto di voto per i condannati [1].

Quella dei meccanismi di voto negli USA è una faccenda complessa e delicata che spesso fa riflettere sull’effettiva consistenza della rappresentanza popolare nelle istituzioni e in particolare per quella del Presidente che viene eletto “in base ad un dedalo di regolamenti locali. Ogni singolo stato ha facoltà di stabilire autonome modalità di voto, numero ed ubicazione dei seggi, accesso a voto anticipato o per posta. Anche nelle scorse elezioni dunque, a scapito della maggioranza di 6 milioni di preferenze nel voto popolare (concentrate in California e grandi città), l’esito è dipeso da piccoli margini in una manciata di stati. Basterebbe dunque “influire” su qualche decina di migliaia di voti per cambiare il risultato” [2].

Proprio nel mentre si votava al Senato, i repubblicani continuavano nella loro opera di costruzione di ostacoli al diritto di voto, come nel caso delle grandi contee del Texas che “stavano respingendo fino alla metà di tutte le domande di voto per corrispondenza per le prossime primarie di marzo a causa dei rigorosi requisiti di identificazione degli elettori approvati dalla legislatura controllata dal GOP [Grand Old Party, il Partito repubblicano, ndr] ad agosto, un esempio di come anche cambiamenti burocratici apparentemente piccoli possano avere un effetto estremamente oneroso sugli elettori” [3].

Va anche detto che fin dal momento in cui Trump dichiarava come rubate le elezioni del 2020, il Partito Repubblicano lavorava per occupare le posizioni di segretari di Stato, cioè quei funzionari che supervisionano lo svolgimento delle varie elezioni nel loro territorio,  e così “quindici candidati del Partito Repubblicano sono in corsa nei ventisette stati che eleggeranno i loro segretari di Stato a novembre, durante le elezioni di medio termine” [4].

Il Presidente Biden deve considerare prioritaria e urgente (le prime elezioni negli Stati ci saranno a Marzo) e per dirla con le parole di Derrick Johnson, presidente della National Association for the Advancement of Colored People (NAACP) “è tempo che questa amministrazione abbini le sue parole con le azioni e che il Congresso faccia il proprio lavoro” [5].
La democrazia americana resta su un crinale pericoloso.

Pasquale Esposito

[1] Fredreka Schouten, Here’s what the federal voting proposals would do,  https://edition.cnn.com/2022/01/18/politics/freedom-to-vote-act-explainer/index.html, 18 gennaio 2022
[2] Luca Celada, Usa, la lotta per ripristinare il diritto di voto, https://ilmanifesto.it/usa-la-lotta-per-ripristinare-il-diritto-di-voto/, 13 gennaio 2022
[3] Ari Berman, https://www.motherjones.com/politics/2022/01/gop-states-are-shredding-voting-rights-and-joe-manchin-and-kyrsten-sinema-are-now-complicit/, 20 gennaio 2022
[4] Alexis Buisson, Le parti républicain poursuit son offensive contre le système électoral américain, https://www.mediapart.fr/journal/international/200122/le-parti-republicain-poursuit-son-offensive-contre-le-systeme-electoral-americain, 20 gennaio 2022
[5] Nick Corasaniti e Reid J. Epstein,  Una spinta ai diritti di voto, poiché gli Stati rendono più difficile il voto, https://www.nytimes.com/2022/01/11/us/politics/biden-voting-rights-state-laws.html, 11 gennaio 2022

 

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