Vaccini in arrivo per Virus respiratorio Sinciziale

polmone
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In questa stagione si è manifestato in anticipo come se non bastassero le preoccupazioni a causa della COVID 19. Stiamo parlando del Virus Respiratorio Sinciziale (human RSV). Giungono notizie di  numeri importanti di bronchioliti e polmoniti virali nei bimbi, anche di pochi mesi, che inducono nei pediatri e nei genitori  preoccupazioni come è normale che sia quando si tratta di pazienti così vulnerabili.

Le dichiarazioni date ad Adnkronos di Luigi Orfeo, presidente della Società Italiana di Neonatologia e direttore della Terapia Intensiva Neonatale all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, e di Anna Maria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria (SIP)  non lasciavano dubbi circa questo genere di preoccupazioni. Del resto il problema non è certamente solo italiano. Le statistiche dicono che sono milioni le persone nel mondo che a causa di questa infezione debbono essere ricoverate in ospedale con i più piccoli tra loro che possono anche avere necessità di ventilazione assistita. I dati neozelandesi riportano addirittura di casi superiori per 5 volte a quelli avuti tra il 2015 ed il 2019 come segnalato dal Medical Research Institute of New Zeland. Numeri provvisori dicono che in quella nazione nella settimana del picco ci sono state 866 dimissioni per bronchiolite con 284 casi ogni 100.000 bambini. [1]

L’agente eziologico per queste bronchioliti e polmoniti virali è anche in questo caso un virus ad RNA e che vi erano allo studio vaccini alcuni dei quali abbastanza avanti nel processo di sperimentazione svolto ed alcuni di essi che necessitano di ulteriore modifiche poiché non tutti gli end point fissati erano stati raggiunti. Era capitato al ResVAx nelle preparazioni per i lattanti, attraverso l’immunizzazione materna, in quelle per gli anziani ed in pediatria tra i 6 mesi e 5 anni.

Si è aggiunta però a quella situazione una nuova spinta generatasi ad inizio 2020, mentre tutto il mondo scientifico era proiettato a trovare significative conoscenze sul Sars CoV-2. Presto si ebbero le notizie necessarie sulla proteina attraverso la quale il coronavirus poteva entrare nelle cellule da infettare in modo da poterla inattivare sia attraverso i vaccini che somministrando ai pazienti nuovi anticorpi molecolari.

Jason McLellan, Austin Università del Texas,  è stato uno degli scienziati più attivi in questo settore che lo aveva già visto protagonista anni prima per lo studio di un vaccino anti RSV  [2]. Grazie all’aver trovato il sistema per conoscere la struttura della proteina  di attacco tra virus e cellula, sono state sviluppate altre conoscenze grazie alle quali si potrà sperare con fiducia di avere soddisfazione sugli enormi costi sanitari causati dalle infezioni da RSV e, cosa ben più importante, delle tante vite giovanissime ed anziane sottratte dall’azione subdola di questo virus.

La notizia che diffonde fiducia è che gli scienziati siano riusciti a stabilizzare la proteina nella sua forma di prefusione, quando sta per legarsi alla parete cellulare umana, cosa che è stata individuata come la base per la produzione degli anticorpi che il corpo umano potrà produrre a difesa di eventuali infezioni. Da questo sono state ipotizzate almeno quattro soluzioni in sperimentazione clinica per vaccini ed una soluzione per la produzione di anticorpi monoclonali. Queste ipotesi molto confortanti è come se avessero rigenerato la fiducia nei nuovi studi per il vaccino RSV ed è molto probabile che anche i successi ottenuti contro il Sars Cov 2 ne abbiano influenzato positivamente l’iter dopo lunghi anni di insuccessi, alcuni anche tragici, come i due decessi in cui si incorse nel 1966  [3]. Si disse successivamente che il grave problema si generò a causa si una mancata attivazione del sistema immunitario perché le sperimentazioni non avevano contemplato l’utilizzo di adiuvanti e perché l’inattivazione virale, attraverso l’uso della formalina, aveva indotto una modifica dei virus che induceva produzione di anticorpi mal progettati.

Nella sostanza è accaduto, come conferma il prof. Rino Rappuoli, responsabile delle ricerca e sviluppo dei vaccini per Glaxo Smith Kline (GSK) ed inspiratore di quel prezioso gruppo di aziende tra le quali Achilles Vaccines che operano in quel polo scientifico grazie anche alla collaborazione ed al supporto della Fondazione Toscana Life Sciences . Il prof. Rappuoli sottolinea come nello sviluppo del vaccino per RSV sia stato determinante stabilire cha la proteina F del virus prefusione sia quella usata per entrare nella parete cellulare umana, per poi subire una modifica in proteina postfusione a maggiore stabilità.

Da questi studi  si è individuata la soluzione allo studio sulla quale ora si nutre grande fiducia. L’errore del passato sembrava essere concentrarsi sulla proteina postfusione invece che in quella prefusione la cui produzione indotta di anticorpi risulta essere a potente azione neutralizzante.

Sono quattro i vaccini attualmente in fase III di sperimentazione come dicevamo ad opera delle Aziende GSK, Pfizer, Jansenn-Cilag e Moderna. Le prime due hanno nel loro vaccino la proteina PreF, il vaccino Jansenn utilizza un adenovirus modificato per la produzione della PreF mentre Moderna utilizza un RNA messaggero modificato con l’informazione per la produzione di proteina PreF. In questo ultimo uno schema vaccinale analogo a quello usato con successo per ottenere il vaccino per la Covid 19.
Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.adnkronos.com/virus-respiratorio-neonati-nel-2021-piu-casi-e-piu-gravi_33oWiaHyt5JQRukwtwk9kB?refresh_ce
[2] https://doi.org/10.1038/d41586-021-03704-y
[3] https://www.nature.com/articles/news.2008.1302

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