Venere in pelliccia. Gioco di specchi che mette a nudo l’inconscio

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Un Kammerspiel tutto d’un fiato che mescola insieme arte e vita, indaga sull’intimo rapporto tra opera e suo autore e scava nell’inconscio di quest’ultimo. Ecco come potrebbe essere definito l’ultimo film di Polanski, prova d’attori (due soltanto) e di scrittura davvero notevole: mai un buco nel ritmo e, se la tensione comincia a calare, ecco che il personaggio esce improvvisamente dal ruolo che interpreta per tornare se stesso o per abitare la pelle di un altro personaggio ed un nuovo impulso vitale cattura l’attenzione e ridà vigore e smalto alla pièce rappresentata (il film è interamente girato tra il palcoscenico e il dietro le quinte di un teatro). Insomma, 96 minuti di ironia graffiante, sarcasmo e provocazione allo stato puro.

Ma cominciamo da principio. Un piano sequenza ci introduce, attraverso un desolato viale alberato in un giorno di pioggia, all’interno di un teatro dove si tengono le audizioni per la selezione della protagonista di Venere in pelliccia, un’opera tratta dall’omonimo romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, quello da cui, per intenderci, deriva il termine masochismo. L’autore e regista dello spettacolo (pardon, adattatore) sta per abbandonare il teatro, sconsolato non aver trovato l’attrice giusta per la parte.
Come una sorta di deus ex machina (o, più che altro, di creazione/proiezione della mente o materializzazione di un sogno/incubo), compare però all’improvviso Vanda, in grave ritardo sull’orario previsto e, peraltro, non iscritta nell’elenco delle attrici in lizza per l’audizione, che riesce a convincere Thomas, il regista-adattatore, a darle una possibilità. Attraverso un sottile gioco delle parti, ha così inizio un’indagine serrata sulla nascita della pièce (legata ad una vicenda intima del suo autore), sulle ragioni per cui l’adattamento è stato realizzato e, da ultimo, sull’autore stesso. L’audizione comincia a trasformarsi allora in una specie di seduta psicoanalitica (anche visivamente rappresentata sulla scena: con una singolare fluidità ed una perfetta scelta dei tempi, Vanda si trova all’improvviso seduta su una sedia di fianco al divano sul quale si distende Thomas, esattamente come se i due stessero rispettivamente interpretando il ruolo di una psicanalista e del suo paziente). Ed i rapporti di forza, che vedevano inizialmente in una posizione di decisa supremazia Thomas, cominciano ad orientarsi in senso inverso non appena quest’ultimo si lascia attrarre dalla voluttuosa sensualità di Vanda e dalla sua irresistibile attitudine al “dominio”.

Così, l’idea che originariamente prendeva corpo nel film, quella di arte come mezzo di espressione di sé per il creatore/autore dell’opera stessa, cambia a sua volta pelle (un po’ come gli stessi personaggi) per divenire idea di arte quale strumento di indagine del proprio inconscio, occasione per scavare a fondo dentro di sé e tirar fuori quella parte con cui spesso non si ha il coraggio di confrontarsi, la zona d’ombra racchiusa in ognuno noi che non può essere mostrata in pubblico (il riferimento di Vanda alla fidanzata di Thomas, persona di buona famiglia con cui questi ha normali rapporti sessuali, ma con cui in fondo vorrebbe farci dell’altro, ovviamente non è casuale).

Il gioco prosegue intenso e provocatorio tra scambi di ruoli (con i protagonisti che, come si diceva all’inizio, entrano ed escono continuamente dal personaggio interpretato ed addirittura si scambiano le parti) e continui rivolgimenti di fronte, in un crescendo che sfocia (non può che sfociare) in un finale grottesco.
C’è molto Polanski nel film, dalle citazioni di suoi precedenti lavori (non si può non evocare L’inquilino del terzo piano e Luna di fiele o anche il più recente Carnage, per la struttura e la caustica ironia di fondo che lo caratterizzano) alla presenza in scena della moglie, Emmanuelle Seigner, e di un alter ego piuttosto riconoscibile come tale, magistralmente interpretato da Mathieu Amalric.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: La Vénus à la fourrure – Genere: Commedia/Drammatico – Origine/Anno: Francia/2013 – Regia:  Roman Polanski – Sceneggiatura: Roman Polanski – Interpreti: Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric – Montaggio: Margot Meynier – Fotografia: Pawel Edelman – Scenografia: Bruno Via – Costumi: Dinah Collin – Musica: Alexandre Desplat

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