Vasco, Ligabue, Madonna e Springsteen star dei concerti ma spettatori totali in calo

musica concerti
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Meno spettatori, meno eventi, biglietti più cari e sud sempre più isolato. Potrebbero essere questi i punti salienti per riassumere l’andamento del mercato degli spettacoli dal vivo in Italia secondo il Rapporto 2008 appena pubblicato da Assomusica l’associazione che raccoglie quasi tutti i produttori e organizzatori di concerti (sono fuori l’Auditorium di Roma e l’Arena di Verona per esempio).

Era dal 2005 che il numero degli spettatori non diminuiva. I 5,6 milioni di presenze rappresentano un 3% in meno confrontato con l’anno precedente. Un dato che rispecchia sicuramente la crisi che attanaglia il paese, ma anche la difficoltà dei grandi gruppi che monopolizzano il mercato ad attrarre gli appassionati nonostante le star italiane ed internazionali.

Probabilmente se disponessimo del numero degli spettatori unici [1] del 2008 scopriremmo, come avviene normalmente in un periodo di difficoltà, un fenomeno di concentrazione per cui una percentuale più bassa di fan (quelli con redditi elevati) ha visto più spettacoli durante l’anno. Del resto più si concentrano i concerti in aree limitate e più si complica l’accesso a che chi deve muoversi accollandosi ulteriori costi (viaggio, pasti, ecc.).

Il fenomeno della concentrazione si deduce anche dall’ennesimo calo del numero degli eventi organizzati rispetto al 2007: 2.175 (1.611 concerti e 564 musical) con un calo di circa il 15%. Al sud gli eventi sono stati 550, 578 meno dello scorso anno: un tracollo. Se è vero quanto dichiara il presidente di Assomusica Bellocci che al Sud molti spettacoli sono gratuiti e quindi non conteggiati e che gli spettacoli. come quello di Madonna, avrebbe costi più alti resta l’isolamento, anche in quest’ambito, di una fetta consistente di una parte del Paese rispetto al centro-nord e all’Europa.

Non convince nemmeno la faccenda dei costi troppo alti. Infatti i prezzi in quest’ultimo anno di crisi sono aumentati di poco se non diminuiti e quindi il costo di un biglietto avrebbe dovuto, a parità di profitti, avere lo stesso andamento. Non credo però che il prezzo dei biglietti dei concerti più importanti siano diminuiti. Quindi più profitti alle multinazionali e/o maggiori ingaggi per le star. Fate voi.

Ai grandi eventi ci sono poi una quantità di biglietti gratuiti per ogni genere di rappresentanze (imprenditori, colleghi, giornalisti, politici,…) e amicizie varie che ovviamente vengono scaricati sul prezzo finale.

A proposito di profitti e ingaggi varrebbe la pena capire cosa accade a un numero non marginale di biglietti per i posti migliori che sarebbero sottratti dalla vendita diretta. Secondo quanto scrive Venegoni l’argomento è stato trattato dal Congresso americano discutendo della fusione Live Nation e Ticketmaster. Irving Azoff amministratore di quest’ultima ha dichiarato che <<il 15/20 per cento dei biglietti – la grande maggioranza dei posti migliori – sono regolarmente esclusi dalle vendite al pubblico>> e finirebbero a brokers, siti come eBay e Stubhub, TicketsNow e TicketExchange [3].

Tornando ai costi mi chiedo: quando un concerto si tiene in Italia e riguarda un artista italiano le differenze di costo per la sua organizzazione sono così alte? Non si dice spesso che il costo della vita al sud è più basso così come i salari?

Tornando ai dati forniti può dedurre che più del 15% degli incassi (165 milioni di euro circa) si è concentrato nei primi dieci eventi (0,46% del totale) tutti tra Roma e Milano con l’eccezione di Venezia e Torino per due concerti di Vasco Rossi.

Il concerto con il maggior incasso è stato quello di Madonna al Meazza dello scorso 6 settembre con oltre 4 milioni di euro. Al secondo posto quello di Bruce Springsteen ma con “soli” 2,8 milioni di euro. Sul podio sale anche Vasco Rossi che in graduatoria ha anche altri cinque concerti. Gli altri due sono i due concerti a Milano e Roma di Ligabue.
E’ vero che le medie dicono poco ma tanto per dare un’immagine numerica immediata l’incasso medio per evento è stato di circa 67.000 euro.

Il fatturato totale è risultato in crescita di oltre il 4% e questo perché il costo del biglietto è stato maggiore del 20% circa rispetto al 2007. Un dato che si spiega con la diminuzione del numero di eventi organizzati e con una maggiore concentrazione in favore dei giganti del pop e rock.

Il presidente dell’Associazione ha mostrato poca preoccupazione verso l’aumento del prezzo del biglietto perché la scelta è andata più che mai in direzione dei grandi spettacoli e perché tutto sommato rispetto al resto d’Europa il biglietto costa meno. Quest’ultima affermazione però dovrebbe essere ponderata con redditi inferiori rispetto all’Europa.

A proposito di concfronti continentali sempre il presidente dell’Assomusica ha dichiarato che <<il nostro paese in Europa è l’ultimo per presenze e incassi ai concerti è dietro a Grecia, Portogallo, e tra poco sarà dietro anche alla Turchia e ai Paesi dell’Est. Se le istituzioni ritengono la musica alla base della crescita degli individui, è chiaro che andrebbe sostenuta fin dalle scuole: i bambini andrebbero educati alla musica popolare. Noi siamo i primi in vendita di cellulari e gli ultimi per presenze agli spettacoli: è un dato che fa riflettere>> [2].

Se consideriamo gli incassi per regione la Lombardia occupa il primo posto con 4.881.112 di euro, la Toscana al secondo con oltre 3,2 milioni di euro e terzo il Veneto con 3,1. La classifica non fa giustizia né del Lazio né di Roma in quanto non risultano gli incassi dell’Auditorium. Roma dovrebbe figurare al secondo posto come città dopo Milano.
Ciro Ardiglione

[1] Quelli che nel corso dell’anno hanno assistito almeno una volta ad uno spettacolo
[2] “Madonna stravince per incassi nei concerti in Italia“, www.apcom.net, 19 giugno 2009
[3] Marinella Venegoni”Dove finiscono i biglietti migliori dei concerti che più amiamo“, www.lastampa.it, 10 maggio 2009

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