USA: la vittoria delle donne in attesa delle elezioni di midterm

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L’istantanea più limpida delle primarie negli Stati Uniti è la notevole affermazione delle donne. Una vittoria per il cambiamento e per l’affermazione della parità di genere ottenuta mentre a Washington siede un presidente di fatto sessista.

Le primarie sono fondamentali per le elezioni di metà mandato a novembre quando si voterà per un terzo dei seggi in Senato, per tutti quelli della Camera e per trentanove governatori. Un’affermazione dei Democratici significherebbe “azzoppare” Trump impedendogli di muoversi liberamente per portare a termine i suoi obbiettivi.

Le ulitme primarie si sono svolte in Alabama, Iowa, Mississippi, Montana, New Jersey, New Mexico, South Dakota e soprattutto in California dove l’attenzione era massima perché il sistema elettorale consente di determinare gli sfidanti per il Congresso indipendentemente dal partito, e perché si eleggono 53 deputati sui 435 totali (adesso sono 39 i democratici del Golden State) e la maggioranza repubblicana detiene 235 seggi. Perderne 14 (in sette distretti avevano già votato per Clinton alle presidenziali) sarebbe un passo indietro che, se sommato a quello di altri Stati, farebbe perdere il controllo del Congresso.

Ma torniamo alle donne e ad una vittoria così larga per cui almeno 601 di esse «dovrebbero candidarsi per la Camera, il Senato e il governatore quest’anno – numeri da record su tutti i fronti. Ciò che resta da vedere è se le candidate femminili possano tradurre quell’ondata di entusiasmo in seggi a novembre, dal momento che le donne rimangono ampiamente sottorappresentate sia nel Congresso sia a livello esecutivo in tutto lo stato» [1].

Questo successo si allarga se consideriamo che in diversi casi la vittoria è stata ottenuta da candidate che non sono spesso espressione dell’establishment democratico e appartengono a minoranze. Sicuramente l’organizzazione politica di base ha inciso molto più del solito rispetto alle volontà dell’establishment dei partiti, ed in particolare di quello democratico. Ad esempio era successo che negli stati della Georgia e del Texas «i democratici hanno scelto due donne, Stacey Abrams, 44 anni, nera, capogruppo dei democratici nel parlamento statale, e Lupe Valdez, 70 anni, ex sceriffa di Dallas, lesbica e ispanica, da candidare come governatrici. In Idaho toccherà a Paulette Jordan, 38 anni, nativa americana, fare campagna per diventare governatrice» [2].
In California, l’84enne Dianne Feinstein senatrice democratica vince le primarie conquistando per tentare di il suo quinto mandato, l’ex Miss America Mallory Hagan ottiene la nomination democratica in Alabama mentre la repubblicana Kristi Noem contenderà la nomina di governatore del South Dakota a Mike Rogers in carica da 16 anni e se dovesse vincere sarà la prima donna a farlo. La ventottenne Abby Finkenauer, grande attenzione ai lavoratori e alle loro condizioni, potrebbe essere la donna più giovane ad entrare nel Congresso per lo stato dell’Iowa che è uno dei cinque stati che non ha mai eletto una donna alla Camera. .

Debra Haaland candidata democratica alla Camera USA
Debra Haaland

A proposito di prima donna va sottolineata la vittoria alle primarie democratiche per un seggio nel primo distretto del New Mexico Deb Haaland che, in caso di vittoria, sarebbe la prima nativa americana eletta al congresso. La sua è una battaglia importante perché guarda alla politica e ai problemi da risolvere, non solo per la sua comunità evidentemente, con la prospettiva dei nativi. La cinquantasettenne attivista della comunità del New Mexico ha vinto le primarie con tesi progressiste che attaccano Trump e il suo operato relativamente all’immigrazione e alle leggi che tengono separate le famiglie così come per molto tempo è stato fatto contro le famiglie dei nativi, come la sua famiglia e lei stessa separata dai suoi genitori mandata in un collegio di Santa Fe all’età di 8 anni.
Il suo manifesto politico è di ampio respiro sociale e va dall’estensione della Sanità pubblica, all’innalzamento del salario minimo, ad una Scuola pubblica diffusa e migliore perché «l’istruzione pubblica è la chiave per la mobilità sociale e la sicurezza economica, e tutti i nostri bambini hanno bisogno di accedere a buone scuole pubbliche» [3]. Un capitolo è dedicato all’ambiente, un altro dei temi accantonati dall’amministrazione Trump, con l’obbiettivo di raggiungere presto il 100% di energia pulita combattendo a fianco dei nativi i cui diritti non sono separabili da quelli di un buon ambiente in cui vivere e poi una forte determinazione a raggiungere la parità di genere, per «il diritto di una donna a scegliere quando e come avere un figlio, il pieno accesso alla contraccezione […] Troppe donne rurali, donne povere e donne di colore semplicemente non hanno accesso all’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno per mantenersi in salute. [..] L’uguaglianza di retribuzione è essenziale per l’uguaglianza di genere. Sosterrò tutti gli sforzi per colmare il divario salariale nazionale, con un’attenzione particolare per colmare il divario tra le donne nere, latine, indigene e disabili, nonché le persone di genere e transgender, che meritano uguale retribuzione per lo stesso lavoro» [4].

Tornando ai risultati bisogna dire, però, che questo turno elettorale sia pur molto favorevole ai democratici e all’area più liberal e sociale non mette in un angolo i repubblicani per le elezioni di midterm anche perché non hanno una leadership chiara dopo la batosta del 2016. Inoltre Trump mantiene aperte le speranze addirittura per una sua rielezione, «grazie all’eredità delle riforme di Obama e ai regali fiscali fatti alle aziende da Donald Trump, la fiducia degli investitori e lo stato dell’economia sono a livelli da record. Malgrado le sue improvvisazioni diplomatiche e il caos che hanno seminato, Trump non ha ancora scatenato alcuna guerra, evitando dunque di inimicarsi l’elettorato. Spinto dai senatori e dai deputati repubblicani, il presidente ha rapidamente capito che è più facile, meno rischioso e più proficuo per gli interessi patrimoniali che difende liberalizzare a tutto spiano anziché approvare o abrogare grandi leggi politicamente fin troppo simboliche» [5].
Pasquale Esposito

[1] Heather Caygle, “Women dominate in Tuesday primaries”, https://www.politico.com, 6 giugno 2018
[2] Bernard Guetta, “Le donne rinnovano il Partito democratico statunitense”, https://www.internazionale.it, 24 maggio 2018
[3], [4] https://debforcongress.com/priorities
[5] Bernard Guetta, ibidem

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