USA: l’uccisione di Soleimani un atto insensato

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L’uccisione del generale Qassem Soleimani, considerato numero due del regime iraniano e carismatico leader dei Guardiani della rivoluzione, ha sconquassato il Medio Oriente e tutto ciò che lo circonda. La pericolosità dell’atto, come spiegano i giornalisti del NY Times, è anche dimostrata dal fatto che «mentre alti funzionari sostengono che il bombardamento dei droni era giustificato per prevenire attacchi futuri, alcuni nell’amministrazione rimangono scettici riguardo alla logica dell’attacco» [1]. Inoltre si può aggiungere, come spiega Gianandrea Gaiani, che il Pentagono pur giustificando l’uccisione «come un’azione difensiva», ha finito con l’attribuire «la responsabilità a Trump». Il giornalista ricorda anche che «il segretario di Stato, Mike Pompeo, si è impegnato a spiegare ad amici e alleati le ragioni degli USA ma ha incassato un plauso solo da Gerusalemme (peraltro scontato) mentre ovunque dilagano scetticismo, sconcerto e condanne più o meno manifeste» [2].
Anche la corrispondente dal Pentagono per la rivista Foreign Policy, Lara Seligman parla di dissidenti e scrive che «nelle ore precedenti l’attacco dei droni statunitensi che ha ucciso Qassem Suleimani, il segretario alla Difesa Mark Esper ha mantenuto il riserbo circa la decisione del presidente Donald Trump di colpire il comandante delle potenti forze Quds iraniane, escludendo alcuni alti leader del Pentagono che sono generalmente consultati sulle decisioni di tali rilevanza» [3]. Del resto è una caratteristica della presidenza Trump quella di non confrontarsi approfonditamente con gli esperti e gli anziani delle varie amministrazioni militari e di sicurezza nazionale.

Il Congresso ha mostrato più che una contrarietà all’uccisione del generale Soleimani e non solo dalla parte democratica. Se, come sospetta qualche analista, ci siano biechi calcoli elettoralistici, Trump ha probabilmente sbagliato i conti. La portavoce della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi si è detta preoccupata del fatto che «il Congresso e il popolo americano siano stati lasciati al buio su una questione di sicurezza nazionale»; Bernie Sanders lo definisce un “assassinio”, «e va a toccare il tasto giusto per mettere in difficoltà Trump. Il presidente, dice il senatore del Vermont, ha dato ascolto a “estremisti di destra, alcuni dei quali erano esattamente gli stessi che ci portarono in guerra» nel 2002”» [4]; il candidato Democratico alle primarie ed ex-vice di Obama, Biden  ha detto che il presidente «ha lanciato un candelotto di dinamite in un barile di polvere da sparo». Inoltre «gli otto leader di commissioni parlamentari competenti per le questioni di politica estera e di sicurezza, ha reso noto il disappunto per la mancata consultazione» [5]. Ed infine «numerosi legislatori stanno lavorando a una risoluzione che impedisca alla Casa Bianca di intensificare il conflitto senza la benedizione del Congresso» [6].

A proposito della pericolosità dell’omicidio per tutta l’area vale la pena ricordare come l’Italia sia già in prima linea con dei rischi di coinvolgimento in una guerra, sia pur non frontale, che non possiamo che ripudiare. Come ci ricorda Tommaso Di Francesco «resta pur vero invece che ieri notte [la notte dell’attacco USA, ndr] la conoscenza dell’atto di guerra che si è consumato a Baghdad, a Sigonella è stata più che scontata: lì ieri notte hanno operativamente seguito e lavorato per la “buona” riuscita del raid ordinato da Trump. E senza che il governo italiano e nessuno di quelli europei fossero informati» [7].

Quasi tutti gli esperti concordano che tra Iran e USA non scoppierà una guerra diretta. Gli ayatollah non possono scatenare un conflitto contro una potenza militare incommensurabile ma aumenteranno le operazioni eterodirette grazie alle varie milizie controllate in molti punti del Medio Oriente, dall’Iraq al Libano alla Siria allo Yemen, aspettando i luoghi più appropriati ed utilizzando i tempi necessari, non avendo immediate esigenze politiche o elettorali. Nell’attesa sono maestri e sono già preparati. Saranno anche favoriti dal fatto che gli USA hanno molta meno capacità di controllo nel Medio Oriente e dal fatto che Trump, durante tutto il suo mandato, ha quasi smantellato le leadership delle varie strutture volte alla difesa e alla sicurezza nazionale preoccupandosi solo di avere suoi fedelissimi al di là di capacità ed esperienze.

Vedremo probabilmente allargarsi i campi di battaglia nella già martoriata regione con morte e distruzione soprattutto tra i civili. Sempre però con il rischio che in qualsiasi momento l’ennesimo errore di valutazione non faccia deflagrare tutto.

L’unico pensiero che posso esprimere è Trump smetta di pensare di bombardare i siti più rappresentativi della storia e della cultura iraniani, come ha promesso, e che da qualche parte si cominci a cercare un contatto per parlare e provare a riprendere il dialogo offrendo da parte americana un passo indietro rispetto all’accordo sul nucleare e alle sanzioni sulle quali la leadership iraniana potrebbe essere sensibile visti i problemi interni che la crisi economica e finanziaria sta generando.
Pasquale Esposito

[1] Helene Cooper, Eric Schmitt, Maggie Haberman e Rukmini Callimachi “As Tensions With Iran Escalated, Trump Opted for Most Extreme Measure”, https://www.nytimes.com/2020/01/04/us/politics/trump-suleimani.html?action=click&module=Top%20Stories&pgtype=Homepage, 4 gennaio 2020
[2] Gianandrea Gaiani, “America contro tutti con l’uccisione del generale Soleimani”, https://www.analisidifesa.it/2020/01/america-contro-tutti-con-luccisione-di-soleimani/, 4 gennaio 2020
[3] Lara Seligman, “Pentagon Chief Kept Tight Circle on Suleimani Strike”, https://foreignpolicy.com/2020/01/05/pentagon-chief-kept-tight-circle-on-suleimani-strike/, 5 gennaio 2020
[4] Guido Moltedo, “Le ragioni di una scelta illogica”, https://ilmanifesto.it/le-ragioni-di-una-scelta-illogica/, 5 gennaio 2020
[5] Guido Moltedo, ibidem
[6] “Congress, Stop President Trump’s Rush to War With Iran”, https://www.nytimes.com/2020/01/04/opinion/editorials/trump-iran-threats-Suleimani.html?action=click&module=Opinion&pgtype=Homepage, 5 gennaio 2020
[7] Tommaso Di Francesco, “Le basi italiane fuori dalla guerra”, https://ilmanifesto.it/le-basi-italiane-fuori-dalla-guerra/, 4 gennaio 2020

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