Venezuela. Maduro battuto alle elezioni: tramonta anche il chavismo?

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La Mesa de Unidad Democrática (Mud), guidata da Henrique Capriles Radonski e dal segretario Jesús “Chúo” Torrealba con la vittoria alle elezioni ha conquistato la maggioranza dei due terzi dell’Assemblea Nazionale, con 109 deputati, contro i 55 ottenuti dal Grande Polo Patriottico del presidente Nicólas Maduro, insieme ai tre seggi delle circoscrizioni indigene viene raggiunta quota 112.
Non è «una sberla salutare» come la definita, per incoraggiare i suoi, Maduro ma di una pesante sconfitta: i seggi attualmente ne sono 100.

Come è accaduto per l’elezione a presidente dell’Argentina di Mauricio Macri, leader dell’alleanza conservatrice Cambiemos la stragrande maggioranza dei media non aspettava che poter dichiarare finita l’era del chavismo anche se poi diversi analisti spiegano che le cose non andranno proprio così.
Per questa sconfitta del presidente operaio si è fatto di più perché si sono amplificati, con grande fervore, tutti gli errori e le condizioni economiche in cui si trova ora il Venezuela. A questo è stato aggiunto il tema della democrazia assente.

Venezuela Ciudad Bolivar
Venezuela, Ciudad Bolivar. Aspettando la farina. Foto Mario Bertini

A cominciare da quest’ultimo aspetto va detto che nel paese si sono svolte elezioni democratiche continuamente e in maniera regolare le opposizioni, fino a domenica scorsa, avevano subito solo sconfitte. Anzi a quelle nel 2014 furono contestate con incitamento alla violenza e con rivolte che tra febbraio e maggio provocarono 43 morti e più di 800 feriti.
Quello che non si dice è delle forze che continuamente hanno provato a sabotare a vari livelli la presidenza bolivariana, della continuità e contiguità con il passato golpista, dei personaggi collegati alle varie mafie del lavoro, dei rapporti con quei «banchieri fraudolenti, in esilio a Miami e pronti a tornare a casa, che hanno cercato di rovesciare Chavez con un colpo di Stato», della corruzione all’interno della stessa coalizione di destra [1].

La crisi economica e sociale è pesante, ma un ruolo fondamentale lo ha svolto il drastico calo del prezzo del petrolio la risorsa che tiene in piede il paese. Un prezzo a 70/80 dollari a barile avrebbe consentito di mantenere condizioni migliori, ma siamo oramai a 40 dollari.
Con questo non vogliamo dire che non ci siano responsabilità, errori e comportamenti disonesti.
Negli anni del boom si sarebbe potuto provare a far crescere altri settori industriali e l’agricoltura per non essere dipendenti da un’unica fonte. Sicuramente andava gestita in maniera diversa l’abolizione del sistema di cambio così come la politica del “prezzo giusto” che alla fine hanno ingigantito il problema dell’inflazione, oramai ad un tasso del 180% annuo, e della scarsità dei generi alimentari e dell’esplosione del mercato nero nel quale sono coinvolti anche fasce della borghesia bolivariana.
Ma anche qui non va dimenticato che l’attenzione alle fasce più povere non è mai venuta meno tra investimenti nella scuola pubblica, nell’edilizia popolare o nella sanità.

Cosa accadrà ora?
Intanto va precisato che fino al 5 gennaio, quando si insedierà la nuova Assemblea, Maduro ha annunciato una serie di leggi a tutela del lavoro, della proprietà della Antv e An radio dell’Assemblea che verrà consegnata a lavoratori e giornalisti già minacciati e soprattutto dovrebbe ar ratifichera la nomina dei componenti del Tribunal Supremo de Justicia. Quest’ultima impedirebbe facili cambiamenti costituzionali perché le modifiche possono avvenire sue due dei tre poteri dello Stato sono favorevoli.
Nel frattempo la prima cosa che è stata chiesta è un’amnistia e la scarcerazione dei detenuti compreso  Leopoldo Lopez, condannato recentemente a 13 anni di carcere per le violenze del 2014. Evidentemente si vorrà mettere mano a tutto il sistema socialista basato sul controllo statale del mercato e delle produzioni, soprattutto petrolifera, ma l’obbiettivo finale resta quello di cambiare la costituzione per spodestare Maduro. Ma una cultura chavista diffusa e un potere ancora forte nelle mani del presidente non consentiranno un facile cambiamento.
Pasquale Esposito

[1] Mario Lucio Genghini, “Venezuela: Cosa succede dopo le elezioni. Maduro e le opposizioni studiano le prossime mosse”, www.polisblog.it 9 dicembre 2015

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