La variante Delta a spasso in Europa

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Le recenti diffusioni dei dati relativi a contagi e vaccinazioni hanno provocato, nei vari paesi dell’Europa, diverse modalità nell’affrontare la pandemia. Alcuni considerano la stagione estiva come se non fossero necessarie attenzioni comportamentali, altri guardano con terrore alla variante Delta, B1.617.2, che ormai ha sopravanzato in presenza le altre varianti sul territorio risultando dominante. Significa che il virus ha selezionato questo genoma che è riuscito a farsi largo tra gli altri. È il suo lavoro, è quello che cerca di fare ad ogni replicazione: adattarsi darwinianamente per provare una sopravvivenza più efficace che per il virus è vita e per noi…

In Europa la situazione è esattamente quella che si attendeva e la presenza di focolai del virus sono ormai ad ampia diffusione seppur in alcune aree i dati mostrano maggiori preoccupazioni. È da questo che Reuters propone un aggiornamento sulla situazione vaccinale negli stati, le settimane di ritardo sull’ipotizzato percorso vaccinale, quanta distanza temporale si frappone con il 70% di popolazione da vaccinare, nel tentativo di ottenere quella immunità che avrebbe dovuto preservarci nel prossimo autunno ed inverno. Per questo si annunciano la ripresa, speriamo su vasta scala, delle vaccinazioni molto diffuse seppur, come si vedrà, persistono anche rifiuti di troppe persone, i sanitari e gli insegnanti i più ingiustificati, che rendono difficile l’idea di tranquillità alla quale ci si ispirava.

Quanto emerge da un paese che ha rappresentato la vetrina pandemica prima degli altri, l’Inghilterra, espone a riflessioni che sono preoccupazione perché il premier Boris Johnson si lancia in affermazioni che significherebbero conservazione delle norme anticontagio mentre contemporaneamente annuncia che termineranno dal 19 Luglio. Una revoca delle restrizioni che il consulente alla salute inglese, Jonathan Ashworth, dice trattarsi “di premere sull’acceleratore mentre contemporaneamente si lancia una cintura di sicurezza.”. A queste preoccupazioni sul fronte anglosassone si aggiungono altre stime che vorrebbero oltre 200 i morti al giorno in proiezione al cadere delle restrizioni con ipotesi da 1800 a 4800 ricoveri al giorno. Sono formulate dai ricercatori dell’Università di Warwick che le hanno stimate nel caso si tornasse indietro con i comportamenti di pre pandemia.

Sembra molto più pertinente l’annuncio di Macron in Francia di non consentire ai non possessori di Green Pass l’accesso a bar, ristoranti, musei, teatri, cinema, la frequentazione di palestre e discoteche, ma anche i viaggi a lunga percorrenza in treno o aereo. Questo ha generato una corsa alle prenotazioni e alle vaccinazioni, in poche ore dall’annuncio, come non si era mai vista. Il governo francese sta ipotizzando misure coercitive per i sanitari, ancora tanti, che non si sono vaccinati.

Un altro segno di gran preoccupazione arriva da Israele dove la variante Delta si diffonde velocemente quindi anche nei paesi con alta copertura vaccinale come il loro. Per questo è stato disposto di iniziare la somministrazione della terza dose del vaccino Pfizer agli immunodepressi. Contemporaneamente ha sollecitato da parte di questi ultimi l’uso delle mascherine e l’adozione delle disposizioni in materia anti-contagio soprattutto in riferimento ai rapporti con persone contagiate o a rischio elevato.

In Italia sono di facile previsione gli sviluppi della pandemia in relazione ai comportamenti visti negli ultimi giorni sia legati agli Europei che alle zone di villeggiatura che la pongono nell’occhio dei 104 paesi al mondo nei quali la variante è in grave espansione.
Dal prof. Crisanti arriva la dichiarazione in cui si dice favorevole alla terza dose ed ammonisce anche che il virus potrebbe essere molto vicino alla selezione di una variante resistente ai vaccini. Assolutamente necessario inoltre prima di pensare al terzo inoculo, trovare il modo che tutti si vaccinino, soprattutto i sanitari e il personale scolastico che finora si sono sottratti a questo obbligo di civiltà.

Per ricapitolare i dati aggiornati sulla vaccinazione in Italia : 57,6 milioni di dosi somministrate; 23 milioni con vaccinazione completa corrispondenti al 38,2% della popolazione; enormemente lontani dalla possibilità di sperare in quella immunità collettiva tanto rincorsa.
Inoltre i sanitari non vaccinati sarebbero a giugno circa 45.000, mentre tra gli insegnanti e gli operatori scolastici ci sarebbero circa 200.000 non ancora vaccinati.

Tralasciando le notizie ormai acquisite circa i contagi di San Pietroburgo e finlandesi per il calcio, ed i focolai nelle attività di studio che hanno diffuso il contagio della Delta a Palma di Maiorca, in Portogallo ed alle Baleari occorre ancora rilevare altro di molto strano sulla vicenda del vaccino Astra Zeneca.

In UE i vaccini prodotti da Pfizer, J&J e Moderna sono quelli approvati ufficialmente e consentono di ottenere a chi li ha inoculati il passaporto vaccinale attraverso il quale si ha libero accesso negli stati. Questo non vale per AstraZeneca come pure per i vaccini cinesi e russi. Inoltre il comportamento degli stati europei è diverso. Alcuni come Belgio Svizzera e Germania permettono ingressi a chi si è vaccinato con prodotti non approvati in UE, altri  come Francia ed Italia non lo permettono. Sembrerebbe che questo derivi da un aspetto formale legato alla documentazione non completa del vaccino prodotto su licenza AstraZeneca in India ed inoculato in Nigeria che non ha permesso l’ingresso ad una coppia seppur vaccinata. Ma di fatto l’OMS ne ha validata l’efficacia e il suo attraverso il  programma Covax.

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