Valerio Massimo Manfredi: le sue storie, la nostra storia.

Valerio Massimo Manfredi Enrico Vallin

illumina un presente fatto di crisi economica e politica con la luce di un passato che ci ricorda quanto grandi possono essere gli Italiani. Ma sarà questa luce sufficiente a diradare le foschie di un futuro sempre più distante.

Quella del romanziere è solo una tra le tante attività che svolgi. Che influenza può avere una dipendenza troppo stretta tra l'opera di un artista e il suo guadagno?

VMM – Pessima, secondo me. Se uno pensa ai soldi come fa a provare emozioni e a comunicarle? Come fa a vivere ideali e avventure sempre consapevole di mentire e di star pensando ad altro? È chiaro che il successo della propria opera non può che fare piacere e che la disponibilità economica è un vantaggio per chiunque: ma io ero contentissimo anche quando ero uno sconosciuto professorino di liceo: dei miei amici, delle mie ragazze, delle mie avventure in giro per il mondo, libero come l'aria, forte come un toro.

Come giudichi a distribuzione dei contenuti in formato digitale? I tuoi libri sono disponibili in formato ebook?

VMM – Non so ancora. So che nei paesi anglosassoni il mercato digitale degli ebook copre già il 30% ma da noi siamo ancora allo 0. A me comunque piace di più leggere un libro di carta. Quello che mi entusiasma invece è consultare le riviste scientifiche e le pubblicazioni accademiche standomene comodamente nel mio studio davanti al computer. È impagabile. Si risparmia un sacco di tempo.
Io in digitale ho solo la mia trilogia di Alessandro: è interessante perché ci sono le mappe, gli schemi delle battaglie, animazioni però in forma e quantità contenuta. Né io né l'editore volevamo che diventasse un videogioco

Sei reduce dall'esperienza del festival “, ” e il tuo rapporto con e televisione si sta facendo sempre più stretto. Cosa si prova a vedere le proprie raccontante da altri autori? Cosa comporta sostituire l'immaginazione del lettore (che potremmo dire costruita) con la rappresentazione su schermo (che potremmo dire subita)?

VMM – Il cinema è  un altro modo di esprimersi : immagini piuttosto che parole.E quindi non si può pretendere che ricalchi pedissequamenteil libro da cui è tratto. E'però sempre e comunque una grande avventura, un'esperienza fantastica e poi vedere i propri personaggi prendere carne e ossa è  una grande emozione. Per esempio, io non avrei scelto per fare però una volta che l'ho visto mi è piaciuto e siamo anche diventati amici. La scelta del finale del regista, poi, non l'ho condivisa per niente: secondo me era molto più bella nel romanzo.

Il tuo nome è automaticamente associato a romanzi storici ma il tuo ultimo libro, , racconta vicende legate alla tua famiglia. Che differenze sussistono tra la Storia e la Nostra Storia personale?

VMM – la storia è dappertutto. Non importa dove, quando, come. Sono sempre vicende umane e in fondo sempre vicende personali rispecchiate in un gioco a mosaico fatto di tanti personaggi e di tante storie individuali. In Inglese ci sono due termini: History e story. In italiano uno solo, ma alla fine tutto si ritrova nel divenire dell'avventura umana.

Conoscere il passato ci aiuta a cogliere elementi strutturali utili a comprendere il presente e prevedere il futuro. Ma in che misura siamo realmente in grado di vedere oltre l'orizzonte del domani?

VMM – Già è difficile capire il passato e ricostruirne la trama. Precedere il futuro è impossibile anche perché non esiste. Inoltre la componente caotica della storia è fortissima e per sua natura imprevedibile.

In qualità di professore universitario, come accoglieresti l'introduzione di un nuovo metodo di insegnamento della Storia ispirato alla visione organica e omnicomprensiva di Oswald Spengler?

VMM – Direi che l'ho praticata  sia nell'insegnamento che nella prassi quotidiana della ricerca. Anche in questo momento;  ogni episodio è parte di un tutto organicamente strutturato dall'evoluzione dei primi ominidi alle grandi conquiste moderne, fino a un epilogo imprevedibile che ci fa desiderare l'immortalità, non per paura della morte ma per curiosità della vita.

Valerio Massimo Manfredi Enrico-Vallin

Foto Enrico Vallin

Sei stato l'unico relatore italiano al World Economic Forum di Davos nel 2010. Cosa dovrebbero fare le grandi organizzazioni (Stati, banche, multinazionali) e cosa dovremmo fare noi cittadini per superare l'attuale crisi con meno danni possibili?

VMM – Noi Italiani dovremmo ritrovare l‘unità che abbiamo conosciuto nei giorni più entusiasmanti del Risorgimento, superare le tante delusioni, ritrovare la speranza, l'amore per il nostro meraviglioso Paese. Io sono innamorato perso del mio Paese ma anche tanti italiani, anche quelli che lo rinnegano e lo bestemmiano: come si fa con un'amante che ci ha delusi. Dobbiamo ritrovare l'orgoglio di far vedere a tutti che ce la caviamo da soli, che siamo capaci di affrontare sacrifici e rinunce per preparare un futuro per i nostri figli. Purtroppo i politici che ci hanno governato negli ultimi lustri, a parte poche eccezioni si sono rivelati inadeguati, incapaci, rissosi, egoisti,superficiali autoreferenziali. Mai, da quando giro il mondo, ho mai visto la nostra immagine così depressa e ridicolizzata. Non lo meritiamo. Siamo un grande popolo e abbiamo tante classi dirigenti di riserva. Dobbiamo rinnovare completamente la leadership. Io mi riconosco nel professor e nella sua squadra. Se potesse essere certo del sostegno del parlamento potrebbe far ripartire la macchina inceppata della nostra creatività, del nostro entusiasmo. È una brava persona, è serio, competente, rispettato e rispettabile.  E, quel che più importa, un patriota. Li so riconoscere quando li vedo perché sono come me.

Per quanto riguarda le organizzazioni internazionali Non possiamo aspettarci gran che: la crisi è venuta dai derivati tossici americani e le vecchie contrapposizioni del dopoguerra permangono: Qualcuno si è chiesto perché IL Regno Unito che è messo peggio di noi ha prestiti allo 0,50% mentre noi oltre il 6%? Gli USA non vogliono l'Euro (era arrivato a 160 sul dollaro) nonostante le dichiarazioni ufficiali e stanno facendo il possibile per scardinarlo. Dobbiamo difenderci da soli e possiamo farcela, prima come e, contemporaneamente come Europa.

In che modo l'economia, e in generale l'impressione sempre più profonda della mano dell'uomo sulla natura, rischia di stravolgere il mondo ben oltre gli inverni temperati che ci sta regalando il global warming?

VMM – L'economia che conosciamo non può andare avanti perché non calcola i costi ambientali, non considera che le risorse hanno un limite, che la nostra espansione è pagata con la distruzione della Natura da cui tutti veniamo. Si può progettare una economia diversa che ricostruisca i saperi perduti, la forza delle mani che creano, i mille scomparsi, le arti, le capacità, i capolavori, le opere comuni. Io credo che la Natura ci impartirà una lezione durissima. Lo sta già facendo. Cosa succederà quando la calotta himalaiana, vero e propri terzo polo del gelo, si sarà estinta ed estinti saranno i grandi fiumi che dissetano la Cina, l'India, l'Indocina, l'Asia centrale? Due, tre miliardi di persone saranno ridotti alla disperazione entro mezzo secolo con conseguenze inimmaginabili se non si riconverte  l'intera filosofia dello sviluppo che non significa rinunciare alla crescita ma rinascere con la Natura, con l'energia, con la tecnologia, con il contenimento e alla fine la stabilizzazione demografica.

Come sono visti gli Italiani all'estero, e come vorresti invece che fossero visti?

VMM –  Fino a ieri siamo stati la barzelletta del mondo intero per i motivi che ben conosciamo. Ma possiamo ancora invertire la rotta. Nonostante tutto è ancora riconosciuta la nostra arte suprema: quella  del saper vivere. L'Italia è potenzialmente un paradiso: bellezze inesauribili, infinite, segrete, abbaglianti ed elusive. Il cibo come arte, l'abitare come armonia di forme, il vestire come essenza dell'intima eleganza che noi possediamo più di chiunque altro. Da tremila anni la civiltà nella nostra penisola non ha mai avuto soluzione di continuità: le prove sono materiali e onnipresenti come in nessun altro paese la mondo.

Io vorrei che l'Italia e il suo popolo fossero visti per quello che sono in realtà: un paese che ha dato al mondo contributi di civiltà incomparabili,anche nel presente. Senza risorse, senza energia, senza pianure, senza materie prime di alcun genere, sovrapopolato,  il nostro Paese è pur sempre fra i top ten. Dobbiamo farci rispettare a per riuscirvi dobbiamo prima di tutto rispettare e stimare noi stessi e mettere i migliori dove loro compete. Un episodio come quello della Costa Concordia è inammissibile: quel comandante si è rivelato incapace. Il fatto che abbia abbandonato la nave è una vergogna per l'intera nazione e un danno economico inestimabile.

Non c'è bisogno di fare a pezzi l'Italia come qualcuno vorrebbe, costruendo un paese mai esistito, fondato sul'egoismo e sul disprezzo degli altri, di tutti gli altri. L'ideologia del campanile, del villaggio, del borgo, del casolare non ha senso in un quadro di competizione fra colossi: non c'è limite alla frammentazione: si arriverebbe all'infinitamente piccolo.
Mi viene in mente la preghiera accorato di Rutilio Namaziano che vede morire Roma:“Ascoltami, regina del mondo, Roma, tu che sei compresa tra i poli del firmamento…. Tu che hai fatto di tante genti una patria sola.

Da profondo conoscitore dell'Antica Roma, quali analogie pensi leghino quell'epoca alla nostra società?

VMM – Tutte e nessuna. La storia non si ripete.

Potremmo trovare la tua prossima opera su carta o su schermo?

VMM – Per quanto riguarda la carta, posso garantire perché ci penso io. Il cinema dipende da troppe varianti e troppi operatori che non posso controllare.

Paolo Iasevoli

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