Valerio Evangelisti: Gli anni del coltello

Valerio Evangelisti Gli anni del coltello
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Le vicende del Risorgimento italiano raccontate dal punto di vista di Giovanni Marioni, detto Gabariol, un eroe semplice e violento che ha trovato nelle idee di Mazzini un credo da onorare. Città dopo città, Valerio Evangelisti ci mostra il quadro di un’Italia in cui i sogni risorgimentali devono fare i conti con i tanti fallimenti e la crescente violenza.

Un Risorgimento minore e quasi feroce quello che Valerio Evangelisti ci mostra nel suo romanzo Gli anni del coltello. Dopo la ventata rivoluzionaria del 1848, la speranza si va stemperando e l’uso della violenza si diffonde con esiti disastrosi, con una commistione continua fra reati e comuni e atti di protesta. All’inizio della storia ci troviamo, non a caso, a Roma nel 1849 mentre il ricordo della Repubblica Romana si perde in una lunga serie di delitti e una resa dei conti senza pietà. 

Citazione 1
Gabariol di amici veri non ne aveva, per la sua indole solitaria e ombrosa. L’unico che potesse considerare quasi tale, il fornaio ravennate Folco Verardi, si era incamminato verso la Romagna con la sua amante Adelaide. Difficile che raggiungessero la meta. Dovevano attraversare la zona settentrionale dello Stato pontificio occupata dagli austriaci, e questi fucilavano senza processo qualsiasi insorto caduto in mano loro. Uomini, donne e bambini.

Un romanzo storico, per voler inserire l’opera in una qualche definizione, che colloca, con sapiente regia, pochi personaggi immaginari entro la cornice di eventi e trame desunte dalla storia. Come precisa lo stesso Evangelisti, nella nota che accompagna il volume, è stato necessario un lungo e certosino lavoro di ricerca per comprendere, fra condanne, cronache e ricordi, i mille rivoli sotterranei e carsici di una parte del nostro Risorgimento.

Valerio Evangelisti Gli anni del coltelloCitazione 2
Due giorni dopo, malgrado le raccomandazioni di restare a casa Pistrucci, Gabariol andò a zonzo per Milano. Vestiva da buon borghese, grazie a giacca, panciotto, cravattino e pantaloni recuperati dal guardaroba dell’esule Scipione. Senza tagliare la barba l’aveva accorciata e resa regolare. Inforcava occhialetti tenuti bassi sul naso, per non intorbidargli la vista.

La storia comprende sempre in sé tante piccole storie, alternando l’eco e l’azione di quelli che si fecero protagonisti, con il riserbo e il silenzio di quelli che se ne sentirono travolti. La lunga storia dei seguaci di Giuseppe Mazzini si snoda seguendo Giovanni Marioni, detto Gabariol, uomo dal coltello facile, quando si tratta di mettere in pratica gli insegnamenti del maestro. Passando di città in città, di osteria in osteria, Gabariol, con i suoi incontri, con la sua furia e il suo sdegno, ci aiuta a costruire un quadro della vita dei patrioti nelle città italiane sottoposte al controllo di forze locali e straniere. Gli anni del coltello sono, a detta del protagonista, quelli in cui, fallita la serie delle grandi rivolte, è necessario operare con una serie di delitti che impauriscano i governati e i loro complici; è necessario organizzare una serie di azioni limitate e portate avanti da pochi uomini che abbiano ancora il coraggio di rischiare la vita.

Citazione 3
Il 27 giugno 1853 Faenza era in festa. Vi erano suonatori, venditori di cibarie o di dolciumi, cantanti, allevatori di cavalli che portavano i loro animali alla cosiddetta “corsa dei berberi”, seguitissima. Scoppiavano mortaretti e piccoli ordigni che si incenerivano in una pioggia di scintille.

Programmi avventati, rivolte appena abbozzate, una smania di fare qualcosa che non sempre diventa un’azione proficua, millantatori e spie in lunghe chiacchierate in osterie fumose in cui il vino scorre senza limiti: il confine fra gli eroi e i ciarlatani e labile. Gabariol non sa tenere celato il proprio odio per chi si finge patriota, ma non è disposto a correre alcun rischio. Gabariol, accompagnato nelle sue peripezie dalla sua compagna, è un mazziniano convinto che non ama i nobili prestati alla causa rivoluzionaria e gli ammiccamenti tra una parte dei patrioti e i Savoia.

Citazione 4
L’osteria aveva pareti di legno affumicate, lampade basse, tavoloni istoriati di scritte a coltello: VIVA GARIBALDI! VIVA MAZZINI! Prosciutti interi, sfilze di agli e salami pendevano dal soffitto in assi di legno grezzo. Uno spiedo girava dietro il bancone.

Evangelisti, passando di città in città e intersecando ambienti diversi, ci restituisce il calderone della storia italiana in uno dei periodi più intricati e sofferti della sua vicenda. Il dibattito e lo scontro tra le varie ipotesi di sollevazione popolare e di un’unità nazionale tutta da conquistare devono fare i conti con il peso delle famiglie regnati imparentate le une con le altre e con le mille delusioni che anche il fronte mazziniano andò collezionando con la morte di tanti eroi piccoli e grandi. Le peregrinazioni di Gabariol offrono ad Evangelisti anche l’occasione per presentarci un’ampia carrellati di personaggi che sono entrati nell’epopea del Risorgimento.

Antonio Fresa

Valerio Evangelisti
Gli anni del coltello
Mondadori, 2021
Pagine 246; euro 20,00

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