Covid-19: la variante Delta

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Una serie di concomitanti notizie che aggiornano la situazione relativa alla Covid-19 si accavallano proprio mentre tutto nella penisola sembra orientato al cambio di passo favorito dalla bella stagione. L’auspicio è che ciò non tolga attenzione verso il nocciolo della questione. Purtroppo i segnali che osserviamo adesso ingigantiscono la preoccupazione pandemica in dimensioni e gravità.

Le testate internazionali riportano un dato che su tutti induce ad una riflessione che dovrebbe accompagnare ogni valutazione sul futuro: a metà dell’anno in corso è stato superato il numero di decessi dell’anno precedente. Sono i dati della Johns Hopkins University, elaborati in una indagine del Wall Steet Journal, che riportano il problema pandemico nella sua reale drammaticità nel mentre la vaccinazione dei paesi ricchi pare mitighi la virulenza del Sars Cov-2, mentre nei paesi poveri i decessi inevitabilmente aumentano. Alle ore 10 del 10 giugno 2021 i morti erano 1.884.146 mentre nell’intero 2020 se ne erano contati 1880.510. [2]

A questa notizia se ne accompagna un’altra molto inquietante secondo la quale la variante Delta, detta variante indiana perché osservata in quella nazione la prima volta, risulta più contagiosa rispetto alla inglese del 64%. In precedenza era la variante inglese ad avere maggior preoccupazione in termini di contagiosità. Proprio dall’Inghilterra alle prese con una graduale riapertura arrivano segni da non sottovalutare: i contagi sono di nuovo in aumento (8.125 nell’ultimo giorno rispetto ai 7.393 precedenti) e la British Medical Association chiede che non siano confermate le ipotesi di riapertura già previste. Viene anche dichiarato che oltre il 90% del nuovi casi sono da variante Delta. [2]

Una dichiarazione di Silvio Brusaferro, parte del Comitato Tecnico Scientifico e presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, sulla presenza della variante indiana però ci tranquillizza per quanto possibile. Secondo la sua dichiarazione si tratterebbe di una presenza della variante indiana al di sotto dell’1% nel nostro paese mentre ovviamente il resto è tutta della variante inglese. Occorre comunque che si adottino misure che garantiscano tutele rispetto a quanto sta capitando in Inghilterra adesso. Aiuta la comprensione quanto scrive Betsy McKay sul WSJ riportando le affermazioni del dr. Sharon Peacock, presidente di Covid 10 Genomics UK, raccolte durante l’evento WSJ Tech Health.

La variante Delta, il ceppo del SarsCov-2 attualmente più preoccupante, si trova in oltre 60 paesi, Stati Uniti compresi, e lo si attende in tutto il mondo. Purtroppo dal Regno Unito dove le nazioni ricche sono riunite per il G7 non arrivano notizie che lasciano immaginare una effettiva immunità sul Pianeta attraverso una massiccia diffusione dei vaccini.

In Argentina il presidente Fernandez asserisce che nel suo paese si stia vivendo il peggior momento dall’inizio della pandemia. Una maggiore risposta non potrà che arrivare dalla disponibilità vaccinale per tutti, compreso l’uso di quelli a proteine da ricombinante annunciati da tempo e non ancora autorizzati. Su questo mancano notizie dirimenti, anzi aumenta l’attesa per l’ipotesi formulata secondo la quale, una loro azione abbinata con quelli a vettore virale o ad RNA messaggero, sempre con doppia inoculazione alternata, possa garantire una maggiore copertura immunitaria neutralizzante.

Se poi su tutto questo il celebrato golden boy avesse evitato di propagandare un atteggiamento denigratorio sull’uso dei vaccini sarebbe stato meglio, per evitare che la sua notorietà di calciatore potesse influenzare altre persone, ancora troppe, poco interessate a vaccinarsi.
Emidio Maria Di Loreto

[1] https://www.agi.it/estero/news/2021-06-10/2021-piu-morti-2020-covid-12876065/
[2] https://www.ilsole24ore.com/art/coronavirus-oggi-immunita-gregge-cina-valuta-vaccinazione-bambini-AEsbQgP

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