USA, Primarie democratiche. È sfida tra Biden e Sanders

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La profezia si è avverata. Tutti gli analisti mainstream sostenevano che l’unico avversario che fosse in grado di battere Donald Trump era il moderato ed ex-vice presidente di Obama, Joe Biden e così alla fine del Super Martedì delle primarie democratiche ha vinto e ha superato in numero di delegati Bernie Sanders. E così «dopo mesi di crisi d’identità -accentuata da un coverage mediatico più consono alla progressione degli episodi di una soap opera, con personaggi che vengono drammaticamente esaltati e scaricati subito dopo, che a quello di una campagna per la presidenza Usa – il partito democratico si riallineava con la precisione di una coreografia di Busby Berkeley. Al centro» [1].

Al momento in cui scriviamo i delegati totali conquistati sono: Joe Biden 596, Bernie Sanders 531, Elizabeth Warren 65, Michael Bloomberg 58, Pete Buttigieg 26 e Amy Klobuchar 7.
Il Super Martedì si è svolto con gli ultimi due ritirati in appoggio a Joe Biden e Michael Bloomberg, con spese elettorali esorbitanti (si parla di 700 milioni di dollari), ad essere il vero grande sconfitto dopo aver saltato le precedenti tornate elettorali. Hanno pesato anche le magre figure rimediate nei confronti televisivi dove è stato accusato da un po’ tutti i candidati proprio per lo spregiudicato uso di denaro per vincere. Senza dimenticare che la Warren «aveva ricordato i molti accordi tra Bloomberg e le sue dipendenti offese e poi compensate in cambio del silenzio, altri avevano criticato la politica dello «stop and frisk» adottata dalla polizia quando era sindaco di New York, prassi che consisteva nel fermare e perquisire senza motivo neri e ispanici» [2].

Complici ritiri ed endorcement come quello di Robert Francis O’Rourke, ex-deputato del Texas, nel Super Martedì Joseph Biden ha ottenuto 4.573.557, Bernie Sanders 3.751.861, Elizabeth Warren
1.683.522 e Michael R. Bloomberg 1.711.697. Nei quattordici stati in cui si è votato Sanders ha prevalso in Colorado Vermont, Utah e California lo Stato più popoloso del lotto.

L’uomo della lunga vicepresidenza con Obama e con il quale ha una solida amicizia, Joe Biden è l’uomo dei moderati, quelli che, secondo il suo programma elettorale, hanno costruito gli Stati Uniti. Le sue idee sull’economia non prevedono sconvolgimenti a cominciare dall’impianto fiscale che però potrebbe prevedere qualche aumento per le fasce più alte e l’aumento del salario orario minimo. L’obiettivo di creare dieci milioni di posti di lavoro investendo pesantemente in infrastrutture.
Nel suo programma c’è una riapertura verso i temi ambientali e verso i diritti delle persone e una politica migratoria che cancelli il blocco degli immigrati provenienti da certe aree a religione musulmana e cancelli anche la separazione delle famiglie di migranti irregolari. Tutto con moderazione.
In politica estera c’è un maggior mix nell’uso di forza militare, diplomatica ed economica e una ripresa delle attenzioni alla Nato.

Dopo il Super Martedì, il plurimiliardario ex-sindaco di New York ha deciso di sostenere la candidatura di Joe Biden, anche con le risorse finanziarie. La senatrice Warren si è ritirata ma alle domande dei giornalisti, e forse anche ai due candidati rimasti che l’avrebbero contattata, non ha dato risposte chiedendo qualche giorno di tempo per decidere.

La sensazione è che questo ricompattarsi di media, intellettuali ed establishment del partito intorno alla figura di Biden che è molto lontano dal saper coinvolgere elettori, anche indipendenti, come Sanders che ha portato una ventata di democrazia e giustizia nel panorama politico americano, sia più un’esigenza di ostacolare il senatore del Vermont che quella di battere Trump. Come avvenne nel 2016.

Intano in attesa di capire cosa accadrà il prossimo martedì quando per le primarie democratiche, Sanders ha deciso di non fare campagna elettorare negli stati del Sud concentrandosi nel Michigan, forse memore della vittoria di Trump proprio nell’area del Midwest. Forse ha ragione Elizabeth Bruenig quando dice che più che pensare all’appoggio dei sostenitori di Warren dovrebbe «andare all’attacco e condannare energicamente il signor Biden  […]  per corruzione e scorrettezza. Ma forse ancor più importante, la campagna di Sanders deve puntare su quegli elettori che hanno votato per Biden martedì sera – inquietanti periferie stanche del tumulto degli anni di Trump» [3].

Pasquale Esposito

[1] Giulia d’Agnolo Vallan, “La rimonta di Joe Biden. Come una soap opera contro il «pericolo rosso» https://ilmanifesto.it/la-rimonta-di-joe-biden-come-una-soap-opera-contro-il-pericolo-rosso/” 5 marzo 2020
[2] Paolo M. Alfieri, “Usa. Primarie democratiche, la strategia errata di Bloomberg ignorato dai moderati”, https://www.avvenire.it/mondo/pagine/la-strategia-errata-di-mike-ignorato-dai-moderati, 5 marzo 2020
[3] Elizabeth Bruenig, “How Bernie Sanders Can Still Win It All”, 5 marzo 2020

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