Venezuela: siamo ad una nuova Siria o ad una nuova Libia?

vista di un barrio a Caracas
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La crisi in Venezuela ha oramai invaso tutti i settori della vita del paese. Un’esplosione vera e propria che riguarda la politica, l’economia e la vita sociale dei venezuelani. In queste situazioni e soprattutto con un vicino ingombrante, gli Stati Uniti, è complicato venirne a capo, sia per chi come la Chiesa sta cercando di mediare, sia per chi, più banalmente, vuole capire.

Oltre alla crisi un altro fatto è certo: le élite delle nazioni più sviluppate e i media più importanti nel mondo non hanno mai digerito l’arrivo nel 1998 di Chávez e del suo “socialismo democratico” e nemmeno delle sue numerose vittorie elettorali, tutte regolarmente certificate da organismi internazionali. Un’opposizione mai, nemmeno lontanamente, messa in atto contro il Messico dove da decenni è in atto una guerra in diverse parti del paese e dove il crimine organizzato pervade molti settori dell’economia e della politica.

La situazione è molto compromessa e sicuramente Nicolás Maduro, Presidente della Repubblica dopo la morte di Chávez dal 2013, dovrebbe trovare il modo per fare un passo indietro.
Oltre alle violente manifestazioni con quasi mille arresti e decine di morti, in Venezuela c’è carenza di cibo nonostante la distribuzione fatta dal governo, molti medicinali sono introvabili e l’assistenza sanitaria è sempre più difficile ottenerla e si muore. L’inflazione è al 700% e l’FMI precede che arrivi al 1600% per fine anno. Le violenze da una parte e dall’altra sono continue non solo a Caracas ma anche in altre aree del Paese.
«Secondo l’Osservatorio venezuelano per la salute, l’82% dei venezuelani vive in povertà e fra loro le donne e i bambini sono particolarmente e dolorosamente vulnerabili nell’attuale situazione di crisi. Recentemente, la ministra della salute ha fatto sapere (dopo tre anni in cui non era stata diffuso alcun dato) che nel 2016 sono morti 11.466 neonati, il che rappresenta un aumento della mortalità infantile del 30,12% rispetto all’anno precedente. Non solo: anche la mortalità materna è cresciuta del 65,79% rispetto all’anno precedente» [1].

La crisi economica è dovuta all’enorme calo dei prezzi delle materie prime, petrolio prima di tutto essendo la maggiore fonte di entrata del bilancio statale, e della domande delle stesse, in particolare dalla Cina. Il calo del valore delle riserve impedisce, poi, un livello di importazioni sufficienti.
L’errore di Chávez prima e Maduro poi è stato quello di non destinare parte di questi proventi per far crescere un tessuto produttivo interno, per un’economia meno petrolio dipendente, creatrice di posti di lavoro e in grado di assicurare entrate alternative per il bilancio dello stato e per quelle politiche redistributive che avevano fatto uscire dalla povertà una fetta importante della popolazione venezuelana.
Il giornalista e scrittore Maurice Lemoine scrive che «in nessun caso questi due fattori [il calo del prezzo del petrolio e l’inefficienza del governo, ndr] possono spiegare da soli la terribile crisi alimentare e le penurie incessanti che, spossando e disorientando ampi settori della popolazione, anche “chavisti”, hanno permesso la vittoria della Mud alle elezioni legislative del dicembre 2015. La situazione è simile a quella degli anni ’70 in Cile: si tratta di una destabilizzazione economica vera e propria, […]. La legge sull’amnistia votata il 29 marzo 2016 dalla nuova maggioranza – e dichiarata incostituzionale dal Tribunale supremo di giustizia (Tsj) il successivo 11 aprile – non indicava forse, tra i delitti e i crimini (auto)amnistiati dall’opposizione, “la speculazione sui cibi e bevande, beni di prima necessità” e “l’accaparramento di cibi e bevande di prima necessità”? Una sorta di confessione» [2].
Un capitolo a parte meriterebbe la politica di Washington. È chiara la volontà di questa e delle precedenti amministrazioni americane di voler isolare internazionalmente il paese. Ed eventualmente favorire la “democrazia” con l’appoggio alle opposizioni.
La giornalista Geraldina Collotti ha più volte chiarito come questo stia avvenendo, anche spingendo la Colombia ad evocare incidenti nello Stato di Tachira, al confine dei due paesi.
Sono stati stanziati fondi «che risultano alla pagina 96 del rapporto sul bilancio del Congresso, Dipartimento di Stato, Operazioni straniere e Programmi annessi degli Stati uniti. Finanziamenti essenziali per acquistare e distribuire armi e il costosissimo equipaggiamento dei “guarimberos” [giovani oppositori ben equipaggiati che usano tecniche di guerriglia urbana, ndr]. Per attrezzare un “pacifico manifestante” serve una cifra pari a oltre 20 salari operai. Il rapporto indica che le risorse Usa mirano a coinvolgere “gruppi nel processo democratico” in Venezuela. […] Molto denaro viene inoltre impiegato per le violente campagne contro le diplomazie all’estero e contro chi dissente dal racconto dominante. […] Già nel 2009, in base a documenti declassificati del Dipartimento di Stato, l’avvocata statunitense Eva Golinger calcolava che il finanziamento del Fondo Nacionale per la Democrazia (Ned) ai gruppi eversivi venezuelani ammontava a 6,4 milioni di dollari. I documenti di Wikileaks hanno rivelato un rapporto del consigliere politico dell’ambasciata Usa a Caraca, Robert Downes, denominato “Cinque punti strategici della squadra di appoggio programmatico dell’Agenzia degli Stati uniti per lo Sviluppo Internazionali (Usaid)”» [3].
Il rischio se non si trova una strada pacifica è di vedere il Venezuela come la Libia o la Siria.
Pasquale Esposito
[1] Sono le parole di Maria Luisa Ungreda, segretaria del Directorio internacional dell’Associacion Damas salesianas (ADS) con sede in Venezuela, in Francesco Peloso, “In Venezuela è crisi umanitaria, mancano cibo e medicine”, https://web.archive.org/web/20180331081034/http://www.lastampa.it/2017/05/20/vaticaninsider/ita/nel-mondo/venezuela-crisi-umanitaria-mancano-cibo-e-medicinali-lYRO3avMpLwPWBUtxEhaBO/pagina.html, 20 maggio 2017
[2] Maurice Lemoine, “Guerra subdola in Ecuador, guerra totale in Venezuela”, Le Monde Diplomatique / il manifesto, maggio 2017, pagg. 20-21
[3] Geraldina Colotti, “Venezuela, l’incubo siriano”, https://ilmanifesto.it/venezuela-lincubo-siriano/, 20 maggio 2017

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