USA: via libera ai test nucleari? È sempre più Guerra Fredda

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Dal 1945 sono stati effettuati circa 2.000 test nucleari di cui più di 1.000 dagli Stati Uniti e il resto dagli altri paesi (almeno sette). Se si eccettua la Corea del Nord negli ultimi tempi non sembrano esserci stati test. Ora le cose potrebbero cambiare.

Se è possibile che si provi anche a distrarre l’attenzione dai fallimenti nella lotta alla Covid-19, o che si provi a spostare posizioni elettorali in vista delle presidenziali, le indiscrezioni arrivate dal Washington Post circa la discussione sula ripresa degli esperimenti atomici rappresenta un’amplificazione pericolosa della Guerra Fredda in atto tra USA e Cina e, in misura minore, con la Russia.
Non solo: c’è in ballo una sorta di equilibrio del terrore che da qualche decennio ci tiene un po’ lontani dall’olocausto nucleare

La discussione è avvenuta lo scorso 15 maggio ed è successiva alle accuse americane a cinesi e russi – che hanno negato – di condurre test nucleari a bassa intensità. Scriveva il quotidiano statunitense:
«Un alto funzionario dell’amministrazione, che come altri ha parlato a condizione di anonimato per descrivere le delicate discussioni nucleari, ha affermato che dimostrare a Mosca e Pechino che gli Stati Uniti potrebbero fare dei test rapidamente potrebbe rivelarsi utile dal punto di vista negoziale per un accordo trilaterale che regoli gli arsenali delle più grandi potenze nucleari» [1].

Trump nel suo progetto di rinegoziare tutto con la Russia e di coinvolgere la Cina aveva già annunciato l’uscita dal patto Open Skies (Cieli aperti) con la Russia. La motivazione è sempre la stessa: Mosca non rispetta il trattato.
Il trattato Open Skies firmato nel 1992 aveva lo scopo di ridurre i rischi di incomprensioni, errori di calcolo che avrebbero potuto avviare una guerra. Di fatto si lasciava alla controparte la possibilità di verificare le proprie attività militari attraverso l’uso di sofisticati apparecchi non armati.
«Nel contesto del trattato sono stati effettuati circa 1500 voli di osservazione, un centinaio all’anno: in particolare 71 della Russia sugli Usa e 196 degli Usa sulla Russia, incluse delicate missioni dopo l’annessione russa della Crimea e nel 2018 dopo il sequestro russo di navi ucraine nel Mar Nero. Come ogni altro trattato internazionale, anche Open Skies non è stato perfettamente rispettato, in particolare a seguito del raffreddamento dei rapporti fra i Paesi occidentali e la Russia. Già dal 2010 la Russia ha impedito voli sull’Ossezia meridionale e l’Abkhazia; e la Georgia si è opposta a ulteriori voli russi sul proprio territorio» [2].

Tutti elementi che ci possono far pensare che si voglia anche lasciar cadere l’importante New START (New Strategic Arms Reduction Treaty) visto che Trump ha rifiutato il prolungamento di altri cinque anni proposto da Putin perché vuole a quel tavolo anche la Cina. Non c’è molto tempo per evitare visto che scadrà il 5 febbraio prossimo quando si sarà già insediato per il nuovo mandato o siederà un nuovo inquilino alla Casa Bianca. Del resto con lo scontro in atto con la Cina e le altre urgenze dettate dalla pandemia non è immaginabile una nuova stesura a tre e per di più su argomenti così delicati e complessi.

Le tensioni non caleranno tra la Cina e gli USA perché, oltre alla guerra commerciale e alle accuse di aver nascosto la pandemia, si è di nuovo aperta la ferita di Hong Kong per la quale il Parlamento cinese ha approvato una nuova legge di sicurezza che sicuramente darà a Pechino maggiori strumenti legali per intervenire. E le proteste e la relativa repressione sono riprese.
Altra ferita riaperta nei rapporti è Taiwan dopo le parole spese dal Segretario di Stato, Mike Pompeo in favore della rieletta Presidente Tsai Ing-wen che continua a rimarcare l’indipendenza dell’isola da Pechino. La posizione espressa dal portavoce del Ministero degli Esteri è stata netta «sottolineando che le pratiche di Washington nell’utilizzo dei termini ‘Presidente di Taiwan’ e di ‘partnership’ sono “una grave violazione del principio dell’unica Cina e dei tre comunicati congiunti tra Cina e Stati Uniti. Le loro dichiarazioni mettono a rischio la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan, così come le relazioni bilaterali tra Cina e Stati Uniti”» [3].

La proliferazione delle armi nucleari e il loro ulteriore livello di sofisticazione sono una minaccia per l’umanità e l’unica strada è quella della messa al bando totale. E bisogna farlo ora per un quadro di accresciuta instabilità in molte parti del mondo anche in conseguenza delle dispute per le risorse, sempre più rare, con il riscaldamento globale in atto.
Il Bulletin of the Atomic Scientists lo scorso 23 gennaio ci diceva che Doomsday Clock, l’orologio simbolico le cui lancette riportano la valutazione della prossimità alla Mezzanotte dell’Apocalisse, segnava 100 secondi dalla catastrofe. E in questi giorni potremmo aver perso qualche altro secondo.
Pasquale Esposito

[1] John Hudson e Paul Sonne “Trump administration discussed conducting first U.S. nuclear test in decades”, https://www.washingtonpost.com/national-security/trump-administration-discussed-conducting-first-us-nuclear-test-in-decades/2020/05/22/a805c904-9c5b-11ea-b60c-3be060a4f8e1_story.html, 23 maggio 2020
[2] Alessandro Pascolini, “Open Skies: per Trump, un altro trattato in via di estinzione”, https://www.affarinternazionali.it/2019/10/open-skies-trattato-estinzione/, 31 ottobre 2019
[3] Matteo Meloni, “Taiwan, la Presidente Tsai Ing-wen al secondo mandato”, https://eastwest.eu/it/taiwan-la-presidente-tsai-ing-wen-inizia-il-suo-secondo-mandato/, 21 Maggio 2020

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